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Reviews - Deicide
:: Deicide - Till Death Do Us Part - (Earache - 2008)
E ora come lo recensisco ‘sto disco? E sì, perché questo nuovo e attesissimo cd dei Deicide è una patata bollente. La band di Glen Benton ha scritto con i primi due album una pagina indelebile del metal estremo, ha vissuto una fase di stanca nella parte centrale della propria carriera e ha riacceso gli entusiasmi dei fan con Stench Of Redemption. Metto subito in chiaro che le novità stilistiche presenti nel predecessore, e che avevano dato nuova linfa alla band, in questo album non ci sono. Tradotto in soldoni: niente parti melodiche. Il buon Santolla (chitarrista di scuola classic metal) è ancora della partita, ma evidentemente questa volta si è piegato alle esigenze “estreme” della band, mostrandosi un chitarrista versatile. Stabilito che quindi il recente passato è stato accantonato per un ritorno a quello più lontano, resta da stabilire a quale “passato” si è tornato: quello dei due capolavori iniziali o quello della fase interlocutoria? Be’, di certo il disco non è un capolavoro, però non è neanche una schifezza. In una eventuale classifica lo metterei subito dopo i due primi album, a pari merito con Scars Of The Crucifix (fuori graduatoria metterei Stench, mi sembra chiaro che quel disco è stato un capitolo estemporaneo). Entriamo nei dettagli: il disco parte con “The Beginning Of The End”, un’intro oscura. La prima vera canzone è “Till Death Do Us Part” che mette in chiaro che il disco sarà lento (o al più basato su mid tempos), oscuro e cattivo. La voce di Benton è da paura come sempre e il brano scorre su binari quasi doom. “Hate Of All Hatreds” conferma la monolicità dell’album, anche se i ritmi aumentano rispetto alla precedente canzone. “In The Eyes Of God” è la classica song Deicide (rimanere con la testa ferma durante l’ascolto è impossibile), mentre in “Worthless Misery” nel finale compare un assolo melodico…“ Severed Ties”, “Not As Long As We Both Shall Live” e “Angel Of Agony” denotano una certa predilizione per i mid tempos. “Horror In The Halls Of Stone” è il pezzo con maggiore groove dell’album, mentre “The End Of The Beginning” è una semplice outro. Il giudizio lo lascio a voi. Se avete conosciuto, come me, i Deicide nei primi anni 90, questo disco vi dirà poco. Se invece vi siete avvicinati al gruppo nella seconda parte della carriera, sono sicuro che Till Death, vi piacerà. Se invece avete iniziato ad apprezzare Benton & Co. con Stench, allora potreste rimanere scottati. Per me l’album vale 7,5 (mezzo voto in più per motivi sentimentali…), ma come dicevano i miei insegnati: “il ragazzo si accontenta, potrebbe dare di più… molto di più”.

Voto: 7,5/10

g.f.cassatella

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www.deicide.com
www.myspace.com/thestenchofredemption
www.earache.com
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