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Reviews - Death Angel
:: Death Angel - Killing Season - (Nuclear Blast/Audioglobe - 2008)
Il nuovo anno è iniziato soltanto da un paio di mesi ma per quanto mi riguarda ho già trovato il candidato a miglior Thrash Metal album del 2008. Si, perché questo “Killing Season” dei ritrovati Death Angel è davvero un gran bel disco, come solo nella Bay Area si riesce a fare. Senza dimenticarci dell’ottimo “The Art of Dying” del 2004 che segnava il ritorno dei DA sul mercato discografico dopo lunga assenza, dobbiamo riconoscere la superiorità del prodotto in questione. I nostri si presentano infatti dopo quattro anni con un album che non ha nulla da invidiare ai suoi illustri predecessori, usciti tra la seconda metà degli anni ’80 ed il 1990. Se vi piace il Thrash Bay Area ed il Metal di classe suonato con la giusta perizia tecnica, questo disco vi darà la possibilità di soddisfare tutti i vostri appetiti metallici. Il primo pezzo è “Lord of Hate” che parte con un intro molto suggestivo e sfocia in un delirio thrash di prim’ordine, complici le ottime e personalissime doti vocali di Mark Osegueda (da sempre un marchio di fabbrica per la band americana) e le incisive chitarre di Rob Cavestany e Ted Aguilar. Un concentrato di rabbia e melodia da parte di questi cinque ragazzi che grazie a delle composizioni fresche e dinamiche non ci fanno mancare proprio nulla. Le tracks si susseguono in un continuo crescendo di emozioni, “Sonic Beatdown”, “Carnival Justice”, “Buried Alive” sino ad arrivare a “God vs God” la song forse più “moderna” del disco. L’ottima “Steal the Crown” fa da preludio a l’ultima e più impegnativa “Resurrection Machine”, che con i suoi quasi 7 minuti di durata può essere considerato il pezzo più complesso ed epico dell’album. La band è in ottima forma e dovrebbe calcare i palchi italiani nelle prossime settimane, quindi se passano dalle vostre parti non lasciateveli scappare. Death Angel 2008 una piacevole scoperta/conferma. Buy or Die !!!!!

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Giuseppe (UR)
The Krushers
:: Death Angel - Relentless Retribution - (Nuclear Blast - 2010)
Ritrovarsi tra le mani il nuovo lavoro di una delle proprie band preferite è una delle cose più complicate per un recensore. Si rischia di essere poco oggettivi, lasciandosi così trascinare in elogi sperticati (qualora si ritenga buono il lavoro) o critiche feroci (nel caso ci si senta traditi dalla band). I Death Angel sono probabilmente il mio gruppo thrash preferito, sicuramente la miglior band del genere che io abbia visto dal vivo. Dal loro ritorno sulle scene, pur non avendo mantenuto livelli qualitativi pari a quanto fatto prima dello split (lasciamo perdere poi il discorso di innovazione stilistica intrapreso con Act III e prematuramente interroto), hanno regalato lavori di buona fattura in bilico tra thrash e speed metal. Con Relentless Retribution ora il bilancio di album pubblicati prima e dopo lo scioglimento va in pari, ma questo terzo disco post rinascita forse è il meno entusiasmante. Non so perché, ma questo lavoro è quello che mi ha fatto muovere di meno sulla sedia, pur contendo una marea di riff e cambi di tempo, manca quel quid che ha reso unica la band di Osegueda e Cavestany. Per questo non ho usato a caso il termine entusiasmante, la band sembra che abbia barattato l’entusiasmo con il mestiere (che è sempre di tutto rispetto). Un album in definitiva che non sfigurerà nella vostra collezione thrash, ma che non citerete mai tra i capolavori. Anzi, forse non citerete mai.
Voto: 6,5/10
g.f.cassatella

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:: Death Angel - The Dream Calls for Blood - (Nuclear Blast – 2013)
Ai tempi dei miei primi passi nel vareigato panorama metallico, il thrash era dato per morto da tutti. Troppo ripetitivo e poco cattivo se confrontato al death. Senza poi contare i cambi di sound di chi portava avanti il carro (vedi Metallica, Anthrax e Megadeth). Tra i più morti di tutti c’erano i Death Angel, anche se loro erano finiti per motivi propri, poco prima che la crisi attanagliasse la scena. Cosa sarebbe accaduto ai Death Angel senza il prematuro scioglimento non lo sapremo mai, certo è che anche loro avevano cambiato sostanzialmente il proprio sound. Oggi invece ce li ritroviamo a rifare da quasi un decennio quello che a un certo punto avevano abbandonato, galeotto fu il concerto benefico in favore di Chuck dei Testament. Con The Dream Calls for Blood il numero degli album post-reunion ha superato quello dei lavori pre-split, quindi si può parlare di una band che è tornata insieme sul serio, non per sfruttare l’onda positiva del rinnovato movimento thrash, facendolo con una produzione dignitosa, anche se non in grado di reggere il confronto con quella passata. Il motivo è semplice, i DA degli inizi erano un gruppo che sapeva stupire con il proprio thrash eretico, mentre quello odierno è più convenzionale. Non vi sto dicendo che Dream Call For Blood sia un cattivo album, mentirei se lo affermassi, però ha la pecca di avere sulla copertina (la solita fatta con lo stampino che accompagna tutte le uscite Nuclear Blast) il monicker Death Angel. “Empity” per esempio avrebbe fatto la sua bella figura anche qualche decennio fa, però l’album vive di eccessivi alti e bassi, la cui media è di poco sopra la sufficienza. Ben misero bottino per chi ha fatto la storia del metal (per me restano una delle tre migliori thrash band di sempre). La buona nuova è che comunque DCFB porterà l’Angelo della Morte in tour, la dimensione migliore per questi (ex) enfant prodige di San Francisco.
Voto: 6,5/10

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:: Death Angel - The Evil Divide - (Nuclear Blast - 2016)
Non aspettavo con particolare bramosia il nuovo Death Angel, ma con curiosità sì. Il precedente The Dream Calls for Blood non mi aveva entusiasmato più di tanto, raffreddando in parte il mio entusiasmo di fan. The Evil Divide, mi spiace dirlo, continua in quella direzione, forse anche peggio. Le idee scarseggiano, e stiamo parlando in gruppo che di idee ne aveva a iosa (basti pensare ai primi tre capitoli discografici con questo monicker oppure ai progetti post split Swarm o The Organization), così la band la butta sull’impatto e sulla velocità. Voi direte il thrash è questo, ma se c’è una band che ha dimostrato che il thrash non è solo questo, è proprio quella capeggiata dal duo Osegueda/Cavestany. Ci si può accontentare di un album buonino quando su una copertina (in questo caso con evidenti richiami al Silenzio degli Innocenti) c’è il logo dell’Angelo della Morte? Se poi ci mettete una scelta alquanto bizzarra di appiattire le vocals di Mark (il disco è stato prodotto da Jason Suecof – Trivium e Deicide – e registrato presso gli Audio Hammer Studios), da sempre uno dei trademark dei filippini, ci viene spontaneo domandarci a che gioco stiano giocando gli ex bambini prodigio del metal. Tutto da buttare? No, qualcosina si salva, ma è comunque poco. Mi riferisco alla seconda “Cause For Alarm”, hard core, oppure la più classicamente deathangeliana “Father Of Lies”. Bella anche “Hell To Pay”, che riporta ai selvaggi primi passi del combo. Non mi convince invece l’iniziale “The Moth”, brano che al proprio interno contiene i tanti difetti e i pochi pregi di questo lavoro. Alla fine TED strappa la sufficienza, ma si becca mezzo voto in meno rispetto al suo già non eccezionale predecessore. Perdendo uno 0,5 a disco dove arriveranno i Death Angel?
Voto: 6/10
g.f.cassatella

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