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Reviews - Burning Witches
:: Burning Witches - Dance With The Devil - (Nuclear Blast - 2020)
“Se tu lo vuoi tu lo sarai una di noi… Winx la mia mano nella tua”… ah no scusate, avendo avute due figlie piccole nell’epoca virtuosa delle famosissime Winx mi sono lasciato trasportare, anche se a dire il vero la copertina di queste coriacee svizzere qualcosa mi ricorda… le Burning Witches però fanno sul serio e non sono cartoni animati, né elementi patinati da prima pagina ma ottime musiciste ed hanno rilasciato un album cangiante e metalloso al punto giusto. A volte un ritorno al passato può rivelarsi come un nuovo approccio moderno per la realizzazione di ottima musica, in questo caso infarcita da stilemi disparati ma rigorosi che attingono energia dalle verniciate di power tedesco con spruzzate d’acciaio di matrice Judas Priest, fino al tocco magico degli Wasp e via discorrendo. Partono con una piccola ma sensuale introduzione strumentale, “The Incantation”, per poi lanciarsi a razzo con “Lucid Nightmare”, tosta e velocemente old school con stacchi thrashy‘n’roll. La title track è ammaliante, melodicamente sessuale, affascinante alla Ratt/Accept. Della traccia “Wings Of Steel” abbiamo parlato nella scorsa recensione del loro EP: priestiana fino al midollo e già questo è un pregio. Signori miei, sentendo la ballatona “Black Magic” veniamo catapultati a fine anni 80 quando gli Wasp fecero uscire quel capolavoro chiamato “The Crimson Idol” (anche se uscito nel 1991, ma il periodo di riferimento è quello). La voce pazzesca, insieme ai riff morbidi e acustici, lascia dolci ferite sulla superficie di ogni cuore metallico. Robuste ed heavy nella più classica delle regole musicali teutoniche, alla Primal Fear per intenderci, sono “Sea Of Lies” e “The Sisters Of Fate”, con il suo ottimo riff circolare iniziale. “Necronomicon” è un mid tempo che si rifà a King Diamond per il suo misterioso intercedere con (sotto)voci soffuse, diabolicamente tormentate. Lucidamente power si autoproclama la dokkeniana “The Final Fight”, mentre “Threefold Return” cavalca tra note luciferine pulite e voci growleggianti in una melodicità funzionale che risulta vincente. La gloriosa epica e finale “Battle Hymn” in cui appaiono come ospiti Ross The Boss (ex chitarrista dei Manowar) e Michael LePond (bassista dei Symphony X) è la cover, non sto a dirvi di chi ovviamente, che conclude degnamente questa prova compatta pulita e peccaminosa. Quest’ultima fatica è supportata da una produzione moderna e spaventosamente perfetta: ogni nota, accordo, voce, giro di basso, rullante, risulta essere nel momento giusto al posto giusto con quel tocco leggero di un diavolo che continua a danzare intorno a noi e a questa proposta musicale incandescente facendoci possedere quella porzione di musica espressa dalle Burning Witches.
Voto: 8/10
Daniele Mugnai

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:: Burning Witches - Wings Of Steel - (Nuclear Blast - 2019)
Le Burning Witches: una band tutta al femminile, composta da svizzere, tedesche, olandesi, quindi una sublimazione di bellezza nell’immaginario collettivo. Queste “tamarrucce”, nel senso positivo del termine, suonano un robusto heavy metal old school di matrice power/speed con qualche spruzzo di fresco avendo dalla loro una produzione cristallina e moderna. La sola inedita di questo brillante EP risulta la title track “Wings Of Steel”, che parte a razzo con un riff serrato ma melodico, un cantato esteso (chi ha detto Judas Priest?) con accenni growl, un assolo al fulmicotone e tecnico al punto giusto grazie anche ad una pulizia generale dei suoni che graffia e sibila l’acciaio martellato dai fabbri del medioevo. Il resto del mini album è una performance dal vivo di cavalli di battaglia tipo “Executed” e “Open Your Mind” passando per “Hexenhammer”, tre brani-testimonianza dell’infuocato live al Wacken. Chissà magari qualche accorgimento in fase post produzione ci sarà vista la perfezione totale del risultato. Belle (non nel senso di Amadeus), brave, schiette, precise, molto metallare e decisamente attuali in un mondo metal sempre più patinato che concreto. Comunque resta un prologo al nuovo album in arrivo a marzo, e se son fiori metallici…spaccheranno, rombando sulla moto/ferraglia di Painkiller.
Voto: 7,5/10
Daniele Mugnai

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