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Reviews - Blowout
:: Blowout - Buried Strength - (Metalmorfosi - 2017)
A volte basta un’occhiata alla copertina. Non fraintendetemi, sapete bene che non mi fermo alle prime impressioni – persino quando esse si presentino sotto forma di una opener e di un virtuale lato A di un certo tipo – però certi segni sono inequivocabili: il logo che ricorda tanto il NYHC, l’espressione sofferente del personaggio in primo piano, lo sfondo apocalittico... bene, se non siamo davanti ad un disco power/core ci manca poco. Ovvio, il calendario segna pur sempre il 2017 e non potete aspettarvi di ascoltare in questo “Buried Strength” le stesse tinte sonore di un “Liberty And Justice” o magari di un “Tales From The Hard Side”: c’è molto metal nella proposta dei Blowout, con predilezione particolare per quello proveniente dal Sud degli Stati Uniti, e si sente. Una componente tesa ad arrotondare il suono e a limarlo di quelle asperità che invece avrebbero trasformato i Blowout nei nuovi Pro-Pain: interessanti, per carità, ma meglio tenersi gli originali in quel caso. Il motivo per cui “Buried Strength” è invece un disco da tener d’occhio è proprio per questa realizzazione efficace di un “crossover” nel senso più genuino del termine, con otto pezzi che uniscono le pachidermiche evoluzioni dei Kyuss con le nere atmosfere dell’attitudine “core” di Crowbar e Biohazard, con i fratelli Abbott a celebrare questo azzeccato connubio. Non è la velocità la passione principale dei Blowout, che puntano a travolgere l’ascoltatore con macigni delle dimensioni dell’opener “Cheers In Hell” o dell’ancora più cadenzata “Slum”, i cui arpeggi evocano per davvero atmosfere paludose e mefitiche; se vi piacciono i suoni “grossi” e che riempiono il piatto, siete dunque nel posto giusto, complici i riff cattivi e taglienti di “Ghost Shadow”, la pronghiana “Feel The Phantom Pain” – in cui il quintetto spariglia le carte con un inatteso flavour sperimentale di matrice seventies guidato dalle chitarre – nonché la schiacciasassi “Stomp On Fire”, impreziosita dall’assolo di Dario Cappanera, ospite di lusso su questo lavoro. Ecco, sono queste aperture melodiche tanto inattese quanto auspicabili a poter fare la differenza in un progetto come i Blowout, come testimoniato anche dalla conclusiva “Scars Of The Road”, che sposta la bussola su territori più marcatamente southern/stoner, un orientamento che vede il singer Igor Rossi ben a suo agio e che spero verrà approfondito nei futuri lavori della band. In attesa di vedere come i cinque riusciranno a capitalizzare queste premesse di tutto rispetto, l’ascolto di “Buried Strength” è consigliatissimo per chiunque ami queste sonorità.
Voto: 7/10
Francesco Faniello

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