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Reviews - Brian Robertson
:: Brian Robertson - Diamonds and Dirt - (SPV/Steamhammer – 2011)
Torna sulle scene il buon Brian con una raccolta di appunti sonori registrati in originale per lo più su tapes tra un tour e l’altro delle blasonate band di cui ha fatto parte, Motorhead e soprattutto Thin Lizzy. Mentre i cari compari Gorham, Downey e soprattutto Sykes hanno, in vari momenti degli ultimi anni, riportato alla vita il carrozzone di Lynott a scopo – dicono loro – puramente celebrativo e tributario, il nostro Brian ha l’aria e il cipiglio di chi vuol darsi un tono da carriera solista, e ci prova con questo “Diamonds and Dirt” in compagnia di gente del calibro di Ian Haugland (non vi spremete inutilmente le meningi: è il batterista degli Europe…) e della bella Liny Wood ai cori. Cori piuttosto fastidiosi per la verità, perché, sebbene la singer sia dotata di buona tecnica, i suoi inserti vocali hanno spesso il sapore kitsch ben noto a quei fans dei Guns N’ Roses che hanno dovuto sorbirsi le manie di grandezza di Axl Rose nel corso dei tour di primi anni ’90. Per la cronaca, un numero di coriste pari a quello dei Pink Floyd ma senza le stesse funzionalità. Ebbene, l’album si presenta male? Non del tutto. È solo che il suono e il mood mi fanno tanto pensare ad una versione platinata di “Outrider” di Jimmy Page, o per meglio dire ad una raccolta di outtakes e nulla più. La title-track è un buon esperimento di AOR che dimostra come anche nel 2011 sia possibile ripercorrere pedissequamente i binari tracciati dal genere tra ‘70 e ‘80 e risultare gradevoli. Gradevoli, appunto. Non c’è nulla che faccia gridare al miracolo, e questo Robbo lo sa bene. Semmai, c’è qualcosa che fa gridare allo scandalo, ed è “Running Back” dei Thin Lizzy, qui riproposta in ben due versioni – pressoché identiche, se è quello che vi state chiedendo. E quel che è peggio, svuotata del carisma di Lynott e trasformata in un blues con la pancia piena, come direbbe qualcuno di mia conoscenza. Meglio l’inedita “Blues Boy”, scritta negli anni ’70, benché suoni troppo “bianca” alle mie orecchie per apparire come una composizione del compianto cantante/bassista. Ok, ci sono le versioni dei brani di Frankie Miller, altra vecchia conoscenza della famiglia Thin Lizzy, essendo coautore dell’imperitura “Still in live with you”. In ogni caso, anche buoni standard come “Ain’t got no money” si inseriscono nell’atmosfera generale senza lasciare tracce troppo durature. E forse è questo lo standard ricercato da Robbo e compagnia cantante: un disco buono per le freeways statunitensi, da inserire magari in una soundtrack del settore, non certo un prodotto di cui sentiremo parlare nei prossimi anni. O mesi, a seconda di quanto siete ottimisti, e a prescindere da quanto avete amato il magnetico “Another Perfect Day”, l’album dei Motorhead “che non piace ai metallari”. Ecco, appunto. Non mischiamo i diamanti con il fango…
Voto: 5/10
Francesco Faniello

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www.robbo.thin-lizzy.com
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