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Reviews - Disumana Res
:: Disumana Res - Disumana Res - (Autoprodotto - 2014)
Mi conoscete bene, ormai. Sapete quante volte avrei desiderato disporre di una macchina del tempo, per i più disparati motivi. Ma i viaggi temporali, si sa, non sono immuni da rischi e problemi di ogni sorta: modificare il passato è il grande incubo di qualsiasi fisico si sia spinto sin lì con i suoi studi. A questo va aggiunto come la nostra conoscenza del passato e le nostre griglie interpretative dello stesso siano diretta conseguenza del presente che viviamo giorno dopo giorno, ma forse qui il discorso si fa troppo arzigogolato, deviando dal punto fondamentale. Il punto è che quello che ho tra le mani è il disco omonimo dei Disumana Res. Se non condividete la mia stessa emozione, si vede che vi siete persi qualche pezzettino di Storia; ma giusto qualcuno, vent’anni fa o giù di lì. Stiamo parlando degli anni ‘90 e di una delle band più promettenti della scena avanguardistica nazionale, in un momento in cui l’imperativo era quello di spingere in direzione dell’estremismo sonoro e non certo battere in ritirata verso incarnazioni stilistiche più o meno battute nel passato. “Disumana Res” doveva essere il full length di debutto del trio, e se dovessi definire questo disco in due parole (e sapete quanto la cosa non si adatti alla mia sensibilità…) direi che è un album vero e genuino, senza però perdere quell’aplomb che lo avvicina al capolavoro di genere. Registrato nel lontano 1998 e qui riproposto grazie all’attento mastering di Nicola Manzan (Bologna Violenta), dimostra come certe intuizioni musicali riescono ad apparire attuali anche dopo più di quindici anni dalla loro stesura. Per i profani tra voi, dovrei aggiungere che il trio era dedito ad una personalissima mistura di industrial e modern metal, una formula declinata con l’ausilio di ritmiche di batteria elettronica lancinanti e ossessive su cui si stagliavano le multiformi vocals di Angelo, sorrette dalla cronometrica geometria armonica di chitarra e basso. In sostanza, il punto di incontro della tradizione industrial/metal di Fear Factory e Pitch Shifter con i pattern lancinanti dei Ministry, il tutto tagliato a dovere dall’aderenza ad una tradizione metal e hardcore che qui detta la linea, anche e soprattutto a livello attitudinale. Ci addentriamo nei meandri del disco, accolti dal riff percussivo e stoppato di “War on bodies”, per giungere immediatamente alla prima perla del lotto, quella “Still” che procede sofferta fino ad un’apertura melodica degna del miglior Burton C. Bell. Non fatevi ingannare, però: si tratta di una track che non risente di influenze, incastonata com’è tra percussioni ostinate di batteria elettronica e vocals disperate… in breve, Disumana Res senza altri marchi di fabbrica! Si continua con le apocalittiche “Frozen” e “Underkiller”, in cui le chitarre inseguono le evoluzioni dei Voivod del periodo “Negatron”, passando per un’altra punta di diamante della tracklist, quella “Worms” che ha rappresentato il miglior biglietto da visita che la band potesse avere nel corso degli anni, condensato in poco più di tre minuti. Ecco, mi manca solo di scrivere che Al Jourgensen sarebbe fiero delle ritmiche a tamburo battente di “Return to nothingness” e che la conclusiva “Beyond the fall” rilegge la morbosità tipica dei Celtic Frost su un fronte prettamente industriale, e la frittata è fatta. Nel senso che ho citato le sette tracce del lavoro, senza trascurarne una nemmeno per sbaglio, e questo la dice lunga sull’intrinseco valore della release. Non si tratta solo di sciorinare passione per l’archeologia industriale, quanto di constatare come quelle formule siano ancora dannatamente valide, dato che (e questo possiamo affermarlo con il famoso senno del poi) hanno fornito un importante contributo a delineare molti dei sottogeneri di cui possiamo fruire oggi. Tornando al passato e alle griglie interpretative dello stesso, la risposta in questo caso sta tutta in questo dischetto, nero come la pece e plumbeo come gli incubi post-atomici della band: fatelo vostro!
Voto: 9/10
Francesco Faniello

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www.facebook.com/DisumanaRes
disumanares@gmail.com
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