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Reviews - Bathory
:: Bathory - Destroyer of worlds - (Black mark - 2001)
Se avete letto la Mia review di “Under the sign…”, sapete cosa penso di loro e cosa significhino per il Sottoscritto; ho la foto di Quorthon vicino al letto ed i primi 3 lavori su vinile (kollektors, suck please…) ed ogni notte adoro il Kapro della prima cover e mi spuntano corna sul capo e ovunque… ritornando sul pianeta terra, questo cd è polifosfato organico (=merda, shit) puro ed incontaminato. Le prime trax tentano debolmente di emulare lo spirito “pagan” di “Hammerheart”, ma l’ispirazione va a fare nel culo (“One rode to Asa Bay”, where are you?) davvero squallidi e desolanti gli episodi thrashy-style, ke mi ricordano molto quell’infamia chiamata “Octagon”. Non salvo nulla e non voglio + commentare questa vergogna. Il cd dura + di 1 ora: don’t waste your time, compratevi i precedenti, oppure, se volete stare al passo coi tempi, rivolgetevi ai Carpathian Forest.

P.S.:La recensione è volutamente povera di contenuti prettamente musicali.If you want, sostituitela kon “NO KOMMENT” o “SENZA VOTO”. Un insulto alla memoria.

A
:: Bathory - Nordland 1 - (Black mark - 2003)
BATHORY - NORDLAND 1 - BLACK MARK 2003
In realtà la pubblicazione di questo album risale verso la fine dello scorso anno, quindi, meglio tardi che mai... dopo tutto tanta fretta nell\'ascoltare e recensire l\'ennesimo lavoro firmato da Quorthon diventa di minima importanza vitale, se si portano ancora dietro le cocenti delusoni provocate dal precedente Destroyer of the worlds.
Non si può dire che con Nordland (questo è il primo capitolo, il secondo e speriamo ultimo, uscirà in Aprile) i Bathory tocchino ancora una volta il fondo, e chi ricorda gli scellerati Octagon e Requiem sa a cosa mi riferisco, ma tuttavia nonsi può andare avanti nel riciclare sempre il solito motivo epico, inneggiando (con tutto rispetto) le antiche mitologie nordiche, le gloriose terre, il freddo, le battaglie e via dicendo.
Insomma, Hammerheart o Blood on ice, sono lontani anni luce da Nordland quanto a innovazione e qualià, il quale rischia di raggiungere una tristissima autoparodia. Risultato scarso e poco omogeneo, in attesa di Nordland 2. Già tremo.

R
:: Bathory - Nordland II - (Black mark - 2002)
Il discorso già fatto in precedenza per Nordland 1, come era facile prevedere, oggi si ripete per questo secondo capitolo seppure con alcune lievi ed inconsistenti varianti; infatti rispetto al primo, possiamo qui trovare come al solito le maestose atmosfere epiche e fredde, profuse in maniera ancora più accentuata e canonica per la prima metà dell\'album e più \"vivace\" e convincente nella seconda, dove fanno bella mostra di se composizioni degne del nome Bathory.
Classe nel songwriting e scorrevolezza nell\'ascolto, sono gli ingredienti base per questi due lavori curati da Quorthon, il quale preferisce questa volta andare sul sicuro e non scivolare in nefandezze del passato (\"Octagon\" e \"Requiem\") e in mediocrità recenti (\"Destroyer...\").
Lode ai Bathory...anche se un\'unica pubblicazione double cd sarebbe risultata di maggior gradimento...

R
:: Bathory - Under the signof the black mark - (Under one flag - 1987)
Quando si parla dei Bathory ovviamente ci si riferisce agli albori della musica estrema, composta da pochi folli che con le loro note e le loro gesta provocatorie, hanno influenzato centinaia di gruppi a venire, ed hanno lasciato un segno indelebile nelle coscienze di tutti coloro che ebbero la fortuna di seguirli. “Under the sign…” è il loro terzo album, preceduto da “Bathory”(1984) e “The return”(1985) e, a mio parere, rappresenta la ‘summa’ dei loro primi anni di attività, il consolidamento di un’attitudine e di un modo unico di fare musica. Tra i brani più significativi ad interessanti, sicuramente “Woman of Dark Desires” (dedicato alla Contessa Bathory), l’ opprimente “Call from the grave”, la sparata “Equimanthorn”, l’angosciante “Enter the Eternal Fire”, la blasfema “13 Candles”, manifesto di un modo di pensare veramente deviato, dove è presente addirittura un’ inquietante coro, che recita ”……Born a child of the underworld……evil prevails!”. Per chi non lo sapesse, il factotum dei Bathory è Quorthon, personaggio controverso, enigmatico, a volte anche contraddittorio nelle sue dichiarazioni e nelle sue produzioni artistiche (fase black metal, fase epic, albums di scialbo thrash e dischi solisti che definire mediocri è anche troppo). Musicalmente ritengo il lavoro in questione uno dei pilastri incrollabili del BLACK METAL: registrazione sporchissima, voce compromessa e folle, drumming ripetitivo e martellante, chitarre rozze ma incisive e penetranti, liriche che descrivono il lato oscuro con qualche ingenuità sì, ma degne del massimo rispetto, denotando straordinarie spontaneità, convinzione, voglia di provocare e dissacrare. Alla fine del disco Quorthon fa omaggio ai fans dei Bathory di un brano,”….of Doom” dalle lyrics sincere e sentite con orgoglio. HAIL TRUE BLACK METAL, HAIL BATHORY !

A
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