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Reviews - Crowbar
:: Crowbar - Odd Fellows Rest - (Metal Mind – 2009)
Che album, signori! Capolavoro assoluto e uno dei dischi più importanti del metal anni 90. Esempio massimo di doom-core, Odd Fellows Rest è il quinto album pubblicato dalla band di Kirk Windstein, primo con l’Acid Bath Sammy Pierre Due alla chitarra, ed è pieno zeppo di classici come l’iniziale “Planets Collide”, stranamente melodica, “Scattered Pieces Lay” e “Behind The Black Horizon”. Per non parlare poi della sofferente “… And Suffer As One” o “1.000 Year Internal War”. Certo non mancano i rimandi all’altra creatura grandiosa di Mr Kirk Windstein, i Down, anche se in questo album il groove perde qualcosa in favore dell’attitudine hard core. Kirk inoltre con la propria voce riesce a esprimere al meglio il dolore contenuto nei testi ricchi di disperazione quotidiana. Non deve neanche stupire il ricorso ad alcuni cori alla Alice In Chains, perché se c’è stata un’altra band che ha “cantato” la disperata solitudine degli anni 90, è stata, appunto, quella di Jerry Cantrell. Ovviamente su tutto incombe l’ombra malefica dei Black Sabbath, a cui viene reso il tributo più esplicito con la title track, a detta di molti la “Planet Caravan” dei Crowbar. Inoltre, questa ristampa a tiratura limitata della Metal Mind contiene la straordinaria cover del classico degli Iron Maiden “Remember Tomorrow” (già presente nella riedizione pubblicata della Spitfire), anche se non appare nella tracklist sul dorso del digipack. Se non possedete quest’album, non sapete cosa vi perdete!
Voto: 9/10
g.f.cassatella

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:: Crowbar - Sonic Excess In Its Purest Form - (Metal Mind – 2009)
Questa volta parto dalla copertina: l’immagine utilizzata per Sonic Excess In Its Purest Form è tanto semplice quanto angosciante. Ti vomita addosso tutto il peso e le paure ataviche della (delle) religione (religioni). Poi c’è la musica, poi ci sono i testi, ma tutto fa capo a quella foto. Il sound doom/sludge/hardcore della band americana ancora una volta travolge e stravolge i padiglioni auricolari dell’incauto ascoltatore. E pur non raggiungendo le vette toccate da Odd Fellows Rest, SEIIPF contiene delle vere e proprie gemme: “Thru the Ashes (I’ve Watched You Burn)”, “Failure to Delay Gratification”, “In Times of Sorrow”. Probabilmente questo disco ha una minore componente hard core e si avvicina, molto di più rispetto ai suoi predecessori, al sound dei Down di Nola, ma questo non significa che la rabbia sia sparita, anzi qui e là nell’album esplode e ti travolge, solo che il più delle volte è soffocata sotto il fango delle paludi della Louisiana. Su tutto poi la straordinaria voce di Kirk Windstein, in questo album accompagnato per l’ultima volta dal chitarrista Sammy Pierre Duet, che con lui aveva creato il capolavoro OFR. Se dopo l’acquisto della ristampa di OFR vi rimane una manciata di euro in tasca, puntate dritto su questa ristampa della Metal Mind…
Voto: 7,5/10
g.f.cassatella

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:: Crowbar - The Serpent Only Lies - (Steamhammer/SPV - 2016)
Non crediate, eh. Non so molto dei Crowbar: ricordo distintamente due dischi, il debut “Obedience Thru Suffering” e “Sonic Excess In Its Purest Form”, album “di mezzo” che pure conteneva una opening track dal titolo emblematico, “Suffering Brings Wisdom”. Eppure, a leggere le note di presentazione del corpulento leader Kirk Windstein, il mio background basta e avanza per capire il nuovo disco “The Serpent Only Lies”. Proprio così: l’undicesimo disco dei Crowbar si presenta come una versione aggiornata dei primi passi della band (avvenuti nella Louisiana di inizio anni ’90) con un occhio alla pesantezza dei lavori successivi, senza dimenticare di essere nel 2016, quindi senza scelte di produzione inutilmente anacronistiche. Il resto, lo sapete tutti: il quartetto sudista è pesante e massiccio per antonomasia – senza per questo risultare mai monolitico, a dispetto di fama ed apparenze – e anche questa volta non tradisce le aspettative, regalandoci un album per aficionados veri, che ha il pregio di vivere di vita propria senza per forza piegarsi ai confronti con la pur prolifica discografia della band. Se l’opener “Falling While Rising” è la consueta colata di lava, tocca a “Plasmic And Pure” mettere le cose in chiaro e presentarsi con un riff memore dei trascorsi di Windstein e Strange nei Down, subito doppiato da una di quelle sagaci variazioni a cui ci avevano abituato i Cathedral di “The Ethereal Mirror”. C’è spazio anche per un richiamo alle radici hardcore dei Crowbar, qui rappresentate dalle accelerazioni di “I Am The Storm”, della title track e di “The Enemy Beside You”, secondo uno schema che ricorda in piccolo l’eclettismo dei primi Type 0 Negative, mentre il caleidoscopio sonoro del combo emerge nei riff taglienti e di classica matrice doom di “On Holy Ground”, raggiungendo l’apice ipnotico su “Song Of The Dunes” e pagando il giusto tributo ai maestri del Sabba Nero sulla conclusiva “As I Heal”. Insieme agli Eyehategod, i Crowbar si confermano ancora una volta i veri menestrelli paludosi del profondo Sud degli States, forti di un disco assolutamente consigliato.
Voto: 7,5/10
Francesco Faniello

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