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Reviews - Candlemass
:: Candlemass - Ashes to Ashes - (Nuclear Blast - 2010)
Strepitoso. Incommensurabile. Anzi, strepitosi e incommensurabili. Non nascondo che i Candlemass dal vivo 5 anni orsono all’Alpheus di Roma sono stati uno dei gruppi che più mi ha commosso. Allora ebbi la fortuna di intercettare la band svedese insieme a Messiah Marcolin, ora la storia ha voltato pagina. Robert Lowe è ormai una presenza consolidata dietro il microfono e, a costo di attirarmi le critiche degli integralisti, devo anche aggiungere che si respira aria di freschezza e di rinnovata creatività per i nostri eroi. Questo perché, dopo il comeback oscuro e claustrofobico di “King of the Grey Island”, i Candlemass hanno tirato fuori nel 2009 uno dei dischi più belli di fine decade, “Death Magic Doom”. Proprio con il coraggio di chi sa rinnovarsi ed andare avanti, nella scaletta di “Ashes to Ashes” sono presenti ben tre brani tratti dall’ultima fatica: “If I ever die”, “Hammer of Doom” (ormai un piccolo classico) e l’onirica “The bleeding Baroness”, accanto a estratti dai primi due album della seminale discografia del combo svedese. In particolare, “Samarithan” è resa ancora più profonda e di impatto nella versione attuale, e Lowe non sfigura affatto in brani come “At the Gallows End” e “A Sorcerer’s Pledge”, riuscendo a conferir loro un tocco nuovo e personale, senza essere per questo invasivo o stravolgerne l’essenza. C’è spazio anche per “Emperor of the Void” tratta da “King of the Grey Island”, e per un’inattesa versione di “Kill the King” dei Rainbow, che mostra il lato più scanzonato e ironico di questa band, in grado di non prendersi troppo sul serio – ed è qualità da pochi, di questi tempi… I più puntigliosi lamenteranno l’assenza di brani importanti in scaletta (tutto il periodo fine anni ’80, fino ad arrivare alla criminale – questa sì – esclusione di qualsiasi brano dall’omonimo comeback del 2005 con Messiah), ma è anche vero che il cd è solo la prima parte di una ben più succulenta versione dvd, che servirà senz’altro a placare i palati più esigenti. L’impressione che si ricava dall’ascolto in generale è una resa abbastanza fedele dell’atmosfera live, come testimoniano alcune sbavature, ed è in questa veste che i Candlemass hanno sempre trovato il loro punto di forza, che li riconferma come lontani anni luce dalle tante band confezionate in studio. In definitiva, se “Live” del 1990 resta sull’Olimpo del doom, “Ashes to Ashes” segue a ruota, riuscendo a superare per compattezza e convinzione esecutiva persino l’enciclopedico “Doomed for Live” del 2002, e mostrando una band viva che si affaccia al nuovo decennio conscia del peso del proprio passato ma pronta alla sfida con il presente. Stay depressed, doom on!
Voto: 8,5
Francesco Faniello

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:: Candlemass - Candlemass - (Metal Mind – 2014)
Candlemass doveva essere, ed è in parte lo è stato, il disco che avrebbe dovuto riportare Leif e compagni gli antichi splendori. Un album omonimo, quasi a ribadire il proprio ego. Una copertina bianca, l‘esatto opposto di quella dell’esordio, a voler significare una nuova purezza dopo la sbandata modernista dei due capitoli precedenti, comunque splendidi, Dactylis Glomerata e From the 13th Sun. Però il vero asso nella manica era il ritorno atteso da tutti, quello di Messiah Marcolin, ormai fuori da ben tre lustri. Perché alla fine, nonostante tutti gli avvicendamenti dietro il microfono, il paffuto singer è e sarà il cantante dei Candlemass Le premesse per un successo annunciato c’erano tutte, non fosse altro per il patrocinio della Nuclear Blast. Infatti così è andata, Candlemass resta il disco più venduto tra quelli più recenti, probabilmente anche il più amato dai fan. Ho vissuto sulla mia pelle l’emozione di risentire Marcolin intonare nuovamente il repertorio della sua band più famosa, anche io all’epoca andai in brodo di giuggiole (e code di rospo) per questo disco. Oggi non mi sembra più tutto questo capolavoro, sono altri gli album fondamentali degli svedesi, ma l’omonimo resta un pezzo importante della storia dei padrini del doom epico, perché ha dato a tutti la speranza, anche se effimera, che il giocattolo potesse funzionare nuovamente. Come ho detto il disco è piaciuto e piace, ci sono pezzi molto belli, che valgono i vostri euro, quindi se non l’avete fatto all’epoca, potete comprare oggi questa ristampa della Metal Mind, un bel digipack in tiratura limitata, con tanto di cd dorato. Se poi non avete nulla dei Candlemass, allora dirigetevi altrove, più indietro nel tempo andate, meglio è. Poi tornate a questo album, perché è solo l’ultimo dei canditi di una torta favoloso.
Voto: 7,5/10
g.f.cassatella

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:: Candlemass - Death Magic Doom - (Nuclear Blast – 2009)
Ok, ok. Faccio outing (papà, sta tranquillo): sono un di quelli che ha apprezzato album quali Dactylis Glomerata e From the 13th Sun. Vi dico questo per mettere subito in chiaro che sono la persona meno adatta a recensire un disco dei Candlemass. Se ho amato quelli che dai più vengono considerati i due capitoli nefasti della discografia della band svedese, come posso essere imparziale? Messe le carte in chiaro, mi appresto a recensire il ritorno sulle scene della band doom per antonomasia (i Black Sabbath sono il metal tout court per antonomasia…) e indovinate un po’, l’album mi è piaciuto. Assimilata la voce di Robert Lowe (al secondo album con i Candlemass), che non avrà il carisma di Messiah Marcolin, ma che garantisce maggiore varietà, Leif Edling e soci hanno pensato di giocare subito uno scherzetto ai propri fan: “If I Ever Die”. Questo brano posto in apertura è una delle song più veloci scritte dai Candelmass. Niente paura, subito dopo c’è l’accoppiata “Hammer Of Doom” – “The Bleeding Baroness”, a metter in chiaro che si tratta di un disco al 100% Candelmass. Soprattutto “Hammer Of Doom”, ne sono certo, diventerà un classico della band. Superata la quarta traccia, “Demon Of The Deep”, si arriva al mio pezzo preferito dell’album, “House Of 1000 Voices”, che nei suoi sette minuti e passa riesce a concentrare i diversi momenti della carriera di questa grandiosa band. L’album si trascina poi sulle melodie indovinate di “Dead Angel” e “Clouds Of Dementia”, sino a giungere alla conclusiva “My Funeral Dreams”, altro pezzo forte del disco. Ancora un grande album per i Candlemass, che confermano la propria leadership all’interno del movimento (classic) doom. Correte a compare questo disco!
Voto: 8,5/10
g.f.cassatella

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:: Candlemass - King of The Grey Islands - (Nuclear Blast/Audioglobe)
Dopo la dipartita del sempre iracondo Messiah Marcolin, i Candlemass non si sono persi d’animo e hanno reclutato un grandissimo lead singer nella persona di Robert Lowe dei Solitude Aeternus. Le differenze fra l’album della reunion targato 2005 e il nuovo sono abissali in quanto il “mood” del cantante ha influenzato pesantemente il lavoro di composizione e di stesura dei brani. Mentre con Messiah Marcolin si viaggiava all’interno del doom metal più icastico e ortodosso, con Robert Lowe, d’altro canto, si parte da una base doom per addivenire a un costrutto sonoro che molto deve all’epic e all’hard rock. Naturalmente, voglio farmi capire: “King of The Grey Islands” è un album di terrificante heavy metal allo stato puro. Tuttavia, volevo rimarcare le differenze con il predecessore. I brani sono stupendamente eseguiti da un cantante che ha impostato il proprio registro su tonalità epiche operistiche alla Ronnie James Dio risultando quel “quid” determinante l’assoluta bellezza espressiva di “King of The Grey Islands”… Un album da avere…capito?

Emanuele Gentile
:: Candlemass - Lucifer Rising - (Metal Mind – 2014)
Ufficialmente un Ep, più prosaicamente Lucifer Rising può essere considerato un live album dei Candlemass. Uscito originariamente nel 2008, oggi viene ristampato dalla Metal Mind. Con Robert Lowe, subentrato a Marcolin, i Candlemass avevano già registrato un ottimo album, King of the Grey Islands, lavoro evidentemente in cui non avevano trovato spazio “Lucifer Rising” e “White God”, gli unici brani inediti di questo EP. L’omonimo pezzo non è nulla di entusiasmante, senza infamia e senza lode, non sorprende che non sia finita in King. Più convincente la seconda traccia, un pezzo in stile Candlemass che non potrà non piacervi se amate gli svedesi a prescindere. A fare da spartiacque tra il materiale inedito e il la parte live c’è “Demons Gate”, ovviamente interpretata dal nuovo singer, che non ce ne voglia, è sicuramente inferiore alla versione originale. La parte più succosa alla fine è proprio quel live in Atene 2007 che occupa più di metà disco e che da la possibilità di sentire dal vivo alcuni dei nuovi brani contenuti in King e dall’altra parte delle nuove versioni dei classici in salsa Lowe. Il singer a me piace moltissimo sin dai tempi dei Solitude Aeturnus, ne ho sempre apprezzato le gesta, però devo ammettere che la sua prestazione in questa occasione non mi sembra eccelsa. Meglio su Hour of Despair, il live postumo della sua band originaria (sempre uscito per la Metal Mind e qui recensito). Ora non so se dipenda dal fatto che alla fine questo concerto sia una sorta di bootleg ufficiale, quindi senza magheggi da studio, oppure se incida sul giudizio la mia disabitudine a sentire i classici reinterpretati da un singer che non sia l’originale, però non ritengo questa parte un documento fondamentale, così come tutto l’EP. Tutto sommato Lucifer Risng strappa la sufficienza perché è un album dei Candlemass, e a loro esce bene anche quello che agli altri esce male. Però se proprio non siete alla ricerca di ogni cosa pubblicata dagli svedesi, potete anche dirottare i vostri soldi altrove.
Voto 6/10
g.f.cassatella

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