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Reviews - Deep throat
:: Deep throat - Hardcore is suffering... and suffering is life - (Autoprodotto - 2012)
Capita sempre meno spesso di avere a che fare con album prettamente hardcore, e ciò è un male. Specie in casi come i Deep throat, la cui definizione old school/punk rock/r’n’r mi aveva inizialmente tratto in inganno come un pivellino alle prese con il suo primo album dei Misfits. Questo perché, alle prime note di “A door is open” il primo pensiero è stato “Bad Religion!”, per poi realizzare che l’affinità tra il quintetto alessandrino e la band di Greg Graffin è solo parziale. I Deep throat si rifanno infatti a quel prolifico movimento di hardcore americano della seconda metà degli anni ’80 che ha visto negli Youth of Today e nei Gorilla Biscuits i principali alfieri, per non parlare delle successive evoluzioni, Shelter e Better Than A Thousand in primis. L’egida di don Ray Cappo è piacevolmente evidente nelle bordate di “Live life in present” e “Pain versus wisdom”, concepite e suonate con quella convinzione che era facile ritrovare sui palchi a stelle e strisce. Se poi aggiungiamo che i testi dei Deepthroat richiamano quei percorsi di spiritualità orientale a cui la succitata frangia dell’hardcore ci ha abituato, abbiamo la piena coscienza di essere dinanzi ad un prodotto speciale, impreziosito dal formato in picture disc 12” (su un solo lato) e soprattutto dall’intento di coproduzione, a cui concorrono ben quattro realtà dello scenario DIY italiano. I Deepthroat sono questo, ma anche molto altro: i brani in italiano inclusi in “Hardcore is suffering... and suffering is life” faranno la felicità di chi ha amato quella frangia di old school novantiano densa di melodia rappresentata da Alter-Azione e SFC, mentre la title track e “Obstacles” richiamano da vicino i gloriosi Dead Kennedys, con il singer Paolo Merenda che ripercorre le timbriche care al buon Jello Biafra. Su tutto spiccano le featuring di lusso presenti nella conclusiva “The meaning of life” (Mauro Codeluppi e i Raw Power vi dicono qualcosa?), nonché la costanza di una band che riesce a pubblicare il suo quinto album in appena sei anni di attività, con una media invidiabile per gli standard del genere. Una nuova e interessante realtà nel panorama dell’hardcore nostrano, che si aggiunge alla prolifica scena piemontese, e proviene non a caso dalla città che ha dato i natali ai Peggio Punx…
Voto: 8/10
Francesco Faniello

Contact:
www.facebook.com/pages/Deep-Throat/177575282269990
:: Deep throat - Thrashin people, music and thoughts - (fisheye records - 2007)
Deep throat, giovane band di Alessandria composta da: Paul “Snack” alla voce; Giulio “brutal dick” al basso; Edo “Sweet” e Doni “Shimpa” alle chitarre e Matty “Tupatupa” alla batteria.
Ad un anno di distanza dall’ep di esordio \\\"Mosh to the masses\\\", i Deep throat colpiscono con il loro primo full_lenght dal titolo “Thrashin people, music and thoughts” composto da quindici tracce:

Deep throat anthem
Deep and not freak
Personal revenge
Swastinger the pope
Pallaci is dead
Sylvester die paster
We are sons of bonobo biscuits
Livin’ in a burzum society
Rebel without a cause
Mosh to the masses
Jesus saves the D.R.I.
A life in nihilism
Linda, we miss you!
Fight the human race
Milan an hate, police can’t shoot

Interessantissima questa band piemontese che in ben quindici tracce riesce a proporre benissimo un sound che va dall’hardcore al thrash anni ’80. Un bel mix d’effetto decorato dall’irriverenza e dall’ironia di questi giovani musicisti. Le tracce scorrono perfettamente, senza rendere il lavoro dispersivo, i brani sono brevi (il disco dura in tutto una mezz’oretta), ed è esaltante ascoltare a tratti stupendi riff di chitarra che fanno onore al tipico thrash ’80.
L’ironia e l’irriverenza della band, non viene soltanto fuori dai testi, ma anche da come si presenta il packing realizzato con un insieme di fumetti, e nel quale si può intuire anche un riferimento al famosissimo film di Tim Burton “Nightmare before Christmas”.
I testi come già detto prima, sono davvero un punto di forza per questi ragazzi, testi immersi nell’attualità e nella società, cosa che si può riscontrare in brani come: \\\"Fallaci is Dead\\\",\\\"Livin\\\' in Burzum society\\\" oppure \\\"Swastinger the pope\\\".
Ho notato anche, durante l’ascolto del disco, alcune influenze del sound ispirate a gruppi come gli “Offspring”,nel brano “A Life In Nihilism”quindi una sfumatura di punk anni ’90 e nel brano \\\"Swastinger the pope\\\", un po’ Nuclear Assault.
Formidabile l’ultima traccia ispirata ad un film cult anni ’70, il poliziesco “\\\"Milano odia: la polizia non puo\\\' sparare\\\", anche qui si denota davvero l’irriverenza della band e la loro ironia, ma soprattutto l’originalità del brano!
Il disco è ben prodotto anche a livello sonoro e come ho detto prima anche il packing non è da meno.
Un disco da ascoltare indubbiamente!

MaryStarr
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