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Reviews - Crashdiet
:: Crashdiet - Generation Wild - (Frontiers Records-2010)
Terzo album del quintetto svedese dopo l’abbandono del finlandese Olli Twisted, oggi nei Reckless Love a tempo pieno.
Questo progetto musicale non delude le aspettative dei fans sempre più accaniti e giovani, pronti a difendere il loro cantante Simon Cruz, accusato dalla stampa musicale, quella “sopraffina” di essere la brutta copia di uno “showman dai capelli bicolore” e nient’altro.
Tanti, forse troppi i pregiudizi che hanno accompagnato l’artista dopo la tragica dipartita dell’amato Dave Lepard, tant’è che hanno gettato ombre sinistre sull’imminente uscita dell’album considerato hard e non sleaze, quello sleaze portato in auge cinque anni prima.
“Troppo hard rock, troppo cattivo e banale nei testi”, così hanno scritto i critici svedesi.
Evidentemente a loro è sfuggito un piccolo particolare
Il dolore aiuta a crescere, a maturare e a rafforzarsi.
Ed è questo che è successo, decisamente più maturi e consapevoli delle loro capacità musicali hanno voluto rischiare in eccessivi virtuosismi rivelando un enorme tecnica e un “grande cuore”.
Ribellione, disagio e suicidio giovanile non sono temi da trattare superficialmente, loro lo sanno molto bene, basti citare “Rebel” o la controversa “ Generation Wild”, potente, energica, inquietante o la docissima ballata stile hair/pop “Save her” messaggio non poco subliminale in difesa della vita.
Lo sleaze c’è tutto forse anche in abbondanza, ricorda sicuramente i primi lavori dei Def Leppard o” Theatre of Pain “ il miglior disco dei Motley Crue.
La fragilità dell’uomo difronte all’ineluttabilità del destino rimane sempre la stessa, tante domande, ma poche risposte.
In ultimo voglio elogiare lo sforzo di Simon di non essere Dave a tutti i costi, è stato davvero pregievole il suo esordio, sostenendo il peso di un paragone non facile, augurandogli successi sempre superbi.
Voto: 8/10
Antonietta Nardella

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:: Crashdiet - Rest In Sleaze - (Universal Music - 2005)
Incontrastati reucci dello sleaze revaival anni 80”, questi patinati musicisti svedesi hanno lasciato il segno con questo meraviglioso album entrato nella classifica della rivista musicale” Rolling Stone” al 27°posto come migliore disco glam di tutti i tempi, ciò non poteva che essere un bellissimo omaggio al genio musicale di Dave Lepard (David Roberto Hellmann) fondatore e lead singer del gruppo, tragicamente scomparso nel gennaio 2006 a causa di una profonda depressione.
L’album è frutto di un straordinario, duro e intenso lavoro durato sette anni, il tempo che Dave ha impiegato nella ricerca del genere musicale che esprimesse al meglio la sua sensibilità artistica.
Il prodotto racchiude un po’ tutto il glam/sleaze dei più grandi Dai Def Leppard agli Motley crue, ai Twisted Sisters, ai conosciuti e inimitabili Guns ‘n’ Roses.
Anche se Dave non è stato certo un cavallo di razza in doti vocali, egli ha saputo però dare la giusta misura in ogni sua performance, senza rischiare di diventare la fotocopia di qualcun altro.
Come non dimenticare lo screaming finale di “Queen Obscene” forse la migliore traccia, oppure l’energica, rabbiosa e violenta “Riot in everyone” dedicata ad una generazione giovanile sempre più perduta e spaventata del futuro.
Anche “Breakin’ the Chainz” merita moltissimo, inno alla libertà dalle convenzioni sociali o la bellissima “Back on Trakk” un’agrodolce rivincita su un amore sbagliato.
Tutto questo è stato possibile grazie anche al contributo di un grande professionista, Martin Sweet (chitarra solista), artefice di melodie malinconiche, crepuscolari, ma nello stesso tempo pulsanti e adrenaliniche.
Al di là della stima che ho per il compianto Dave, questo prezioso cd si presta all’ascolto anche dei più scettici.
Voto: 9/10
Antonietta Nardella

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www.crashdiet.org
:: Crashdiet - Unttractive Revolution - (UniversalMusic - 2007)
Orfani del vocalist e songwriter Dave Lepard morto suicida nel 2006, i Crashdiet sono ritornati per continuare quello che il compianto cantante ha lasciato in sospeso ai suoi ammiratori.
Il prodotto però non è stato delle più rosee aspettative, la voce del nuovo leader Olli Twisted non è stata all’altezza dei fasti del precedente album “Rest in Sleaze”.
Una performace sicuramente matura, ma meno emotiva del suo predecessore, seppur meno perfetta, probabilmente perché la voce di Olli richiama quella sensuale e calda di Vince Neil agli esordi che poco si adatta al genere sleaze suonato dal gruppo dove le prestazioni vocali avevano maggiori imperfezioni e un potente screaming.
Musicalmente, le novità scarseggiano, l’energia manca a tratti la ritmica sembra essere ripetitiva.
Neanche le tracce “I don’t care” e “Alone” che vantano la collaborazione di Mick Mars riescono a garantire un sound superbo e adrenalinico, diversi incisi poi, non riescono ad entrare in testa.
Peter London , il bassista ha deluso, per quanto sia un genio, questa volta non è riuscito a riciclare se stesso, infatti lo strumento è davvero inesistente.
Tutto pesa sulle spalle del povero Martin Sweet (chitarra solista) che ha fatto tutto ciò che poteva fare, non rimarcando purtroppo le sue pregievoli doti artistiche.
Non è stato certo un lodevole ritorno, lo sforzo è stato insipido e troppo “pop”, Dave non sarebbe stato di certo contento, ma si sa il dolore indurisce i cuori.
Voto: 6/10
Antonietta Nardella

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