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Reviews - Black Widow
:: Black Widow - Sleeping With Demons - (Smackmanagement\\Cargo – 2011)
Piccola avvertenza per i lettori: sappiate che nella mia lista di band preferite, subito dopo i Black Sabbath, ci sono due band: Death SS e Black Widow! Fatta questa premessa, sarà più semplice per voi intuire come per il sottoscritto sia “emotivamente” difficile recensire il primo disco della band inglese dopo una quarantina di anni. Quando ascoltai ben quattro lustri fa per la prima volta Sacrifice, mi si aprì un mondo, perché avevo trovato un gruppo che metteva in musica il mio immaginifico letterario. Solo qualche anno dopo ho ascoltato gli altri pezzi della discografia degli inglesi, e ho subito scoperto che avevano poco da spartire con l’esordio. Black Widow, pur mentendo un certo fascino oscuro, era sicuramente più scarno e tradizionalmente rock. Black Widow III ha condotto per la prima volta la band nell’alveolo del progressive vero e proprio. Forse solo BW III e BW IV (album postumo) denotano una certa continuità stilistica. Quando mi sono messo all’ascolto di questo Sleeping With Demons non mi aspettavo un ennesimo Sacrifice. Certo la curiosità di ascoltare i nuovi BW (della formazione storica sono rimasti i soli Clive Jones e Geoff Griffith) era tanta, perché quaranta anni di inattività non sono pochi. La scelta di iniziare con “Hail Satan”può trarre in inganno, poiché il brano è un chiaro tributo a quella “Come To The Sabbath”, song simbolo dell’esordio della Vedova Nera. Forse rispetto al brano degli anni settanta, l’inno odierno è meno permeato di misticismo ma più ricco di pazzia. Mi viene quasi da definire “Hail Satan” una versione di “Come To the Sabbath” suonata dagli Agony Bag. (la band messa su da Clive Jones all’indomani dello scioglimento dei BW). Il brano è accattivante e ti entra subito nella capoccia. Nella song d’apertura la band si gioca il primo asso: Tony Martin, l’ex singer dei Black Sabbath (band la cui storia è ricca di intrecci con quella di Clive e soci). Passate le Colonne D’Ercole dell’opner, salta subito all’orecchio il vero spirito del disco, “That’s When Evil Touched Me” ha un forte retrogusto anni 80, soprattutto per la produzione. Questa sensazione permane per tutta la durata dell’album. Altro dato saliente è la poca presenza dei fiati di Jones, le parti di flauto e sax sono ridotte all’essenziale in tutto SWD. Scelta coraggiosa, visto che è una delle peculiarità dei BW più amate dai fan (me compreso). Altra particolarità dell’album, soprattutto nella prima parte, è la molteplicità dei generi proposti: “Partytime For Demons” è un horror and roll che non sfigurerebbe nella colonna sonora del Rocky Horror Picture Show (evidenzia una virata verso un approccio più ironico all’orrore). “Artefact” più il trittico “The Portal To Hell”, “Prelude to the Nightmare”, “Sleeping With Demons” ricordano non poco certi brani inseriti nelle colonne sonore dei film horror anni 80 (questa canzoni sono legate tra loro da un concept archeologico-demoniaco). “Eastward” ha un qualcosa di “The Beauty And The Beast” di Bowie, mentre “Taken” pare uscita dal songbook dell’Oldfield post Tubolar Bell. “Into The Light” ci riporto ai tempi di III, con il suo sapore progressive. Capitolo a parte merita “Even the Devil Gets the Blues”, che vede nuovamente collaborare Clive Jones con Kay Garret, singer dei Pesky Gee (gruppo pre Black Widow scioltosi all’indomani della fuoriuscita della cantante). Come dice il titolo si tratta di un blues tagliato su misura sulla splendida voce di Kay. Una vera manna dal cielo per i vecchi fan del gruppo! La conclusiva bonus track, “Evil Clock”, denota un’interessante volontà di riproporre il sound di Sacrifice in chiave modernista.
Il giudizio generale sul disco è positivo, ci sono ottimi brani come “Hail Satan”, “Even the Devil Gets the Blues”, “Radio Hades”, “Run for Your Life” e “Birth”. I contro sono rappresentati dall’eccessivo numero di song (qualcuna poteva benissimo essere scartata), una certa disomogeneità (presumo che i pezzi siano stati scritti in periodi differenti nell’arco dei quaranta anni di lontananza dal mercato) e la produzione troppo piatta (ma ci si abitua dopo un paio d’ascolti). L’ultima annotazione è per il tocco di italianità presente nell’album grazie alla presenza di Paolo Negri dei Wicked Minds, a conferma del forte legame che lega i Black Widow al nostro Paese.
I tempi cambiano e anche gli stregoni si adeguano, ma l’essenza del sabba è sempre quella: “Hail To Satan”.
Voto: 7,5/10
g.f.cassatella

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www.blackwidowrockband.co.uk
www.smackmanagement.co.uk
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