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Reviews - Corvus Stone
:: Corvus Stone - Corvus Stone - (Melodic Rock Revolution – 2012)
Ammetto che aspettavo con una certa trepidazione l’esordio dei Corvus Stone. Un po’ perché nella line up della band c’è il mio amico Pasi Koivu e un po’ perché il gruppo ha saputo far crescere sapientemente la curiosità sui social network. Ora che mi ritrovo il prodotto finito tra le mani, devo confessare che le mie aspettative non sono state deluse. La band è nata quasi casualmente con il tastierista finlandese che chiese a Colin Tench (Odin, Bunchakeze, The Minstrel\'s Ghost, Ocean\'s 5, Colin Tench Project ) di suonare la chitarre nel brano “Iron Pillow”. Ai due si unii in un secondo momento il bassista Petry Lemmy Lindstorm (Progeland). La cosa si è ripetuta anche per un secondo brano, “Ice King”, da lì a decidere di mettere su una band vera e propria il passo è stato breve. Quasi alla fine dei lavori ai tre si è unito il batterista Robert Wolff (Raven e Micah), che oggi è da considerare un vero e proprio membro del gruppo. Dal punto di vista musicale l’album si presenta come una folle e corposa (ben 21 pezzi!) raccolta di brani dalle influenze più svariate. Per comodità definirei questo esordio prog, però l’etichetta deve essere presa con le pinze, dato che le composizioni spaziano tra i generi. Di base c’è la solita ironia che ha contra distino i tre dischi solisti del musicista scandinavo, basti pensare a titoli come “Moustaches in Massachusetts”, “Scary Movie”, “JussiPussi” e “The Rusty Wolff Attack”. Altra peculiarità è l’elevato livello di tecnica esecutiva, ma mai autocompiacente (non fosse altro per quella vena di ironia di cui sopra). La gran parte dei brani è strumentale, solo alcuni vedono protagonista il singer Black Carpenter. L’unico difetto è l’elevato numero di pezzi, anche se credo che per i progster più incalliti questo non sia un vero e proprio problema. Ovviamente non può mancare il tributo ai Black Widow (“You’re So Wrong”), vera e propria passione del tastierista (ci siamo conosciuti proprio grazie a questa comune venerazione per gli autori di Sacrifice). Un buon disco, forse un po’ dispersivo, ma che comunque conferma l’ottima vena composti via del buon Pasi.
Voto: 7,5/10
g.f.cassatella

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www.facebook.com/CorvusStone
:: Corvus Stone - Corvus Stone II - (Melodic Rock Revolution – 2014)
Nel 2012 quando ho recensito l’esordio dei Corvus Stone del mio amico Pasi Koivu non avrei mai pensato di vederne il successore. La band era nata per caso, prima una canzone, poi l’altra, perché non mettiamo su una band, ed ecco il disco fuori. Il più delle volte queste storie finiscono là, con l’album che magari diventa di culto per una cerchia di nerd progster. Ed invece il buon Collin Tench è tornato con i suoi due amici vichinghi (il già citato Pasi alle tastiere e Petri Lindstorm al basso) e Robert Wolff (batteria), ed ha sfornato un disco sicuramente superiore al precedente. Se l’esordio era dotato di ottime canzoni, pagava troppo lo scotto, però, alla casualità con cui il progetto era nato. Se incidi un brano oggi, uno domani, poi tiri avanti, è logico che il disco diventa un raccolta più che un vero è proprio album. Corvus Stone II non soffre di questo, è coeso, senza perdere quella varietà che aveva contraddistinto il primo: diventa complicato pensare al singolo brano, qui è l’intera opera ad avere un senso. Tutto fila dall’inizio alla fine in modo lineare. Però, sorpresa delle sorprese, è lo stesso gruppo anglo-finlandese ad ammettere che i brani sono nati in maniera individuale, se non casuale. Senza seguire un filo logico. Come poi siano riusciti ad assembrare il tutto in modo così coerente è tanto misterioso quanto meritevole di plauso. Il prog dei CS resta comunque eccentrico, ai limiti delle leggi scritte e non scritte del genere. Prima di tutto viene confermata la vena ironica, cosa rarissima in un genere che fa dell’autocompiacimento uno dei propri capisaldi. Poi ci sono le influenze musicali, non sempre nobili, che arricchiscono il lavoro. Altra differenza rispetto al primo volume è la presenza delle parti cantate (dietro il microfono si sono susseguiti diversi singer), che nell’esordio erano ridotte all’osso, qui invece sono consistenti, per tanto l’album diventa più appetibile anche a chi mal sopporta i lavori eccessivamente tecnici. Tutto funziona bene, anche l’artwork, allora perché non dovremmo, a questo punto, sperare in un Corvus Stone III?
Ps: In realtà al momento della mia recensione, Unscrewed, il terzo capitolo, è in rampa di lancio. Si tratta solo di attendere…
Voto: 8/10
g.f.cassatella

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