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Reviews - Cathedral
:: Cathedral - The Guessing Game - (Nuclear Blast – 2010)
The Guessing Game non è un album. È quanto più vicino ci sia, musicalmente parlando, a una creatura simil Frankenstein. Il dottore pazzo è Lee Dorian, che evidentemente per festeggiare il ventesimo anniversario della sua Cattedrale, si è divertito a creare un puzzle con le proprie influenze musicali. Messo da parte quasi del tutto il doom, il buon Lee ha cucito tra loro le varie influenze del Dorian “maturo”. Quindi poco metal e tanto rock anni 60-70, inteso nel senso più ampio del termine. Folk inglese (non a caso in “Funeral Of Dreams” appare in veste di ospite Alison O’Donnell dei Mellow Candle), psichedelia e prog. Che questi siano gli attuali gusti del musicista inglese, lo si deduce dalle ultime produzioni della sua etichetta, la Rise Above, mentre in modo più o meno timido in passato erano apparse queste influenze nei suoi lavori precedenti (basti pensare, senza andare troppo a ritroso nella discografia della band, a “The Garden” track contenuta nel penultimo The Garden of Unearthly Delights). Oggi l’outing è deciso, ma forse un po’ troppo confusionario. Casualmente (o no?), il mio cammino nel mondo della musica e quello di Lee vanno a pari passo. Anche io ascolto quello che ascolta lui oggi. Poco importa se uno dei pilastri della mia adolescenza sia The Ethereal Mirror, oggi un album come TGG dovrebbe rappresentare per me un manna dal cielo. Però non è così. E qui si torna al Frankestein di prima. La somma delle parti non scatena un effetto sinergico, ma, ahimè, toglie qualcosa. Prendere dei frangenti di per sé grandiosi (che il più delle volte citano Pentagle, primi Jethro Tull, Black Widow, Donovan e tanto Syd Barret, con e senza Pink Floyd) non significa automaticamente avere un gran disco. Anzi qui di idee ce ne sono troppe. Pare più una jam oppure un lavoro, il primo, di una band di ragazzetti che ancora devono trovare una propria linea stilistica. Ed è un peccato, perché mentre sei lì ad assaporare un passaggio piacevole, subito dopo ti trovi ad ascoltare tutt’altro. Non è uno spiazzamento in senso positivo. Non è sorpresa. È più che altro uno strattone. Una spinta. Tutto ciò ridimensiona quanto di buono c’è tra i solchi dell’album. Vedremo se nel prossimo capitolo della band Lee riuscirà a trovare la quadratura del cerchio. Per il momento ci godiamo l’ennesima copertina capolavoro di Dave Patchett e poco altro.
Voto: 6/10
g.f.cassatella

Contact
www.myspace.com/cathedral
www.cathedralcoven.com
www.nuclearblast.de
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