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Reviews - Carneviva
:: Carneviva - EPisodi - (Resisto - 2014)
Vi dico la verità, ero piuttosto scettico al cospetto del cd dei Carneviva. Non certo per la grafica spartana (perfettamente incastonata nell’iconografia post-rock), neanche per l’artwork degno di un protomanuale di anatomia, e nemmeno per il font littoriano/futurista (scelta assolutamente casuale, immagino): la mia perplessità e il mio scetticismo si riferivano alla presentazione della band, all’accostamento della stessa alla “musica alternativa italiana”, un paragone che mi aveva aperto immediatamente tutta una serie di scenari poco rassicuranti, placati unicamente dall’esiguo numero delle tracce presenti. Certo, le etichette sono esaurienti e riduttive allo stesso tempo, e una definizione di presentazione è d’obbligo al giorno d’oggi; per sbrodolare parole su parole c’è sempre tempo, e a quello servono gli scribacchini con la mania degli accostamenti azzardati come il sottoscritto. Quindi, metto da parte le prime impressioni e la diffidenza verso la telegraficità del mondo di oggi, e mi concentro sull’incipit di “EPisodi”… ecco, questo sì che è importante, l’inizio di un disco, e che inizio! “Caro istinto”, la prima traccia, si apre con quegli accordi dissonanti che hanno fatto la felicità sia di Denis D’Amour che di Cristiano Godano, e sono subito bordate secche come non si sentiva da tempo, da quando l’alternativismo in Italia è divenuto unico appannaggio di chitarre acustiche o strumenti della tradizione popolare, rinnegando la semplicità e l’efficacia delle radici punk e di tutta la filosofia che c’era dietro quei vagiti di autoproduzione. Dovrebbero bastare queste parole per fornire la mia personale dichiarazione di intenti, che è sostanzialmente di supporto all’operato di questo trio emiliano nato due anni orsono e fuori ora con questo dischetto. Un lavoro spigoloso, con delle vocals convincenti come quelle dei primi Marlene Kuntz ma con un sostrato strumentale non completamente dedito al noise di Thurston Moore e Kim Gordon come avveniva per gli illustri antesignani piemontesi: a questo proposito, “Primo/vero” gode di quello stile chitarristico diluito e dall’arpeggio facile portato avanti da Geoff Farina dei Karate, unito ad una linea vocale dotata di una sua melodicità in stile Afterhours, il tutto condito dagli immancabili accordi dissonanti che si confermano essere un vero e proprio marchio di fabbrica per i Carneviva. La ricerca armonica dispiegata sin da questi primi due brani dimostra la voglia di guardare lontano e di non fermarsi agli stretti clichés del noise/post derivativo, ma è la loro impressionante affinità con alcune delle migliori realtà underground italiane che furono, come Nuvola Blu e Frammenti, a farmi sobbalzare, conscio di aver dinanzi una band con del potenziale da vendere. Magari ci sono arrivati non per conoscenza diretta, ma il mododi suonare dei tre ha in sé un ampio background generale, e tanto basta, per ora. Il quadro è completato da “Un secondo”, dotata di maggiore carica mainstream (complice anche la durata più vicina alla classica forma canzone) e dalla riflessiva “Origami”, che non manca tuttavia di riservare preziose bordate all’ascoltatore. Non mi fermerei allo stretto minutaggio dell’EP per chiedere di più e attendere i risultati sulla lunga distanza per esprimere un giudizio: questa volta l’urgenza di esprimersi vede privilegiare quei tempi stretti che un tempo erano appannaggio dei 7” indipendenti, ed è per questo che sono pronto ad incensare da subito la band, proprio come avrei fatto per una delle mitiche release del catalogo Wi Confondo. Se queste sono le premesse, non resta che attendersi, pretendere, agognare un full length di un certo spessore…
Voto: 8/10
Francesco Faniello

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www.soundcloud.com/carneviva
www.facebook.com/pages/Carneviva/176325559161060
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