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Reviews - Crossbones
:: Crossbones - Crossbones - (Jolly Roger Records - 2016)
Come capita spessissimo quando un disco mi è particolarmente caro, il file con la relativa recensione resta a sedimentare per un bel po’ prima di vedere la stesura definitiva. Non è un atteggiamento del tutto professionale, ma a me piace vederla così: in fin dei conti, resto convinto del fatto che sia la musica a dover avere la proverbiale ultima parola, al di là di quanto possano esprimere le opinioni del recensore. Ciò è valido soprattutto nel caso di vere e proprie gemme come questo disco dei Crossbones. uscito originariamente nel 1989 per Dischi Noi e oggi prontamente ristampato dalla Jolly Roger Records, vero e proprio luna park delle emozioni per chi è alla continua ricerca delle origini del metallo di casa nostra. Per la verità, posseggo da tempo una copia in vinile del disco in questione, e quindi non ho dovuto far altro che rispolverarla attraverso questa ristampa per riscoprire quella che era una delle band di punta del class metal tricolore. Il merito? In gran parte da attribuire all’estro dell’axeman Dario Mollo, che negli anni successivi ritroveremo al fianco di mostri sacri come Glenn Hughes e Tony Martin in progetti di tutto rispetto dal punto di vista artistico. Eppure, tutto aveva avuto inizio dalle nove tracce presenti su “Crossbones”, un album che poteva vantare una produzione cristallina e davvero professionale per un’epoca (gli anni ’80 in Italia) dove simili accortezze erano tutt’altro che scontate; se aggiungiamo che all’allora quartetto si aggiungeva per l’occasione un certo Don Airey, allora il quadro di un progetto colossale è ben chiaro, e ciò non fa che aggiungere valore all’operazione di recupero portata avanti dall’etichetta emiliana. Volendo trovare un neo, probabilmente il singer Giorgio Veronesi non si mostrava sempre all’altezza delle partiture da eseguire, ma si tratta di un dettaglio che non inficia la buona fattura del lavoro – e che magari aggiunge quel fascino un po’ vintage alle tracce. A proposito di vinile, converrà qui ragionare secondo il vecchio schema dei “lati” per presentare al meglio il disco: se il lato A può vantare una opener come “Fallen Angel” (con tanto di videoclip annesso), cui facevano da contraltare lo speed/power di “Iron In The Soul” e la scanzonatissima “Rock’n’Roll”, è indubbio come il lato B sia decisamente superiore e presenti i Crossbones nella loro veste migliore. Un caso che sembra più unico che raro, ma vi posso assicurare che di dischi che spiccano il volo nella proverbiale seconda facciata ne ho sentiti un bel po’; a testimonianza di questa tesi troviamo l’epica “The Promised Land”, la barocca “Bad Dreams”, la solenne “Fire”, diretta discendente del periodo di Hughes alla corte di Tony Iommi, e soprattutto “Venom”, uno di quei pezzi perfetti sin dal riff portante, per non parlare del ritornello anthemico e dell’assolo ad opera di un ispiratissimo Mollo. E a proposito di barocchismi, come non soffermarsi su “Winter”, rilettura elettrica ed esecuzione magistrale del classico di Vivaldi, anche se per il gusto odierno può risultare un po’ eccessiva (non a caso, il maestro veneziano vantava lontane origini pomaricane... chi viene da quelle parti sa di cosa parlo). In definitiva, gli aficionados hanno ancora una volta l’occasione di far proprio uno dei capitoli chiave del metal di casa nostra, in vista del ritorno sulle scene della band (con in formazione Mollo e il batterista Ezio Secomandi). Nell’attesa, non c’è nulla di meglio che riscoprire “Crossbones”!
Voto: 8,5/10
Francesco Faniello

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