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Reviews - Blue Dawn
:: Blue Dawn - Blue Dawn - (Autoprodotto-Black Widow – 2011)
Debutto autoprodotto, ma distribuito dalla Black Widow, per i Blue Dawn, band nata tra il febbraio e il marzo 2009 per opera del batterista Andrea Di Martino (The Void ) e del bassista Enrico Lanciaprima (God.zilla, Electric Motherfuckers e Medea Tarantula). A dar man forte ai due sono intervenuti la singer Monica Santo (Sabba Calabra, Hexenfaust, David Krieg’s Hex) e il chitarrista Fabio La Faci (già nei Ranauei). Dopo il cambio di line up che ha visto coinvolto il chitarrista, sostituito da Paolo Cruschelli (fino a quel momento attivo in svariate band), il gruppo si apprestata a incidere un promo di 4 brani, antipasto di questo debutto autoprodotto. Le note promozionali parlano di heavy prog, la definizione deve essere presa un po’ alla larga perché se da un lato ci sono sicuramente influenze heavy, quelle prog non sono così accentuate, Resta una certa propensione del gruppo a creare brani più strutturati, ma non me la sento di parlare di vero e proprio progressive. Però queste sono disquisizioni che lasciano il tempo che trovano, la realtà è che i Blue Dawn hanno confezionato un buon lavoro. Un po’ Black Sabbath, un po’ Deep Purple, i Blue Dawn pur affondando le proprie radici nel rock degli anni settanta, non si limitano alla riproposizione di quanto fatto dai monster dell’epoca, ma cercano di introdurre degli aspetti che ne personalizzano il sound. Mi riferisco soprattutto alla voce di Monica Santo, che pur rappresentando una buona variante al solito cantato hard, non sempre mi convince (in alcun casi dovrebbe l’ugola essere “più robusta”). Il cantato, con i suoi pregi e difetti, rappresenta la chiave di volta per l’interpretazione del lavoro: un album che lascia ben sperare per il futuro. La produzione è stata affidata alle sempre capaci mani di Tommy Talamanca, che compare in veste di ospite anche in due pezzi (“Dead Zone” e “Deconstructing People”). Promossi con riserva per il momento, in attesa che il percorso di maturazione arrivi a compimento, allora ne sentiremo delle belle.
Voto: 6/10
g.f.cassatella

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:: Blue Dawn - Cycle Of Pain - (Autoprodotto\\\\Black Widow – 2014)
Un paio d’anni fa, in occasione della pubblicazione dell’esordio omonimo dei Blue Dawn, evidenziai come non fossi del tutto soddisfatto di quel lavoro. Oggi il suo successore è sulla mia scrivania, in Cycle Of Pain si vede all’opera una line up parzialmente rinnovata: accanto al nucleo storico formato da Monica Santo alla voce, Enrico Lanciaprima al basso e voce e Andrea Di Martino alla batteria, troviamo i nuovi Luigi Milanese alla chitarra e James M. Jason alle tastiere, appare invece in veste di ospite il sassofonista di estrazione jazz Roberto Nunzio Trabona. La formula è la stessa del predecessore, un doom metal classico di scuola Black Sabbath\\\\Pentargram o, per rimanere dalle nostre parti, Paul Chain. Appare però irrobustita la vena prog che aveva lievemente caratterizzato il primo disco. COP parte subito bene con “The Powers That Be”, pezzo che inizia con sonorità doom (impossibile non muovere il piedino durante l’ascolto) e si conclude con sonorità dal sapore più progressivo e drammatico. L’opner è un po’ lo specchio dell’album, contenendo quelle caratteristiche positive e negative che contraddistinguono i BD, infatti di non soli pregi vive questo opera seconda, la voce, che non mi aveva convinto in passato, appare non sempre in sintonia con la base musicale. Se questo avviene nel brano iniziale, non è vero però nelle seguenti “Emerald Eyes”, in cui l’ugola di Monica si impasta alla perfezione, o nella stupenda title track. Il disco procede così per alti e bassi, alternando brani più convincenti ad altri più deboli, sino alla conclusiva rilettura dei Roxy Music con “In Every Dream Home A Heartache”, splendida cover che dona al pezzo un vago gusto Van Der Graaf Generator! COP presenta dei notevoli miglioramenti, pur non convincendo ancora a pieno, rispetto al predecessore, indice che la band sta percorrendo la strada giusta verso la completa maturità.
Voto: 7/10
g.f.cassatella

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:: Blue Dawn - Edge Of Chaos - (Black Widow Records - 2017)
Ricordo che ai tempi del loro esordio eponimo promossi con riserva i Blue Dawn; dopo 6 anni e un altro disco (Cycle Of Pain del 2013) ritrovo i liguri con un lavoro di tutto rispetto, “Edge Of Chaos”. Pubblicato come i precedenti dalla Black Widow, questo terzo lavoro denota il compimento di un percorso, che già nel precedente si era ben indirizzato e che spazza via i miei dubbi. Oggi i Blue Dawn sono un gruppo da promuovere a pieni voti, si inseriscono magistralmente all’interno della tradizione rock italiana più oscura, con un sound che potremo definire Black Widow, perché caratterizza gran parte della produzione della scuderia dell’etichetta ligure. Quasi del tutto assenti le influenze anglosassoni degli esordi di scuola Deep Purple e Quatermass, oggi il suono dei BlueDawn si rifà a Death SS, Violet Theatre e soprattutto Black Hole, senza, però tralasciare il gothic e il progressive. L’intro “The Presence” (con Freddy Delirio alle tastiere) è la chiave per il mondo oscuro di “Edge Of Chaos”, inquietante nel suo incedere, questo strumentale prepara l’ascoltatore al peggio, che puntuale arriva con la spettrale e scarna “Sex (Under A Shell)”, che m’ha ricordato la misteriosa band di Robert Measles. La successiva “The Perfect Me” mi ha fatto tornare in mente i misconosciuti islandesi Icecross, mentre “Serpent’s Tongue” ha un evidente appeal (horror) sixties con influenze King Crimson. Sin da queste prime tracce è evidente che la band sa modulare in maniera differente la propria indole misteriosa, senza perdere mai in efficacia. La quinta “Dancing On The Edge” dai toni più rilassati, mi convince meno (anche se il sax di Roberto Nunzio Trabona si fa apprezzare), ma l’album recupera la sua indole misteriosa con la strumentale “Wandering Mist” e con la soffusa “Black Trees”. “Burst of Life” (anche qui non mi convince la voce maschile di Enrico Lanciaprima) e “Sorrows of the Moon” introducono il sabba finale di “Baal’s Demise”, probabilmente il miglio pezzo del disco. La mia versione in Cd contiene anche la bonus track “Unwanted Love”, che ha peraltro confermato il mio scetticismo nei confronti della doppia voce maschile/femminile. Un disco tutto sommato riuscito, che solo in alcuni particolari non mi convince, ma che sicuramente potrà soddisfare tutti coloro i quali cercano il mistero e l’oscurità nella musica.
Voto: 7,5/10
g.f.cassatella

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