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Reviews - Death Mechanism
:: Death Mechanism - Demo - (Autoprodotto)
Cosa ho pensato appena ho iniziato ad ascoltare le prime note di questo demo?
Cazzo!!! Sono fottutamente thrash \'80.
Ebbene si ragazzi, per nostra fortuna c\'è ancora gente che riesce a sfornare lavori di questo tipo, la demo è composta da quattro tracce una più rozza e selvaggia dell\'altra.
Subito mi hanno ricordato band come Kreator e Destruction, con chitarre sporche e veloci, ritmi classicamente \'80, voce incazzato alla Mille Petrozza, assoli magnifici.
I brani sono ben strutturati, precisi, non superano mai durate esagerate, basti pensare che il brano più lungo dura solo 4.20, peccato però che ci siano solo quattro brani, il demo dura solo tredici minuti, avrei gradito una scarica di adrenalina molto più lunga, rifacendoci alle durate degli anni \'80 potevano andar bene trentasei minuti.
Sicuramente un album coraggiosissimo, specialmente in questi anni fatti di screcciatine, chitarre super compresse e definite e voci quasi adolescenziali.

Bravi, spero di ascoltare al più presto un nuovo lavoro.
Consigliatissimo a tutti, nostalgici e non.

BF

Contact
Alessandro Pozza
Via Silvio Pellico, 18
37047 San Bonifacio (VR)
pine.p@libero.it
:: Death Mechanism - Mass Slavery - (Jolly Roger Records/Masterpiece – 2010)
Power trio attaccato alla tradizione che più continentale non si può, questi Death Mechanism. Il combo viene da Verona e suona thrash old school legato all’evoluzione della scena teutonica a partire dalla seconda metà degli anni ’80, e alle sue diramazioni più oscure. Insomma, nonostante il logo fuorviante che richiama i Death Angel e il filone thrash americano, siamo dinanzi ad una miscela di Sodom e Coroner con tanto di voce al vetriolo, maligna e penetrante, a opera dell’axeman Pozza. E le cose non avvengono mai a caso, se sul curriculum degli altri due compari Manu e Simone c’è addirittura la partecipazione alla reunion dei Bulldozer. In effetti, la caratteristica immediatamente evidente della band è la perizia tecnica con cui vengono affrontate composizioni che si rifanno a un’epoca storica in cui questa attenzione passava in secondo piano, a favore dell’immediatezza sonora.
I primi quattro brani di “Mass Slavery” sono inediti, mentre i successivi dieci sono tratti da “Human Error Global Terror”, disco autoprodotto uscito nel 2006, e recuperato dalla Jolly Roger con la consueta attenzione alla riproposizione di dischi che hanno girato poco negli anni precendenti.
La title-track “Mass Slavery” ricorda un po’ l’asse Sodom/Kreator di fine eighties, con un impatto e un rifferama che non avrebbe sfigurato tra i solchi di “Agent Orange” o “Terribile Certainty”, e con una serie di vocals torrenziali, senza trascurare la parte centrale mosh ben sorretta dalle ritmiche di batteria. “Extinction” è l’emblema di una violenza iconoclasta senza compromessi, accentuato da uno di quegli assoli che sembrano scritti dalla penna di Tom G. Warrior, mentre la cadenzata “Bloody Business” strizza l’occhio ad accelerazioni death e riff intricati sullo stile di Cannibal Corpse e Carcass.
Ed è proprio ai Carcass che si pensa con l’intro del primo brano tratto dalla precedente autoproduzione, “Anthropic Collapse”, che poi si snoda secondo linee più standardizzate, con chitarre ritmiche a mitragliatrice e batteria molto lineare. In generale, a livello compositivo la seconda parte di “Mass Slavery” appare molto più rozza e legata agli stilemi thrash metal: “Unknown Pathology” offre ampi momenti di respiro con armonie aperte, e “A good Reason to Kill” strizza l’occhio alla Bay Area, con un riff di apertura debitore alla coppia Hanneman/King. Chiusura classica con “Slaughter in the jet-set”, in cui la band appare compatta e diretta, nel pieno stile di una song a fine disco. Che dire, tanto è stato scritto e composto sul thrash metal in generale: giù il cappello a band come i Death Mechanism che sono qui a ricordarci come sia ancora possibile tirar fuori un disco di qualità senza discostarsi da una tradizione così gloriosa.
Voto: 7/10
Francesco Faniello

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www.myspace.com/deathmechanism
:: Death Mechanism - Necrotechnology - (Autoprodotto)
Salta in vista immediatamente una copertina squallida che raffigura una femmina nuda con una maschera antigas (?!?!). Capire cosa vuol significare è difficile ma il contenuto risulta chiaro: thrash/death. I quattro pezzi presenti sul demo si distinguono per le idee molto chiare della band che installa un concentrato di velocità nei brani proposti; analizzando la prima “Unknown Pathology” si comprende sin dalle prime note l’influenza thrash che la band porta con se e nelle seguenti tracce viene fuori lo spirito dei Death Mechanism nello scontro verso la tecnologia. I pezzi scorrono adrenalinicamente ma, il sound della titletrack e di “War Mechanism”, risulta in alcune parti molto somigliante. Possiamo dividere il lavoro in due parti: la prima mette in risalto le idee fresche e la voce che avvolge le tracce di energia particolare e la seconda mostra delle somiglianze, a livello musicale, tra i brani presenti. Comunque in queste quattro tracce le idee non mancano proprio.

Ignis fatuus

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www.deathmechanism.too.it
:: Death Mechanism - Promo 2006 - (Autoprodotto)
La parola thrash, definisce ottimamente il genere intrapreso dalla band. Dopo un intro inutile, senza la benché minima voglia di regalare qualcosa all’ascoltatore, inizia l’album. “Anthropic Collapse” parte veloce e diretta, con la voce di Pozza che si espande prorompente su tutta la traccia. Il suo screaming è profondo. I riff vengono composti rapidi e taglienti, senza lasciare superstiti sulla scia della macchina da guerra fatta partire. Ascoltare “Genuine-Cide”, la quinta traccia, è come imperversare nei brani precedenti, vista l’attitudine della band a muoversi sui ritmi prima citati. “Contaminated Soil” sembrerebbe un brano uscito dalla vena creativa dei Necrodeath, probabilmente per le varie attitudini thrash con note incalzanti. In definitiva la vena creativa arde come una fiamma viva nei Death Mechanism che riescono riff su riff ad attrarre l’ascoltatore, in un album dal sound forte ed incisivo. Un trio da tenere sott’occhio.

Stefano De Vito

Contatti:
www.deathmechanism.altervista.org
pine.p@libero.it
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