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Reviews - Der Blutharsch And The Infinite Church Of The Leading Hand
:: Der Blutharsch And The Infinite Church Of The Leading Hand - Der Blutharsch And The Infinite Church O The Landing Hand - (WKN – 2011)
Torna Albin Julius con i suoi Der Blutharsch, da anni non più un semplice progetto parallelo dei The Moon Lay Hidden Beneath A Cloud. A tal proposito, basti vedere la corposa discografia che la band ha accumulato dal 1996 in poi. Così a quasi un anno di distanza dalla pubblicazione del live album, Live In Leiden, ecco un lavoro splendidamente confezionato dall’etichetta personale del leader, la WKN. La qualità, infatti, non si limita ai soli contenuti musicali, ormai ancorati a uno splendido rock psichedelico, inteso nella maniera tradizionale, ma è estesa al packing splendido. Per quanto concerne la musica vera e propria, ormai Albin ha messo da parte quell’estetica nazi-marziale degli esordi, che non poche controversie hanno suscitato negli anni, a favore di un approccio rock-psichedelico, quasi freakettone. Mai dire mai nella vita, ogni cambiamento è possibile. La band, perché ormai di questo si tratta, mette giù un manciata di brani, 11 per la precisione, che ricordano i primi Pink Floyd con delle ruvidezze di matrice Velvet Underground. Detto questo, pur risultando retrò, il disco dal titolo chilometrico non è per nulla stantio. Anzi per gli amanti dei suoni “stonati” questo lavoro sarà una manna (tossica) dal cielo, un vero e proprio viaggio in universi paralleli. Non so quanto coloro che sono impazziti per i primi lavori della band possano apprezzare questo disco, ma è anche vero che di acqua nella bonga ne è passata da quando il suono è mutato, ragion per cui dovrebbe essere stato già stato metabolizzato. Per me questo disco è uno dei migliori del 2011, se non il migliore.
Voto: 9/10
g.f.cassatella

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www.derblutharsch.com
:: Der Blutharsch And The Infinite Church Of The Leading Hand - Joyride - (WKN - 2015)
Fuori dal primo settembre, Joyride segna il ritorno dei Der Blutharsch And The Infinite Church Of The Leading Hand. I cazzettini di tutti i colori presenti sulla copertina del lavoro precedente hanno lasciato lo spazio a un più sobrio disegno, quello che è rimasto immutato è lo spirito fricchettone che ormai da anni caratterizza la band. Chi sognava un ritorno alle sonorità degli inizi probabilmente si è già messo l’anima in pace da tempo, ormai i Der Blutharsch hanno i piedi ben piantati nelle nuvole (di fumo). Forse questo ultimo capitolo è un po’ più oscuro rispetto al suo predecessore, che aveva dalla sua un’indole più tribale e sensuale. A volte sembra che la band vada alla deriva, puro cazzeggio, ma alla lunga Albin Julius ritrova sempre la strada, dettata più dallo spirito che dalla testa. La chitarra diventa quasi una gregaria degli altri strumenti, quelli di matrice elettronica (synth e tastiere), mentre la batteria lascia molte volte spazio alle percussioni. Il risultato di questa combinazione è sicuramente un disco più minimale (ma guai a pensare più diretto) dei suoi recenti predecessori. E che questo lavoro sia più dei precedenti un viaggio lo dimostra la copertina (la band ferma per una pausa sigaretta da qualche parte nello spazio), il titolo (Joyride) e la prima canzone-manifesto: “Drive Me Far”. E lontano i DBATICOTLH ci conducono, senza lasciare briciole per facilitare il ritorno (neanche spore di funghi, non fatevi illusioni). Ancora una volta Albin ci regala un album che non ha pretese se non quelle di contenere dell’ottima musica. Ottima musica, questa volta, da viaggio!
Voto: 8/10
g.f.cassatella

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:: Der Blutharsch And The Infinite Church Of The Leading Hand - Sucht & Ordnung - (WKN - 2016)
I Der Blutharsch And The Infinite Church Of The Leading Hand hanno raggiunto la stessa armonia interiore del barcaiolo dello stornello romano, il quale va controcorrente cantando nel fiume che dà la pace. Il loro corso d\'acqua è lo spazio infinito, e loro lo risalgono come se nulla fosse, fregandosene delle regole del music biz, così, a pochi mesi di distanza dalla pubblicazione di The Wolvennest Sessions e a meno di un anno da quella di Joyride, rieccoli qui con Sucht & Ordnung. L’innocuo e colorato robottino disegnato in copertina non vi tragga in inganno, i Der Blutharsch non giocano neanche questa volta e mandando in stampa tre tracce per le quali non si sforzano manco di dare loro un titolo (almeno nella mia versione promo è così) in cui l’ombra degli Hawkwind è bella e presente. Se il gruppo di “Silver Machine” è la guida spirituale, la direzione verso la quale il barcaiolo Albin Julius voglia remare non è chiara. Probabilmente perché non la conosce manco lui, poiché questo disco non è altro che una space jam in tre movimenti, in cui tutto ha poco senso se non lo si interpreta con la giusta chiave di lettura, cioè la volontà da parte del gruppo di fare quello che cazzo vuole in piena libertà. Non cercate quindi il bandolo della matassa, dal labirinto cosmico messo su dai Der Blutharsch non se ne esce, al massimo ci si lascia trasportare alla deriva, sperando di risvegliarsi nel meno pericoloso dei pianeti. E intanto Albin Julius continua ad andare “contro corente e quanno canta l\'eco s\'arisente, si\' e\' vero fiume che tu dai la pace”.
Voto: 7,5/10
g.f.cassatella

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:: Der Blutharsch And The Infinite Church Of The Leading Hand - The Cosmic Trigger - (WKN – 2013)
Non t’accorgi di quanto aspetti il disco di una band, finché non ce l’hai sulla tua scrivania. Ok, non è una regola sempre valida, ma capita, e quando capita… ti ritrovi a sbavare con il promo tra le mani in attesa di inserirlo nello stereo. Der Blutharsch And The Infinite Church O The Landing Hand è stato uno dei migliori album del recente passato, quindi l’attesa da parte mia del suo successore era spasmodica. Devo ammettere che tutto mi sarei aspettato, tranne quello che ho visto, perché i DB in copertina ne hanno messi di tutti i colori (e di tutte le dimensioni). Però ciò che conta sono i colori e le dimensioni in cui un album come The Cosmic Trigger ti scaraventa, un viaggio che riprende il percorso iniziato sul precedente lavoro (che ha sancito quasi un nuovo inizio per il gruppo). La line up che ha contributo alla pubblicazione di questo gioiello è composta da Lina Baby Doll (Deutsch Nepal), Jörg B., Niko Potocnjak, Marthynna e Albin Sunlight Julius, ma numerosi sono gli ospiti: Didi Kern (Bulbul, Fu*khead), Geoffroy D (Dernière Volonté), Jerry White (Seven That Spells), Mazo Tomez (The Attention), Lloyd James (Naevus), Matt Howden (Sieben), Edward Ka-Spel (Legendary Pink Dots), Dennis Lamb, Patrice L\\\'Amour e Sabaan. Più una comune hippie che una vera e propria band! Magari TCT non piacerà agli amanti della prima incarnazione degli inventori del military pop, ma sarà assai gradito ai cultori delle sonorità space e psichedeliche. Perché TCT è questo, un viaggio ai confini dello spazio in compagnia di strani oggetti tribali e tante, ma tante, droghe.. Non a caso i DB ci informano che l’album per essere gustato al meglio va ascoltato quando si è sotto l’effetto di sostanze chimiche, e se ce lo dicono loro…
Voto: 8,5/10
g.f.cassatella

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:: Der Blutharsch And The Infinite Church Of The Leading Hand - The Wolvennest Sessions - (WKN - 2015)
I promo dei Der Blutharsch And The Infinite Church Of The Leading Hand mi arrivano sempre a sorpresa in anonimi pacchetti. Quando li apro, dentro ci trovo un cd col chilometrico monicker stampigliato su. Questo avviene di norma ogni paio d’anni, per questo ero del tutto impreparato a questo nuova opera, che arriva dopo pochi mesi dalla pubblicazione ufficiale dell’ultimo Joyride. Se a questo si aggiunge la mancanza di note promozionali, si capisce perché questa recensione l’ho dovuta scrivere al “buio”, attaccandomi alle poche informazioni disponibili sul web. Posso immaginare che le tracce finite su The Wolvennest Sessions, risalenti al 2014, siano tre “scarti” non finiti sulla versione finale di Joyride. Prendendo per buona questa teoria, non c’è da meravigliarsi se le canzoni suonino alla stesso modo dell’ultima fatica, cioè con un’attitudine fortemente live, ritualistica e perché no, cazzeggionistica! I Der Blutharsch danno sempre più l’impressione di un gruppo di persone che attaccano gli strumenti e come va va. Un male? No, perché il risultato è sempre eccellente, soprattutto se accompagnato dall’utilizzo di altre sostanze (certo se siete degli amanti degli esordi marziali, allora questa deriva psych non vi piacerà. Anzi non vi piace già da molto). Percussioni tribali, fumi psichedelici e una produzione un po’ più cruda (forse perché sono degli scarti e non delle versioni finite?), il tutto per un disco che appare tra i più pesanti (nel senso di heavy) dell’ultima fase della carriera di Albin Julius e compagni. Non è un lavoro imprescindibile, sia chiaro, però se avete delle smanie da collezionista, allora questi tre canzoni non devono mancare nella vostra discoteca.
Voto: 7/10
g.f.cassatella

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www.derblutharsch.com
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