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Reviews - Bullfrog
:: Bullfrog - Beggars & Losers - (Andromeda Relix - 2009)
Arrivano all’agognato, e fatidico, terzo album i veronesi Bullfrog. Attivi dalla prima metà degli anni novanta, i tre affondano le proprie radici nel rock-blues degli anni ‘60 e in quello più robusto degli anni ‘70. In questo senso Beggars & Losers non si discosta molto dai due predecessori, Flower On The Moon (2001) e The Road To Santiago (2003), album fumosi, acidi e cazzuti. Non più dei ragazzini e con un corposo background alle spalle, i Bullfrog, ricchi anche d’un’ottima esperienza a livello live, hanno scritto una raccolta di undici pezzi dal carattere mutevole, ma uniti tra loro dal fil rouge dell’amore per il rock più vero. “Over Again” posto all’inizio è scalda subito il cuore con ritornello ruffiano, “F For Fool” ha un sapore glennhughesiano/purpleiano, così come la seguente “Rocking Ball”. “Detour” è l’anello mancante tra l’hard classico e lo stoner, “On Through The Night” non ha nulla a che fare con l’omonima song dei Leppard, ma ancora una volta si rifà ai Deep Purple. L’album scorre veloce, “Every Sunny Day” è la giusta pausa rilassante, con un pizzico di primo Joe Cocker che non guasta. “One For A Zero” è uno dei brani più cangianti del lotto, uno dei miei preferiti, con vocalizzi alla Uriah Heep. “Keep Me Smile” è una passeggiata sulla West Cost, “Rat Kicking” un rock/blues d’annata. La chiusura spetta a “Easy On My Love” e “Poor Man Cry”, su cui aleggia ancora una volta lo spettro dei DP. B&L è la dimostrazione di come ancora oggi si possa fare hard rock in modo serio e vario, perché se è vero che quasi tutto è stato detto, è anche vero che repetita iuvant, soprattutto in tempi come quelli che viviamo.
Voto: 7,5/10
g.f.cassatella

Contact:
www.bullfrogband.it
www.andromedarelix.com
:: Bullfrog - Clearwater - (Grooveyard Records - 2014)
Dopo bene tre album per la benemerita Andromeda Relix, i Bullfrog sbarcano in America, vero Paese d’elezione del terzetto, su Grooveyard Records. Il power trio veronese continua a macinare hard blues datato e polveroso, lo fa nel migliore dei modi perché i tre non sono gli ultimi bellocci scandinavi infatuati per i seventies, ma persone serie che hanno coltivato la propria passione per le sonorità old fashioned in tempi ben più duri rispetto a quelli odierni (perciò correte subito a procurarvi i loro lavori precedenti). È giusto, quindi, che Zago e compagni finalmente possano raccogliere i frutti di quanto seminato sino ad oggi, facendosi conoscere anche oltre oceano! La musica contenuta in Clearwater certamente renderà l’operazione più semplice, perché, come si diceva ai miei tempi, spacca i culi ai passeri. Gli ZZ Top passati sotto il torchio dei Blue Cheer, dopo aver flirtato coi i Grand Funk e dato un passaggio in moto (stringendosi un po’) ai Free, questo è quello che trasuda dai solchi (digitali) della mia copia promo! A dare una mano sono intervenuti alcuni personaggi già noti ai lettori di R&W: Jimi Barbiani, Nicolò Carozzi (Black Mama), Andrea Ranfa, oltre ai pur validi Fabio Serra (Røsenkreütz), Simone Bistaffa (Tolo Marton Band) e Bruno Marini. “No Salvation”, “Too Bad For Love”, “Monster (Give Me Something Mean)”, “Say Your Prayers”, “Lorraine Lorraine”, scegliete una canzone qualsiasi a caso tra quelle elencate, non sbaglierete di certo! Ma perché accontentarsi se si può avere l’intero album in una stupenda confezione vinyl replica? Perché?
Voto: 8,5/10
g.f.cassatella

Contact
www.bullfrogband.it
www.grooveyardrecords.com
:: Bullfrog - High Flyer - (Grooveyard Records - 2018)
Anche le rane volano. Se poi di loro ci mettono anche il talento, anche le altezze più estreme non sono un traguardo irraggiungibile. E i veronesi Bullfrog di talento ne hanno tanto, e lo dispensano ormai da alcuni decenni sul suolo italico e oltre confine, giungendo persino in America con le loro note. Mi sono occupato dei veneti su queste pagine in occasione dei due album immediatamente precedenti (il terzo e il quarto della loro discografia) e torno a farlo con piacere anche in questo 2019. Polemiche a parte, probabilmente un lavoro come High Flyer, se ben pubblicizzato dall’americana Grooveyard Records, potrebbe sfruttare l’onda lunga del rinato interesse nei confronti di certe sonorità sollevato dal successo dei Greta Van Fleet. Nessuno come i nostri compatrioti meriterebbe una vetrina di lusso, perché non ci troviamo davanti a gente che ha scoperto l’hard rock negli ultimi 5 o 6 anni, ma che lo vive da tempo immemore. Da quando vecchio era sinonimo di sfigato. Diciamocela tutta, puntare il dito contro gli americani, tacciandoli di essere un frutto del mainstream e poi non supportare realtà underground come i Bullfrog, dimostra come gli attacchi a quei ragazzotti sia più una presa di posizione a prescindere (moda) che un atto di amore e difesa nei confronti della purezza del rock. Non avete alibi, High Flyer deve essere vostro, con quel suo suono che trasuda passione e amore da ogni solco digitale e che e ben rappresenta il genere in ogni sua sfaccettatura. L’anthemica “Lola Plays The Blues” richiama i Rush zepeliniani degli inizi, “Losing Time”, così come “Beggars And Losers”, cita direttamente il lavoro di Page e compagni. I Deep Purple fanno capolino con “Dangerous Trails”, mentre l’anima più soft viene fuori con le ballad acustiche “Johnny Left the Village” e “River Of Tears”. Un disco completo e vario, che si diverte a reinterpretare le diverse sfaccettature dell’hard rock, senza mai dare l’impressione di voler ricreare copie perfette degli originali, ma solo piccoli, genuini e sinceri tributi a chi ha fatto la storia.
Voto: 8/10
g.f.cassatella

Contact
www.facebook.com/Bullfrog-39387964260
www.andromedarelix.com
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