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Reviews - Danzig
:: Danzig - Deth Red Sabaoth - (AFM Records - 2010)
L’Elvis Nero. La Reincarnazione del Re Lucertola. O più semplicemente il padre dell’horror punk, e anche uno dei simboli del metal anni ’90. Quale che sia la categoria a cui si ascrive Glenn Danzig, una cosa è certa: sentirlo tornare a fare quello che sa fare meglio – il rock’n’roll – dopo la parentesi industrial della scorsa decade, non ha prezzo. Non è solo il debutto del singolo “On a Wicked Night” al numero 6 di Billboard: l’atmosfera generale sa molto di ritorno al passato. Un passato che nel caso del buon Glenn assume caratteristiche cangianti a seconda che si parli dei gloriosi inizi della sua carriera solista o addirittura dei Misfits: a questo proposito, va subito osservato che “Deth Red Sabaoth” riprende, a partire dall’iconografia, le atmosfere lugubre dei campioni dell’horror punk, senza contare che la opener “Hammer of the Gods” ha il chiaro sapore di una “Who killed Marilyn?” in salsa lisergica. Senza soluzione di continuità giunge “The Revengeful”, con un riff che più sabbathiano non si può: era stato lo stesso Danzig a citare i quattro di Birmingham, insieme al sacro fuoco del blues, come la base imprescindibile per chiunque voglia affacciarsi al mondo del rock. “Black Candy”, con lo stesso Glenn alla batteria, istituzionalizza quelle atmosfere da B-movie di cui si sentiva da tempo la mancanza, e il già citato singolo “On a Wicked Night” è un vero e proprio omaggio ai Cult degli anni ’80 (non dimentichiamo che Danzig condivide con Astbury la palma di erede di Morrison…). I secchi accordi di Deth Red Moon sono la più classica soundtrack di un ritorno in macchina in pieno tramonto (occhio ai locali aperti fino all’alba…), mentre “Ju Ju Bone” si pone come sintesi tra la tradizione classic rock americana e la scia tracciata dai primi quattro album di questa band. L’ultima parte del disco si snoda tra le atmosfere rarefatte di “Night Star Hel” e l’epica e sofferta chiusura di “Left Hand Rise Above”, la perfetta conclusione per un lavoro che scorre vario e lascia ben sperare per il protrarsi di questa rinascita artistica di Glenn Danzig e soci. Una menzione particolare va anche al ritorno in line-up di Tommy Victor, già mentore dei Prong e alla sua seconda apparizione alla corte del nerboruto singer, e alla presenza di Johnny Kelly dei mai troppo compianti Type 0 Negative. Nota di colore: durante l’ascolto di questo disco, il mio coinquilino mi ha chiesto se si trattasse di Homer Simpson alle prese con il punk rock… lo impalo io o ci pensate voi?
Voto: 9/10
Francesco Faniello

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