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Reviews - Desolated
:: Desolated - The End - (BDHW/Soulfood - 2016)
Ok, ve la dico tutta… nel premere il fatidico play su “The End” dei Desolated pensavo sostanzialmente a quanto la Gordeon Music (l’agenzia di management della band in questione) si sia specializzata nell’hardcore europeo di matrice teutonica, come testimoniato da vari promo da me recensiti nel recente passato. Di converso, lo stesso vale per la label BDHW/Soulfood, responsabile della release di “The End”, ma il dato relativo all’agenzia berlinese mi ha colpito in modo particolare, dopo che proprio da quelle parti erano arrivate alcune tra le migliori uscite di retro-rock degli ultimi anni. Del resto, il fatto che io scriva di entrambi i generi (apparentemente, ma solo apparentemente, agli antipodi) non è che l’ennesima testimonianza di versatilità, quindi perché stupirmi? Preconcetto dopo preconcetto, le prime note di “The Beginning” (ovvia scelta di titolo per una traccia in apertura) sparigliano da subito le carte, poiché delle tetre atmosfere post-industriali di gente tipo Peace Of Mind o Jingo De Lunch qui non c’è traccia, e il dubbio mi assale. In effetti, non è che i Desolated provengano da Oltreoceano; piuttosto, si collocano a metà strada tra la plumbea Germania e gli States, proprio in quell’Inghilterra che ha dato i natali alla frangia punk del Vecchio Continente. Va detto come le dieci tracce presenti su “The End” rispecchino in parte questo dualismo, collocate o, se preferite, schiacciate a metà tra due tradizioni musicali di tutto rispetto, quella intimista tipica dell’Europa e quella muscolare che impera (con connotazioni differenti) su entrambe le coste americane (e che domina nell’economia dei Desolated, per inciso): esempio perfetto di una simile “convivenza” è “Numb”, uno degli episodi migliori con il suo riffing caldo e con una linea vocale a metà tra NYHC e Beastie Boys. Da segnalare anche “Withdrawal” e le sue apprezzate derive grindcore, mentre la title track ci riporta alla memoria i Biohazard dotati però di un riffing più consistente, di matrice Anthrax/SOD, per dare un’idea. Il disco scorre così, ordinario e senza sostanziali modifiche ai generi di riferimento, con inevitabili episodi talmente quadrati da risultare un po’ indigesti (come “Relapse”), eppure non si può fare a meno di osservare come quel quid in più potrebbe derivare proprio dalla collocazione geografica del quintetto, che inevitabilmente aggiunge piccole dosi Sabbath-oriented ai pezzi: ne sono esempio la già citata “Numb” e la strumentale “Out Of Luck” (che sarei invece stato curioso di ascoltare con un cantato), nonché il riffing “ostinato” della conclusiva “Psychosis”, anch’essa strumentale. Un po’ poco per far emergere i Desolated dalla media del genere, ma si può sempre ben sperare…
Voto: 6,5/10
Francesco Faniello

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