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Reviews - Bleeding Through
:: Bleeding Through - Bleeding Through - (RoadRunner – 2010)
Arrivano al sesto album i californiani Bleeding Through, una delle band più longeve in attività nell’attuale panorama Metalcore, all’interno del quale i Nostri si sono distinti da sempre per l’uso massiccio delle tastiere che gli è valso in più occasioni lo sfortunato accostamento ai Cradle Of Filth (brrrr!!).
Questo album omonimo è il primo realizzato dalla band per Rise Records/Roadrunner, dopo il distacco in verità turbolento e non privo di polemiche dalla loro etichetta storica, la Trustkill. I loro dischi precedenti non mi avevano entusiasmato, ed ero pronto a stroncarli senza pietà (il Megadirettore Globale di questa testata mi è testimone!), eppure ho trovato del buono in questa release e ho dovuto parzialmente ricredermi rispetto alle mie aspettative.
Dopo una breve intro abbastanza inutile (\"A Resurrection\") il disco prende infatti un’ottima piega grazie a tracce in cui risalta uno stile decisamente “americano”, con riff che rimandano di volta in volta al death dei Malevolent Creation, agli Slayer o ai Machine Head: \"Anti-Hero\", col suo brutale attacco in blastbeat, e lo spudorato tributo vocale al grande capo Chuck Billy, “Your Abandonment” che continua sulla stessa scia Florida meets California, e “15 minutes”, nella quale il lavoro della tastierista Marta si fa più incisivo e che mostra per la prima vera volta nel corso dell’album il lato “metalcore” dei BT con il breve breakdown (bello, peraltro) finale.
La successiva “Salvation Never Found” riporta il sestetto capitanato dal frontman Brendan Schieppati su territori sonori più “europei” ed è indubbiamente nata per essere il singolo del disco. Devo ammettere che questa canzone sta monopolizzando da giorni la mia playlist personale in virtù di un ritornello che mi si è stampato immediatamente in testa e non ne vuole più uscire, e anche grazie a una struttura decisamente catchy del pezzo, che abbina sapientemente riff melo-death di scuola svedese a cavalcate epiche sostenute dalle tastiere. Nulla di originale o che faccia gridare al miracolo compositivo, ma semplicemente una canzone ben fatta e pop*nell’accezione più pura del termine. Non faccio fatica ad immaginare che questo pezzo farà facile presa su intere legioni di fans vecchi e nuovi.
Raggiunto l’apice qualitativo, la seconda metà dell’album cala di tono: “Breathing The Wrath” è un esercizio di metalcore in salsa scandinava abbastanza canonico così come la successiva “This Time Nothing Is Sacred”. A mio giudizio in effetti, i Bleeding Through danno il meglio di se quando si distaccano dalle influenze del *Gothenburg sound* e restano ancorati ad uno stile più vicino alla loro terra d’origine. Le clean vocals ritornano in “Divide The Armies”, ma in maniera meno convincente e senza raggiungere il pathos di “Salvation...” (Schieppati da sicuramente il meglio quando fa il vocione...).
L’articolata “Drag Me To The Ocean” e la conclusiva “Light My Eyes” provano troppo tardi a cambiare le carte stilistiche in tavola: in particolare, il pezzo di chiusura poteva essere sviluppato meglio anziché fungere da semplice outro.
In conclusione, siamo davanti a un disco che non è sicuramente un capolavoro ma nemmeno lontanamente una ciofeca immonda. Il giudizio finale è comunque positivo, non credo di dover sottolineare che qui si parla comunque di gente che sa suonare e di una band che nel bene e nel male si è ritagliata un suo spazio personale in un ambito in cui è frequente sopravvivere scopiazzando e/o riducendosi a essere la fotocopia della fotocopia di se stessi (Killswitch Engage, Unearth, Black Dahlia Murder... devo continuare?).
Voto: 7/10
Andrea Litti

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www.bleedingthrough.com
www.myspace.com/bleedingthrough
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