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Reviews - Cherry Five
:: Cherry Five - Il Pozzo Dei Giganti - (Black Widow - 2015)
Qualcuno anni fa chiamò il proprio album The Sound Of Perseverance. Quel titolo sarebbe andato bene anche per il secondo long-playing dei Cherry Five. Perché far uscire un disco dopo ben 40 anni non è semplice, soprattutto se in mezzo c’è stata una parentesi gloriosa e griffata come i Goblin. Per chi si fosse perso qualche puntata della saga Cherry Five, riassumiamo velocemente: nati come Oliver, con il nuovo monicker Cherry Five registrano un disco, che però vedrà la luce solo qualche anno dopo tra mille difficoltà. Da lì in poi la carriera del gruppo, o meglio di parte dei membri, continua con il nome Goblin. Il successo planetario di Profondo Rosso ha sancito la morte prematura di CF. Certo in questi anni non sono mancate le ristampe di quel fantomatico disco di metà anni 70, però della band non si sono avute notizie almeno sino all’apparizione al FIM di Genova del 2015. Quel primo sussulto live ha portato alla realizzazione di questo Il Pozzo dei Giganti, che vede impegnati oltre a Tony Tartarini e Carlo Bordini (gli unici due artisti accreditati sull’esordio, a discapito degli scissionisti che diedero vita i Goblin), Ludovico Piccinini (chitarra), Gianluca De Rossi (tastiere) e Pino Sallusti (basso). Come lascia presagire il titolo, ci troviamo innanzi a un concept (o semi-concept) sulla Divina Commedia. I tre brani – “Il Pozzo Dei Giganti (Inferno XXXI)”, “Manfredi (Purgatorio III)” e “Dentro La Cerchia Antica (Paradiso XVI)” – dalla durata che varia dai 24 minuti del primo sino agli 8 dell’ultimo, presentano un gruppo in gran spolvero, capace di rimanere retrò senza risultare però anacronistico e/o manierista. Sugli scudi soprattutto la prestazione dell’ensemble sul brano omonimo, da brividi, che non sfigura al confronto dei classici dell’epoca d’oro del prog nostrano. Però attenzione, chi si aspetta una album con le stesse caratteristiche del predecessore forse resterà deluso, perché IPDG è un disco che una propria dignità: merito va dato ai due membri storici che hanno lasciato ai nuovi arrivati ampio spazio anche in fase compositiva (date un’occhiata ai credits, se non ci credete). Così l’anima YES e ELP che aveva contraddistinto il precedente viene diluita, lasciando spazio a un attitudine più jazzy e moderna. Ed è questo l’elemento vincente perché sarò ripetitivo ma l’opera appare il giusto connubio tra tradizione e contemporaneità, che la rendono il perfetto colpo di coda dell’annata prog 2015. I Cherry Five, grazie alla propria perseveranza, sono usciti, meritatamente, a riveder le stelle!
Voto: 8,5/10
g.f.cassatella

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www.facebook.com/cherryfiveband
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