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Reviews - Dperd
:: Dperd - Io Sono Un Errore - (My Kingdom Music - 2010)
Nella mia recensione di Regalerò Il Mio Tempo, primo album dei Dperd, avevo sottolineato come il disco mi fosse piaciuto solo dopo svariati ascolti. Non è da meno questo secondo capitolo che giunge sul mercato dopo un paio d’anni sempre su My Kingdom Music. La musica proposta dai due ex Fear Of The Storm, Carlo Desimone (tastiere, basso, percussioni e chitarra) e Valeria Buono (voce e tastiere), anche questa volta è un caleidoscopio di suoni oscuri che vanno dal dark, al gothic, sino al trip pop. Però, rispetto all’esordio, sembra maggiormente sviluppata la vena dark wave. Quasi un ritorno a quanto proposto con il primo gruppo dei due, che nei primi anni ricucirono a conquistarsi uno status di cult band. Certo non mancano riferimenti a anche a band quali Cranes e This Mortal Coil, ma i Dperd mantengono un senso della melodia tipicamente italiano che ben si sposa con la voce di Valeria. I testi sono ancora una volta in italiano o lingua straniera e, come nel caso della bonus track “democrazia E Dittatura”, la band non le manda a dire, usando un vetriolo tipicamente punk. Ancora un buon lavoro per la coppia che si dimostra una delle realtà più interessanti della scena post dark italica.
Voto: 7/10
g.f.cassatella

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:: Dperd - Kore - (My Kingdom Music - 2013)
Torna su queste pagini il duo siciliano DPERD, e lo fa con “Kore”, disco nuovo di zecca che sin dal titolo è un chiaro riferimento a Persefone, la dea greca della rinascita ma anche la signora degli Inferi e dell’oscurità. E le atmosfere oscure non mancano di certo nelle dieci tracce di “Kore”, costruite secondo il consueto schema che vede il polistrumentista Carlo occuparsi della maggior parte del tappeto sonoro, con il supporto di Valeria alla voce. Non so perché, quando sento parlare di wave con voce femminile non posso non pensare ai CFF e Il Nomade Venerabile seppure, rispetto ai pugliesi, i due siciliani abbraccino con maggiore decisione la frangia dark del suono vellutato figlio degli anni ’80. Se da un lato mi riesce difficile resistere alle tipiche suggestioni noir dell’incipit di “Non è il cielo”, track ben costruita e di indiscussa attrattiva, devo però riconoscere che la formula avrebbe ancora bisogno di qualche modifica per funzionare a pieno regime. Non è tanto il cantato un po’ maudit di Valeria, ma il fatto che alcuni brani siano all’atto pratico poco più che dei filler (è il caso di “Catena cieca”) o piuttosto lo diventino, a causa di una successione che lascia uno spazio ridottissimo ai momenti di respiro, preferendo concentrarsi su una ricerca a senso unico dell’atmosfera ad effetto, una sorta di trapunta di tristezza… eppure i momenti di sicuro interesse non mancano in “Kore”: “Tree song” in qualche modo abbraccia il sound del dark/gothic classico, complice anche il cantato poco convenzionale e le variazioni dal sapore “europeo” (con questo termine mi riferisco anche alle colonne sonore del cinema d’autore del Vecchio Continente); la successiva “Io sono un errore” amplia il raggio d’azione, unendo il genere cantautoriale alla delicatezza degli arpeggi più oscuri; ancora, “Mi riaccenderò” arriva a citare il pathos di Carmen Consoli in un sostrato sbilenco. L’episodio migliore è di certo “Risalgo il buio”, di cui sono sicura guida il ritmo essenziale di batteria e una linea efficace di pianoforte: un brano che finalmente conferisce l’agognata “spinta” all’album, pur posto quasi in coda di tracklist. Un disco che forse è riuscito solo a metà, ma che con altrettanta probabilità necessità di un ascolto dilatato nel tempo per essere apprezzato appieno. Ehi, ma l’ho notato solo io che il monicker della band ricorda tanto quello di una celebre catena di supermercati?
Voto: 7/10
Francesco Faniello

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