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Reviews - Black Epiphany
:: Black Epiphany - Catatonic Utopia - (Alex Oden Music - 2011)
Disco interessante questo “Catatonic Utopia” composto e suonato da Alex Oden, artista dell’Iowa, creatore di una etichetta indipendente che porta il suo nome, comprendente all’interno del suo roster gruppi di derivazione death metal e anche questo suo progetto chiamato Black Epiphany.
La musica del progetto viene descritta dall’artista come experimental music: a mio parere di sperimentale c’è ben poco piuttosto troviamo un ottima fusione tra vari stili primo fra tutti il death metal che oltre a produrre Alex sa anche suonare molto bene. L’album parte subito aggredendo l’ascoltatore con tre brani tirati, “Unbound” ,“Shadow of Myself”, “Devoured by Psichosis” dove troviamo chitarre taglienti, tastiere che rimandano ai Dark Tranquillity più moderni e la voce di Alex che si divide tra un ottimo growl e una voce pulita di registro basso molto espressiva che in certi casi si rivela una soluzione davvero azzeccatissima.
Dopo le prime tre canzoni più nel genere l’album arriva alla sua parte “sperimentale”, ne è un ottimo esempio “Eternal Union” che durante l’ascolto ha portato la mia mente verso un obbligatorio paragone con i Tiamat di John Englund e ai loro brani più lenti e intimisti. Si prosegue con “In my dreams”, brano dall’incedere lento che vede protagonista la voce di Alex in una delle interpretazioni migliori di quest’album. Con la titletrack si ritorna su ritmi più veloci, le chitarre ritornano a macinare riff e si ritagliano lo spazio per due assoli, a metà del brano troviamo una bellissima apertura melodica affidata al pianoforte che poi lascia la chiusura del brano alle chitarre.
Dopo “The new beginning” e “The secret of your souls” che riprendono le coordinate stilistiche dei primi brani arriva il momento di “Solitary” (anche qui colgo chiari rimandi ai Tiamat e al loro capolavoro “Wildhoney”), brano lento che vede anche la partecipazione di una cantante nel ritornello e nel mezzo presenta un assolo di chitarra acustica. Molto bello .
Ciliegina sulla torta l’ultimo brano “Prelude to the end”, con uno dei ritornelli meglio riusciti dell’opera che vede tornare il growl, le chitarre elettriche e il pianoforte e si concede anche un finale sinfonico.
Un ottimo lavoro questa prima opera di Alex Oden, sincera e senza pretese, la forza dell’album sta soprattutto nell’intelligenza dell’artista di saper dosare le tastiere che spesso portano i brani a un livello superiore.
Voto: 7/10
Enrico Cazzola

Contact:
www.facebook.com/blackepiphanyoden
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