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Reviews - Deflore
:: Deflore - 2 Degrees Of Separation - (Subsound – 2010)
A suggello dei primi dieci anni di carriera, i romani Deflore pubblicano il terzo lavoro: 2 Degrees Of Separation. Prodotto dalla stessa band presso i Biplano Studio di Roma, missato da Andrea Secchi e masterizzato da Francesco “Fuzzy” Fracassi, 2 Degrees Of Separation continua il percorso intrapreso dal gruppo nei primi due capitoli della propria discografia (Human Indu[B]strial - 2008 e Egodrive – 2008), vale a dire un sound personale e futuristico, che rende i Deflore una mosca bianca nella scena italiana (più attenta a ripercorrere i passi altrui che a intraprendere le rischiose strade dell’originalità). Certo l’assimilazione è difficoltosa, però gran parte del fascino di questo gruppo è rappresentato da questa caratteristica. Per chi non si fosse ancora imbattuto in questa realtà, posso descrivere il sound come un industrial-ambiente-post core-psichelico. Certo la mia definizione significa tutto e niente, ne se sono consapevole. Ma provate voi a rappresentare i Deflore. O meglio, provate a descrive la musica dei Deflore, perché alla fine si tratta di sola musica (le voci sono ridotte all’osso) con la quale i Deflore esprimono emozioni algide e inumane. Curatissimo l’artwork firmato da Francesco “Franz” Filippo e Alessandro Di Gregorio. Gli scenari descritti da Philp Dick nalla propria letteratura non sono tanto lontani, e i Deflore ne sono i menestrelli. Benvenuti nel futuro.
Voto: 8/10
g.f.cassatella

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:: Deflore - Epicentre - (Subsound Records - 2017)
Click, clack! Trick, track, trunk! La ruota dentata dei Deflore con “Epicentre” s’è rimessa in moto dopo qualche anno di inattività. Lo rifà con la stessa precisione disumana del passato. Tecnologia testata, che riprende la migliore tradizione industriale degli anni ottanta e novanta (Killing Joke, Ministry, Front Line Assembley) introducendo, come al solito, elementi psichedelici, dub ed ambient. Niente di nuovo sotto il cielo inquinato di Roma, i Deflore sono tornati a fare quello che sanno fare meglio, ritmi marziali, inumani, claustrofobici, che annichiliscono l’ascoltatore, sbattendolo qua e là, proprio in virtù delle due anime, razionale e spirituale, che contraddistinguono da sempre l’opera del duo (Christian Ceccarelli: Bass, Grooves, Samples and Snyths - Emiliano Di Lodovico: Guitar, Synths and Radio). In particolare, questo album si pone come il primo tassello, quello industrial, di una trilogia sullo spettro elettromagnetico (Spectrum), che vedrà con “Parallel” il capitolo dub e con “Antipode” quello elettronico. Una band multiforme, che ha dovuto scindere il proprio essere per poter esprimere la propria complessità. Probabilmente dovremo aspettare l’ultimo atto del trittico per capire in pieno il valore di questo disco, che comunque si conferma sui livelli eccellenti della produzione passata, evidenziando come la scena italiana alternativa abbia bisogno di realtà così particolari, le uniche che riescano ancora a far sussultare noi vecchi frequentatori dell’underground.
Voto: 7,5/10
g.f.cassatella

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:: Deflore - Human indu[B]strial - (Subsound Records – 2005)
I Deflore sono un sorprendente duo tutto italiano che fa della miscela tra chitarre distorte, claustrofobici beat industrial e atmosfere allucinanti e psichedeliche la propria ragion d’essere. E con questo eccezionale disco d’esordio hanno mostrato di poter combattere ad armi pari contro mostri sacri della scena industrial europea quali i grandissimi Suicide Commando. “Human Indu[b]strial” è un lavoro di una precisione chirurgica impressionante, in cui s’alternano massicci riff di chitarra, che per corposità ricordano i suoni di Meshuggah e Tool, e sample elettronici angoscianti in un loop perpetuo, tali da straziare l’animo dell’ascoltatore e precipitarlo in uno scenario da incubo, quale potrebbe essere quello di un moderno film horror come “Hostel”, o ancor meglio quello del celebre videogioco Doom, in cui il protagonista s’aggira in un oscuro labirinto popolato da mostruose creature aliene. La sensazione di terrore che questa musica ci fa provare è ulteriormente accentuata dal fatto che “Human Indu[b]strial” sia un lavoro completamente strumentale, in cui l’assenza stessa della voce umana rende l’atmosfera ancora più cupa ed alienante. Se a tutto ciò aggiungiamo una produzione fredda, anzi glaciale, il cui merito spetta al mixing effettuato dal maestro Mika Jussila presso i Finnvox Studios di Helsinki, possiamo a ragion veduta affermare di trovarci dinanzi ad un album d’altissimo valore, i cui suono riecheggeranno incessanti nelle vostre orecchie durante lunghe, oscure notti popolate dai vostri peggiori incubi.

Voto: 10

Track list:

1) Emostatico
2) Connect
3) Experiment C-Low
4) More Gods Than Devils
5) Emilionero
6) Lexodub
7) Home
8) Orto D-Ossa
9) S-Zwein
10) La Settima Industria
11) Subsound Corporation

Marco Cramarossa

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