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Reviews - Doomraiser
:: Doomraiser - Erasing The Remembrance - (Blood Rock Records – 2009)
Il precedente album dei Doomraiser, Lords Of Mercy, mi aveva esaltato non poco. Attendevo con ansia, quindi, questo Erasing The Remembrance. In bilico tra curiosità e paura che il nuovo disco non potesse eguagliare l’enorme potenziale del suo predecessore, mi sono apprestato all’ascolto. Superata l’intro “Pachidermic Ritual”, le prime note di “Another Black Day Under The Dead Sun” hanno fugato ogni mio dubbio: i Doomraiser sono tornati, e alla grande! Da un lato il sound del combo è rimasto immutato, ben piantato com’è nella tradizione doom anni 80 e con richiami ai maestri Black Sababth. Però durane l’ascolto la sensazione che questi ragazzi vogliano superare le barriere del genere la si avverte. Quindi qui e là spuntano contaminazioni con generi più affini come lo sludge e\\o lo stoner, e altre con generi più retrò come un certo prog bucolico-orrorifico. Non mancano capatine neanche in ambiti più vicini allo space rock. Ma aldilà di queste lievi innovazioni, quello che sorprende è il miglioramento complessivo della band, in ogni suo membro. Gli apici qualitativi vengono raggiunti a mio avviso nella già citata “Another Black Day Under The Dead Sun” e in “Vanitas”, brani che forse meglio di altri riescono a evidenziare l’attaccamento alla tradizione e la voglia di progredire dei Doomraiser. Encomiabile anche il lavoro svolto dalla Blood Rock che ha curato l’artwork e il packing del cd in ogni minimo dettaglio. I Doomraiser sono tornati più forti di prima, accompagnateli nella loro cavalcata nelle terre desolate del doom!
Voto: 9/10
g.f.cassatella

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:: Doomraiser - Lords Of Mercy - (2Lp – BloodRock Rec. - 2007)
Provocatoriamente sulla copertina del loro ultimo (in tutti i sensi) capolavoro i Reverend Bizarre hanno messo uno sticker con la scritta: Doom metal is death. Avremmo anche potuto cadere nel tranello dei finlandesi, ma fortunatamente in giro ci sono band come i nostrani Doomraiser a ricordarci che così non è. Uscito originariamente nel 2006 su Iron Tyrant, oggi viene riproposto in versione doppio vinile dalla BloodRock Records. I cinque pezzi contenuti nel disco sono da manuale: lenti, oscuri e sofferenti. A quelli che sono i normali canoni del doom i Doomraiser aggiungono un’indole ignorante, alcolizzata e rock and roll. L’album inizia subito forte con “The Age Of Christ”, per continuare con “The Old Man To The Child”, perla di dodici minuti in bilico tra Candlemass e Cathedral. In “Doomraiser” i riff granitici lasciano il posto a soluzioni più “liquide” e dilatate, e la voce di Cynar (nei bassi ricorda Glen Danzing) la fa da padrone dall’alto della propria espressività. Il doom è un genere che si nutre di se stesso e si autocita… quindi non poteva mancare lo zampino (caprino) dei Black Sabbath che puntualmente spunta in “Metamorphosis”. La song posta in chiusura dell’album è la splendida “Doomalcohlocaus”, sicuramente l’apice dell’album! L’edizione in mio possesso contiene anche due bonus track non presenti nella prima edizione del disco: “Dune Messiah” e “Caves, Mountains And Monolith”, due canzoni che rendono imperdibile per ogni amante del doom questo doppio Lp. Il doom non è morto, ma questo lo sapevano anche i Revernd Bizzarre, c’è da scommetterci!
Voto: 8/10
g.f.cassatella

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:: Doomraiser - Mountain Of Madness - (BloodRock Records\\Black Widow Records – 2011)
Parafrasando il Pippone (nel senso di Pippo grande) nazionale, noi di R&W potremmo dire: “li abbiamo scoperti noi!”. Per anni infatti è stato possibile scaricare gratuitamente dalla nostra webzine il primo demo dei Doomreiser. Di acqua oscura ne è passata sotto i ponti, ormai siamo al cospetto di una delle migliori realtà doom a livello internazionale. Questo Mountain Of Death non fa che confermare quanto di buono espresso nel precedente disco, cioè un’ottima mistura di doom e space rock. Anzi le atmosfere brandebouriana richiamate nella splendida copertina, ben si addicono al contenuto dell’album. Se di sabbia si tratta, sicuramente proviene dal pianeta rosso! Nel descrivere il precedente Erasing The Remembrance avevo parlato influenze prog-bucoliche, probabilmente in questa terza opera sono scemate, a favore di un approccio maggiormente “spaziale”. Però MOM può rappresentare l’ideale seconda parte di ETR. Ancora una volta sugli scudi Cynar e la sezione ritmica, mentre BJ è il solito rivenditore di biglietti per le profondità astrali. L’album, che si apre con brano recitato, ci trasporta immediatamente tra le rovine dimenticate di chissà quale civiltà aliena, sofferenze, oscurità e straniamento, queste le emozioni provate durante l’ascolto della titletrack. “Phoenix”, dall’incedere ipnotico, è impreziosita dall’hammond di Francesco Bellani, e ha un sapore seventies. Il sottile confine tra doom e stoner viene varcato con “Re-connect”, mentre a portarcisu lidi più vicini ai Cathedral ci pensa “Vampire Of The Sun”. A chiudere l’album la lisergica e fumosa “Like a Ghost”, ipnotica nel finale con tanto di cantilena astral-demoniaca (a opera di Anna Rita Lombardi e Marta Biancotti). Un disco stupendo, l’ideale colonna sonora per un vecchio libro di fantascienza anni 50-60!
Voto: 9/10
g.f.cassatella

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