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Reviews - Cancer Bats
:: Cancer Bats - Bears, Mayors, Scraps & Bones - (Roadrunner - 2010)
canadesi Cancer Bats ritornano con il loro terzo studio album, ennesima riproposizione di un sound che, al di là delle influenze promettenti quanto impegnative dichiarate in varie interviste, quali Pantera, Down, Refused, Entombed, Led Zeppelin o Black Flag, non riesce a distaccarsi nemmeno questa volta dalla pesante ombra degli Everytime I Die, specialmente per il timbro del vocalist Liam Cormier così simile a quello di Keith Buckley degli ETID, sebbene rispetto alle ultime prove del quartetto di Buffalo i Cancer Bats mantengano una pesantezza specifica maggiore.
Siamo dunque nei territori melmosi al confine tra hardcore moderno, metal e southern rock/sludge, un ambito musicale i cui pionieri sono i vari Eyehategod, 16, Corrosion Of Conformity, Crowbar, gli Entombed di “Wolverine Blues”, che ultimamente vede cimentarsi anche fin troppe bands, e dal quale veramente in pochi riescono a emergere e brillare per originalità o capacità compositive.
Rispetto ai padri fondatori sopra citati, e al pari dei loro numi tutelari Everytime I Die, i Cancer Bats hanno un approccio più dinamico e “leggero”, più “commerciale” direi, se non fosse che qui si parla sempre e comunque di chitarroni downtuned, vocals urlate e ritmi serrati.
Uno dei problemi maggiori di quest’album è la sua eccessiva lunghezza: 14 canzoni sono troppe, specialmente quando, a giudizio di chi scrive, manca la scintilla che in questi casi dovrebbe far emergere dalla media almeno un paio di pezzi. Per carità, non si parla di fallimento totale: la veloce e articolata “Fake Gold” ad esempio avrebbe meritato un posto più alto in scaletta anziché essere relegata al numero dieci della tracklist, mentre altri pezzi come “Drive This Stake” o l’opener “Sleep This Away”, dei veri serbatoi di bei riff, o ancora “Dead Wrong” coi suoi coretti accattivanti, avrebbero funzionato meglio con arrangiamenti meno ripetitivi.
Anche la loro versione con heavy guitars della mitica “Sabotage” dei Beastie Boys, posta in chiusura, sebbene piacevole per chi come il sottoscritto ha amato l’originale e avrebbe da sempre voluto ascoltarne una versione più “metallara”, non riesce ad essere molto più che un compitino ben svolto ma fedelmente calligrafico.
Voto: 6/10
Andrea Litti

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www.cancerbats.com
www.myspace.com/cancerbats
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