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Reviews - Devil’s Disciples
:: Devil’s Disciples - In The Name Of Hell - (Autoprodotto - 2014)
I Devil’s Disciples sono i figli legittimi di quei Cocaine Cowboys che già su queste pagine avevano stregato il buon Leandro Partenza con il loro approccio thrash/black vicino a quell’oscura galassia di sonorità che diede vita alle forme primigenie di thrash metal (Venom, Misfits, Motorhead e The Exploited, tanto per fare un po’ di nomi). Nel 2014 i fratelli fondatori Ade e Judah tornano “sul luogo del delitto” e grazie all’apporto di E.J. al basso mettono su questi Devil’s Disciples per riprendere il discorso esattamente da dove era stato interrotto. O magari, per dirla con Bruce Campbell in “Army Of Darkness”, per riaprire il libro nero e recitarne le formule più o meno allo stesso modo, a testimonianza dell’approccio fondamentalmente goliardico del trio, che ha in comune con i padri putativi Venom la capacità di non prendersi troppo sul serio e di combinare argomenti scioccanti su un sostrato musicale a tutt’oggi considerato “estremo” sempre e comunque con il sorriso stampato in faccia. Qualcuno obietterà che i tre di Newcastle hanno perso da tempo quella capacità, ma quello che conta è il lascito, e le iniziali “Church Burner” e “Rotten” non deludono affatto su questo versante. Da un certo punto di vista, potremmo definire “In The Name Of Hell” come uno “studio” di Venom in salsa punkeggiante e vicina ai primi Sodom sul versante estremo, e non saremmo troppo lontani dalla realtà, visto anche l’approccio tecnico essenziale e minimalista che richiama da vicino quel filone (in maniera a volte sin troppo ossessiva… i Violentor sono la dimostrazione di come si possa suonare “marci” e diretti anche senza tralasciare un approccio tecnico quadrato e preciso); sembra già abbastanza, ma “Worshippers of The Dying Whore” aggiunge qualcosa di più, con il suo mood vicino ai Celtic Frost e in generale agli inferi visionari tinteggiati da Tom G. Warrior. Altri episodi salienti sono “Lucifer”, incontro tra i Motorhead e i primi Slayer, “School Of The Devil”, che richiama sia nel titolo che nelle melodie la poetica marcia e punkeggiante del buon Cronos, e soprattutto lo stile crooner noir di “The Devil Ain’t Dwells In Hell”, riuscitissimo esperimento di malvagio blues acido alla Danzig/Johnny Cash supportato dalla slide guitar in un effetto straniante che ricorda anche i Ghost, se vogliamo. L’iconografia eccessiva e il face painting fanno il resto, e ora non mi resta che intercettarli dal vivo; per cui… “Klaatu Verata Nikto! Calma, calma! È tutto a posto, ho detto la parola, l’ho detta!”.
Voto: 7/10
Francesco Faniello

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