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Reviews - Divine Lust
:: Divine Lust - The Bitterest Flavours - (Deadsun Records/Compact Records - 2008)
\"Music and lyrics wise, The Bitterest Flavours is the result of years of artistic maturation and emotional catharsis\" (tratto dalla bio sul sito).
Qualche volta alcune delle migliori cose arrivano proprio da dove meno te le aspetti. Questi Divine Lust sono una band Doom Metal proveniente da Lisbona e che ci tiene a far sapere che non è vero che i paesi latini sono tutto calore e solarità. Basti pensare, del resto, al primo nome che viene in mente sentendo parlare di Metal oscuro proveniente da quella zona d\'Europa, cioè i Moonspell, che però si pongono in maniera diversa da loro nel rappresentare la crepuscolarità inaspettata dell\'animo iberico. Mentre i Moonspell infatti si \"rifanno\" maggiormente al Metal Estremo (perdonatemi la grossolanità) invece i Divine Lust sembrano guardare piuttosto all\'attitudine storica di gruppi come Candlemass (soprattutto nelle chitarre di \"Selling My Soul\"), Trouble e i particolarissimi Black Sabbath dell\'epoca Tony Martin. Questo almeno in linea di massima.
Infatti se ho voluto inserire la line up completa di session guests è stato per precisare che, sopra queste coordinate musicali standard per chiunque voglia suonare questo genere elitario, il gruppo portoghese sperimenta, aggiunge, sottrae, ricama ed evoca in maniera imprevedibile, a volte al limite dell\'Heavy o del Dark Metal di matrice inglese, avvalendosi di meravigliosi tappeti sinfonici, voci femminili, intro narrate e inserti acustici, ma mai abusandone o facendone dei trucchi per coprire pochezza di idee o bravura. Anzi, tutt\'altro. Le melodie dei pezzi sono trascinanti, ispirate, in grado di provocare dei brividi di consapevolezza delle vanità o delle primarietà dell\'esistenza (come esige il Sacro Verbo del Doom Metal, quindi). Dal punto di vista tecnico si tratta di musicisti eccellenti che però preferiscono una più introspettiva \"declinazione interna\" della loro bravura, risultando in grado di arrangiare dei pezzi semplicemente stupendi, sempre vari, che ricordano qua e là anche acts \"collaterali\" come Nevermore (soprattutto nelle ritmiche più potenti), Kamelot, Paradise Lost, Samael e, oserei dire, Sister Of Mercy e Type O Negative (soprattutto nell\'uso delle tastiere, di certi intriganti arpeggi di basso in \"The White Flash\", nel coro gregoriano di \"The Son That Never Was\" e nella sorpresina negli ultimi secondi del disco).
La voce del cantante Filipe Gonçalves, poi, eccelle nel compito di enfatizzare la base strumentale, risultando di fatto varia ed evocativa, attraverso dolci clean vocals, potenti baritonali fra Glen Danzig e Messiah Marcolin a scandire le parti più classicamente \"lente\", nonchè criptici interventi più gloomy e \"black metal oriented\" ben effettati e azzeccati. Si può dire infatti che la voce sia davvero la linea guida attraverso le tracce di questo disco.
I testi, inoltre, sono molto malinconici ma al tempo stesso esprimono una rabbia che mai penseresti possa far coppia con la bellezza delle loro canzoni, cito fra tutti quello di \"Devilish Deliverance\" (In the Night/I feel at home/Now my Queen has gone/Where Darkness is supreme/Thou see my revenge). Tutto il disco poi, dalla magnifica, limpida ed azzeccata produzione allo stupendo artwork, è in realtà un autentico gioiello da collezione, specialmente per chi apprezza il gusto di saper scegliere una forma adatta alla sostanza.
Sarebbe impresa ardua commentare per bene tutte le canzoni, quindi vi rimando senza indugio al loro Myspace per rendervi conto del valore della loro musica.
Concludo dicendo che se amate il Doom classico ma ne apprezzate anche la crescita stilistica fatta bene, quello di conoscere un disco eccellente come questo è un consiglio, anzi, un\'ordine!
WOLVIE


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