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Reviews - Black Rainbows
:: Black Rainbows - Carmina Diabolo - (Longfellow Deeds – 2010)
La farina del diavolo ha i sette colori dell’iride e il sapore della sabbia. A quasi tre anni di distanza dalla pubblicazione di Twilight In The Desert tornano i Black Rainbows di Gabriele Fiori, già chitarra e voce dei Void Generetor. Già ai tempi del precedente lavoro avevo tessuto le lodi del gruppo, ma non potevo pensare che nel giro di un solo album i BR sarebbero riusciti a migliore. Invece è così. Riorganizzate le ottime idee di TITD, oggi lanciano sul mercato che non ha un solo pezzo debole. Ogni canzone è ben identificabile e diversa dalla precedente. Si va dall’esotica “Hymalaya” (brano da cui è stato tratto un bel video) alla spaziale “Space Kingdom” (il brano migliore del lotto). E in mezzo c’è tanto: dai suoni dei Kyuss (di cui oggi i Black Rainbows, a mio avviso, sono gli unici veri eredi) ai Blue Cheers, senza dimenticare i soliti Black Sabbath e la psichedelia più leggera. Rispetto al disco precedente è aumentato il groove, i brani sono più studiati, ma non per questo meno incisivi. La crescita non si ferma alla parte musicale, bella anche la copertina e curato il booklet. Come se non bastasse la Longfellow Deeds ci ha messo del suo producendo anche un’edizione limitata in vinile rosso. Cosa aspettate a comprare questo album? Questo non è un consiglio ma un ordine!
Voto: 9/10
g.f.cassatella

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www.myspace.com/blackrainbowsrock
www.longfellowdeeds.com
:: Black Rainbows - Holy Moon - (Heavy Psych Sound/Subsound Rec. - 2014)
E alla fine i Black Rainbows sono arrivati sulla luna, dopo essere partiti dai deserti del nostro pianeta. È singolare (o forse no) come i titoli dell’album d’esordio, Twilight In The Desert, e quello di questo ultimo capitolo, Holy Moon (degno di nota l’artwork in formato vinyl replica), descrivano in modo esemplare la mutazione che il sound di questi ragazzi ha subito negli anni. Abbandonato in parte lo stoner che ne contraddistingueva le sonorità, Gabriele e soci sono arrivati a una forma di spacerock di matrice Hawkwind. Se ai tempi di Carmina Diabolo avevo parlato di loro come gli eredi naturali dei Kyuss e nel successivo Supermothafuzzalicious!! avevo individuato una sorta di indurimento del sound, tanto da definire la band una sorta di versione hard rock degli autori di Warrior on the Edge of Time, oggi il combo ha fatto un ulteriore passo in avanti (o in alto, vista la premessa). Forse meno duro del precedente, sicuramente più liquido e sognante (anche gli incubi sono sogni), sin dalla title track vengono chiarite le dinamiche su cui si reggerà quest’album, che se non è interamente strumentale, poco ci manca. Non so se sia il risultato di una jam, però mi piace pensarlo, alla luce della fluidità con cui le note scorrono. Un certo legame con la Terra comunque rimane, sotto forma di southern rock, musica che ormai è entrata nel DNA della band in modo irreversibile, così come tracce di quello stoner degli esordi, ma alla fine si tratta solo di polvere del deserto che si è posata sulla carlinga della cosmonave al momento della partenza, perché ormai i BR non appartengono più a questo mondo.
Voto: 9/10
g..f.cassatella

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www.theblackrainbows.com
www.myspace.com/blackrainbowsrock
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:: Black Rainbows - Split Naam/White Hills/Black Rainbows/The Flying Eyes - (Heavy Psych Sounds - 2014)
Presentato in anteprima al Desert Fest di Berlino ed ufficialmente uscito il 5 maggio, questo split, che vede coinvolte quattro tra le realtà più interessanti della scena space-stoner internazionale, rappresenta una ghiotta occasione per chi ama certe sonorità stonate. Gli eroi coinvolti nel progetto patrocinato dalla Heavy Psych Sounds sono: Naam, White Hills, Black Rainbows e The Flying Eyes. Ognuno di essi ha contributo con un paio di pezzi, ad esclusione dei WH, che partecipano con un solo brano. I primi del quartetto sono i Naam, newyorkesi di origine, con i piedi ben saldi nello spazio più profondo. “Skysraper (Ambient Remix)” e “Tickening Web” sono i due pezzi presentati, il primo una versione alternativa del pezzo che già appare su Vow, album del 2013, il secondo un inedito. I White Hills, come detto, partecipano con una sola canzone, però è una chicca, ripresentano il brano, “They’ve Got Blood Like We’ve Got Blood”, che dava il titolo all’omonimo cd ormai fuori commercio da anni. Niente paura però, se siete tra i fortunati che posseggono l’originale, su questo split troverete comunque una versione alternativa, non una mera copia. Andando avanti, ecco i portabandiera dello psysch/space rock tricolore, i Black Rainbows. Per questa band ho consumato litri di inchiostro per decantarne le doti eccezionali, i due pezzi inclusi confermano lo splendido stato di forma vissuto dai capitolini nei 2013, anno di uscita dello splendido Holy Moon, perché probabilmente le canzoni incluse in questo lavoro risalgono a quelle sessioni. Come detto in passato, i BR non apaprtegono più a questo pianeta! In coda ancora una compagine statunitense, The Flying Eyes con un paio di pezzi, “Golden Grey” e “Evil Little Leslie”, in bilico tra psichedelia vecchio stile, blues e suggestioni stoner/space. Questo split è uscito in tante versioni, per tutti i gusti: in vinile doppio gatefold con tre colori (quella in oro è una versione ultra limitata) e digipack vinyl replica. Splendido il lavoro svolto da Solo Macello per l’artwork, davvero ben riuscito! Accaparratevi questo pezzo da collezione, tra qualche anno varrà sicuramente un botto!
Voto: 8/10
g.f.cassatella

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:: Black Rainbows - Supermothafuzzalicious!! - (Longfellow Deeds – 2011)
Titolo marypoppinsiniano per la terza fatica dei nostrani Black Rainbows. Ben introdotti dalla splendida copertina firmata Godmachine, Supermothafuzzalicious!! presenta un gruppo finalmente maturo e di livello internazionale. I primi due capitoli discografici della band erano riusciti nell’impresa di strapparmi voti altissimi, la cosa si è ripetuta anche questa volta. Perché il combo continua a non sbagliare una virgola, e, se è vero che è passato un solo anno dal precedente Carmina Diabolo, alcuni cambiamenti, se pur minimi, ci sono. In primis il suono sembra più orientato verso l’hard rock, o meglio verso una forma di hard southern rock. Quindi niente più stoner o psych? Neanche per idea! Immaginate una versione hard rock degli Hawkwind e avrete un’idea di cosa siano i BR di fine 2011 (esemplare da questo punto di vista è la terza traccia “Mastermind”). Quel che certo è che il sound dei nostri è ormai personale e riconoscibilissimo, cosa che non sempre accade in ambito stoner, se ancora vogliamo etichettare in questo modo Gabriele Fiori e compagni. Per i collezionisti mi piace evidenziare come l’album verrà stampato in ben cinque versioni, oltre a quelle in cd jewel box e digipack, ce ne saranno ben tre in vinile gatefold colorato: verde (375 copie), fucsia (100) e giallo (25). Gli Lp conterranno anche una bonus track “C\'mon Everybody”. Ora sapete come spendere i soldini vinti a tombola a natale…
Voto: 9/10
g.f.cassatella

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:: Black Rainbows - Twilight In The Desert - (Longfellow Deeds - 2007)
I Black Rainbows nascono per opera di Gabriele Fiori, già chitarra e voce dei Void Generetor. Twilight In The Desert segna l’esordio per la band ed è fortemente influenzato da gruppi quali Kyuss, Monster Magnet, Slow Burn e compagnia “stonata”. L’abilità dei BR sta nel rileggere il genere in modo abbastanza personale, senza però minare quelle che sono le basi del genere. Il risultato è un disco che se la gioca con le uscite internazionali. Probabilmente la scena stoner italiana va un po’ stretta al gruppo, ma la gavetta sul suolo italiano sicuramente porterà i suoi frutti anche all’estero. Primo segnale in questo senso è la ripubblicazione di TITD da parte della prestigiosa etichetta Longfellow Deeds, che può contare nel proprio catalogo band come Thunder Express, Honcho e Sparanza. Tra le otto canzoni del cd spiccano per bellezza “Shaiman Vision” dal vago sapore beat, “Comin’Down The Mountain” di derivazione “sabbathiana”. La mia preferita è “Follow Your Pattern” che non sfigurerebbe nel songbook dei migliori Monster Magnet. Fascino particolare emana “Don’t Trust”, una west coast song acida e lisergica. In attesa che a giugno veda la luce il nuovo album, noi ci godiamo l’esperienza del tramonto nel deserto.

Voto: 8/10

g.f.cassatella

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