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Reviews - Coil Commemorate Enslave
:: Coil Commemorate Enslave - Agl’Infanti Provido È Il Sonno Eterno - (Autoprodotto - 2008)
Rabbia e disperazione. Cieca e senza apparente via di uscita. I Coil Commemorate Enslave sono un duo composto dalle folli menti di Narcoman e Amnesia; nati nel 2008, presto tirano fuori questo dischetto di debutto contenente 5 tracce. La band descrive il proprio sound come “Invictus Black Metal” e in effetti, dopo una intro arpeggiata, si è subito travolti dalla disumana violenza di “Oscuri Perigli”, una vera e propria invocazione misantropica costruita su disturbate armonie di basso e chitarra, con un cantato che sembra provenire da un qualche dimenticato girone infernale.
Apprezzabile la scelta inconsueta dell’italiano per un genere che è spesso appannaggio di esperimenti linguistici scandinavi, quando non conformato al trend anglofono; tuttavia, leggendo il lyrics sheet interno, tale scelta è subito ricondotta alla carica di significati presenti nei testi, che fanno di “Agl’infanti provido è il sonno eterno” un vero e proprio concept sul pessimismo dell’umana stirpe. A tratti, è possibile mettere in parallelo le scelte della band con quelle degli immensi Contropotere, a cui sono collegabili a doppio filo per la disperazione che emerge dalle linee vocali, per l’intensità lirica e soprattutto per una certa attitudine “core” che rende il suono della band lontano da quegli stereotipi che la fanno da padrone nel genere. Le armonie sono secche ed essenziali, pur non mancando di un fascino perverso, specie negli inserti acustici. Ed è proprio su queste sezioni che consiglierei di orientare la futura evoluzione sonora del gruppo, che paga un po’ lo scotto dell’inesperienza sulle parti più veloci ma non è privo di un marchio riconoscibile in quelle più lente.
La cadenzata “D’ogni dolor la morte risana” presenta interessanti cambi di tempo che ne sottolineano in modo efficace le liriche, ben curate e ossessive al punto giusto. C’è spazio per uno strumentale prima della title-track, una ballata evocativa in cui la “poetica” della band è espressa nel modo migliore… lo so, sembra un manuale di storia della letteratura. Ma posso assicurarvi che se Giacomo Leopardi fosse vissuto nei nostri affannosi tempi, militerebbe nei Coil Commemorate Enslave!
Voto: 7/10
Francesco Faniello

Contact:
www.myspace.com/coilcommemorateenslave
:: Coil Commemorate Enslave - L’Infinita Vanità Del Tutto - (Autoprodotto - 2014)
Tornano i Coil Commemorate Enslave, vecchia conoscenza di queste pagine virtuali sin dai tempi del demo di debutto “Agl’Infanti Provido È Il Sonno Eterno”. Intanto, di cose ne sono successe: il duo si è trasformato in un trio con l’aggiunta di The Scar alla voce, e soprattutto è giunto ad un nuovo e importante capitolo della propria evoluzione sonora con questo full length “L’Infinita Vanità Del Tutto”, per ora uscito come autoproduzione in attesa dell’imminente ristampa con la Aeternitas Tenebrarum Music Foundation, in conseguenza del freschissimo deal con la label tricolore. Il salto di qualità è evidente, grazie ad una scelta stilistica di ampio respiro che accanto al black metal duro e puro degli esordi inserisce elementi di sicura efficacia come il riffing “aperto” dal sapore thrash alternato ad una serie di arpeggi di chitarra pulita e miscelato con sonorità che ricordano da vicino il buon vecchio hardcore italiano di scuola torinese, quello più plumbeo e adatto alle atmosfere noir da sempre appannaggio della band. Sette le tracce propriamente dette, a cui va aggiunta l’inquietante introduzione redatta in collaborazione con il malatissimo progetto E Aktion e il finale costituito dalla narrazione del canto leopardiano “A Se Stesso” ad opera di Valter Zanardi, cui fa seguito una coda liquefatta di chitarra che emerge come traccia fantasma. La scelta del summenzionato canto non è affatto casuale, in quanto gli intenti testuali della band sono direttamente collegati all’opera del bardo di Recanati, come già avevamo avuto occasione di osservare nella precedente release: un’operazione di ricerca di sicuro interesse, che passa dalla citazione alla produzione personale secondo uno stile che ricorda alla lontana le scelte operate dai Theatre Of Tragedy agli esordi – loro erano alle prese con l’Early Modern English, mentre i Coil Commemorate Enslave pagano il giusto tributo ad una versione ben più recente della lingua italiana, per quanto tristemente indirizzata verso l’oblio dal progressivo impoverimento frutto della modernità… Dal punto di vista musicale, il tutto è condito da importanti riferimenti al migliore black anni ‘90 (su tutti i Darkthrone, seguiti a ruota da Naglfar e Ophidian) in un parossismo straziante che spesso e volentieri abbraccia le ritmiche serrate del crust, ricordando da vicino anche il Paul Chain di “Ash”, uno dei punti di riferimento del combo, a livello attitudinale. Tra le punte di diamante di “L’Infinita Vanità Del Tutto” citerei di sicuro “Amarissima allor la ricordanza”, con la sua coda “core”, “Mia Lacrimata Speme”, delimitata da ritmiche efficaci, “C.C.E. parte II”, caratterizzata da un’evoluzione in ¾ con le chitarre che creano contestualmente un disturbante tappeto, e la sferzante “Amore E Morte”, epicissima e rabbiosa. Ecco quello che è fondamentale nell’economia della band: l’equilibrio tra la forma canzone (?) e gli intenti morbosi convogliati dalle atmosfere e dalle liriche, con un mood decadente che aleggia su tutto il lavoro. E a proposito di decadente… non perdetevi la copertina: ogni volta che passo da quelle parti in treno, non posso fare a meno di pensarci!
Voto: 8/10
Francesco Faniello

Contact
coilcommemorateenslave.weebly.com
www.facebook.com/coilcommemorateenslave
:: Coil Commemorate Enslave - Maxima Moralia Sovraumanità - (Land Of Fog Records - 2015)
I Coil Commemorate Enslave sono tra le band di casa di queste pagine virtuali, seguiti di pari passo dal sottoscritto sin dal primissimo demo, passando ovviamente per il debut full length “L’infinita Vanità Del Tutto” uscito nel 2014. A stretto giro di posta del precedente lavoro, eccoci dunque ad occuparci della nuova release dei black metallers lucani, l’EP “Maxima Moralia Sovraumanità” che costituisce un passo in avanti verso il loro personalissimo viaggio nel nichilismo musicale. Se nel precedente disco era stato Giacomo Leopardi il nume tutelare dell’intento concettuale dei Coil Commemorate Enslave (influenzandone immancabilmente i campi semantici di riferimento), per questo EP la band cita nomi di peso come il saggista e filosofo Emil Cioran e il regista Harmony Korine, alfiere del cinema sperimentale e autore del cult “Gummo”. Niente foreste né caproni, dunque, in piena linea con le dichiarazioni di intenti del progetto, che sceglie vie terrificanti e morbose senza ricorrere al grand guignol che è spesso di casa su questi lidi musicali. Un parossismo e una scelta sonora che incorpora elementi noise ma anche derivanti dalla tradizione DIY dell’hardcore/punk, come testimonia la scelta di determinati suoni di chitarra e di batteria, secchi, essenziali e dritti al punto. Confermato ancora una volta il cantato in italiano – scelta della lingua e ricercatezza testuale sono ormai due marchi di fabbrica del combo – l’essenza di questo “Maxima Moralia Sovraumanità” si percepisce sin dal disturbante intro tratto dalla pellicola di Korine, a cui è accoppiato un tappeto sonoro a metà tra una banda da funerale dal timbro demartiniano (se non siete mai stati oltre Eboli in una giornata di inverno non potete neanche lontanamente immaginare di cosa stiamo parlando…) e un’oscura aria terribilmente vicina a quanto fatto da Paul Chain negli anni ‘80 (“Armageddon” vi dice niente?). D’altronde, c’è chi vede nel profondo di certi scenari i germi per il doom più lisergico e funereo, chi invece ne abbina la carica evocativa alla tradizione del black metal, creando un connubio infernale come quello qui presente. E i pezzi? Di ottima fattura direi, a partire da “Turbine Tragico”: immaginate un punto di incontro tra gli hardcorers torinesi Frammenti e i Darkthrone per una traccia che è l’esempio di come si possano costruire scenari terrificanti partendo da un rifferama serrato unito a pattern ritmici semplici ed efficaci, il tutto completato dalle urla disperate del singer Tevildo. Le asperità compositive del passato lasciano qui spazio ad un lotto di tracks i cui obiettivi appaiono ancor più chiari e meglio direzionati, come si evince dal decadente strumentale “Her Dancing Eyes”e soprattutto dal folle riff chitarristico sparato a mille che costituisce l’ossatura di “Apologia dell’Orgia”, vera e propria suite in bilico tra melodia e fredda geometria, nonché dalle atmosfere apocalittiche della conclusiva “Il Nulla Senza Tregua”, tra sfuriate black e momenti di asfittico respiro post/hardcore. Sembra proprio che Consalvo e soci abbiano confezionato l’ennesimo biglietto di sola andata per un’apocalisse senza gloria né epicità, per l’irredento orrore della nostra quotidiana “sovraumanità”.
Voto: 8/10
Francesco Faniello

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