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Reviews - Doppia Personalità
:: Doppia Personalità - B.O.D.P. - (Music Force - 2014)
I Doppia Personalità sono un duo triestino composto dai fratelli Giovanni e Tobia Milani, che giunge con questo disco al quinto capitolo della propria discografia. In effetti, dopo un po’ che mi lambiccavo il cervello per capire cosa si nascondeva dietro l’acronimo che ne dà il titolo, ho letto che il dischetto in questione non è altro che una raccolta dei pezzi più rappresentativi della band, quindi… facile! Best Of Doppia Personalità! Misteri e anagrammi a parte, quella che abbiamo tra le mani è un’altra band che sconfina (e non poco) dai territori canonici di Raw & Wild, a partire dalla definizione che offre del proprio genere: polka funk rock. Ok, a parte che la maggior parte di voi avrà avuto a che fare con la polka solo nelle celebri immagini di “Behind The Iron Courtain” in cui Dickinson e soci pagano il giusto tributo alle sonorità esteuropee con una mini-performance in tre quarti, la cosa non può che suggerire una vicinanza stilistica a gente come i Gogol Bordello: per carità, non siamo dinanzi a nulla di così irriverente, né tantomeno vicini a possibili deliri in automobile con “East Infection” che scorre a tutto volume (confesso… sì, l’ho fatto!) ma se c’è una caratteristica che ai Doppia Personalità non manca è quella di far muovere il piedino all’ascolto di pezzi come l’opener “Mrs. Byron”. E poco importa se invece che ai blasonati newyorkesi di cui sopra la band sembra strizzare l’occhiolino a gente tipo Bandabardò e affini, perché il simil-ska un po’ danzereccio e tutto sommato canonico di tracce come “Vittima di lei” lascia volentieri il passo ad episodi come “Maschere”, i cui arpeggi la collocano a metà tra gli AIR, il lirismo alla Renga e certo wave da airplay, o magari “Why”, impreziosita da una voce femminile che si muove su coordinate vicine a quelle della celebre conterranea Elisa. Non mancano ovvi riferimenti ai White Stripes, come nel blues acido e minimale di “Regni nel bluff” (uno degli episodi più riusciti), nonché alle sbilenche atmosfere care ai Darkness And So On della conclusiva “Ogni brivido…”, uno di quegli episodi che mostrano come in Italia si possa fare pop con un gusto ricercato senza per forza aderire tout court ai modelli preconfezionati, guardando piuttosto alla lezione di Marlene Kuntz, Afterhours e delle tante band che anche oggi compongono un sottobosco in fermento. Tirando le somme, “B.O.D.P.” appare come uno spaccato fedele del solco tracciato dai Doppia Personalità, anche se avrei visto bene l’inclusione di qualche estratto live in scaletta, per offrire un’idea di quella che dovrebbe essere la dimensione più congeniale a chi suona questo genere: in ogni caso, sta a voi decidere se dar loro fiducia o meno!
Voto: SV
Francesco Faniello

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