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Reviews - Caveau
:: Caveau - In - (Alka Record Label - 2014)
L’eterno ritorno, diceva qualcuno. Già, l’eterno ritorno nietzschiano… d’altronde, sulle pagine di Raw & Wild siamo espertissimi in materia, non solo per via delle reunion che spuntano come funghi (solo che lo fanno in tutte le stagioni) ma anche per la capacità di certi generi (il metal, in primis) di citarsi ed autocitarsi all’infinito. Come sempre, lo spazio per gli editoriali non è molto, e allo stesso modo di quanto accade in una tipica puntata dei Simpson mi trovo a saltare di palo in frasca e a presentare il lavoro della presente band, che col metal ha poco da spartire ma condivide di sicuro la capacità di suscitare déjà-vu ad ogni piè sospinto. I Caveau sono pesaresi, sono in quattro e si sono formati in tempi recentissimi (correva l’anno 2013); il fatto che siano legati a doppia mandata con la scena fiorentina può suonare familiare a tutti gli appassionati della saga Steve Sylvester/Death SS, ma torno a dire che qui ci troviamo su lidi leggermente diversi, e la tradizione che andiamo a rievocare è quella della gloriosa wave italiana, con esponenti del calibro di Litfiba e Diaframma. Eh sì, perché il combo guidato da Valentina Clizia sembra aver appreso molto bene la lezione di Federico Fiumani, dosando al meglio molti degli ingredienti disseminati dallo stesso nei primi lavori degli autori di “Siberia”, e riadattandoli (ovviamente) ai giorni nostri sotto l’egida dell’alternative rock. È pur vero che spesso basta ascoltare una band indie/pop con influenze noir per gridare alla citazione colta, ma l’impianto stilistico dei Caveau appare troppo solido per essere frutto di una semplice coincidenza. Ecco che la timbrica della già citata Valentina si colloca a metà tra l’intimismo di Ginevra Di Marco e l’irruenza dei Sick Tamburo (una band a cui i Caveau si accostano anche per la ripetitività ossessiva di molti refrain testuali) e firma la decadente “Nebbia Nera”, ben sottolineata da linee vocali nello stile di Siouxsie e dagli arpeggi figli di quella tradizione. E a proposito di arpeggi, sono proprio loro a caratterizzare il ritmo spezzato di “Non ho sete” (che ricorda addirittura gli A Perfect Circle) e a dare colore ad “A.D.”, proprio lì dove la chitarra di Tiziano Casablanca sciorina un assolo tipicamente new wave che sembra uscito direttamente dalla penna di The Edge… in ogni caso, le citazioni non si fermano qui, e spazio è concesso anche alle aperture rock nello stile di CCCP e CSI di “Anti-Gone” e “Fuggi dall’incubo giallo”, con soluzioni ritmiche che ricordano i Black Sabbath (e perché no, anche i Litfiba della Trilogia) su “John Doe”, per poi lasciar emergere ancora i secchi accordi alla Fiumani sul singolo “Bicchieri rotti” e farsi ossessive su “Entra” e “Revolution”. Assodato il valore di “In”, non mi resta che consigliarvi caldamente di farvi catturare dall’eterno ritorno evocato dalla poesia situazionista dei Caveau…
Voto: 7,5/10
Francesco Faniello

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