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Reviews - Barús
:: Barús - Barús - (Emanations - 2016)
Quando ricevi un cd, un cd fisico intendo, le aspettative che tendi a riporre sono anche maggiori di quelle che si prospettano dinanzi all’eterea cartella mp3 che appare, blu e bianca, sul monitor. Sarà per quello che non riesco a capire fino in fondo le ultimissime scelte della Les Acteurs De L’Ombre e della sua sottolabel “Emanations”, sempre più dedite alla riscoperta di un death metal canonico e semmai debitore del filone grindcore, con qualche timido, residuo riferimento alla grande scuola avantgarde di cui l’etichetta francese è sempre stata portabandiera. Intendiamoci, questo EP di debutto dei Barús non è affatto un brutto disco, anzi! Innanzitutto, trova un punto di forza indelebile nella breve durata, che ne facilita di sicuro la fruibilità: e non sto qui parlando del segreto anelito a fermare il cd, quanto alla capacità di sintesi dimostrata dal quintetto di Grenoble nel miscelare un rifferama secco e scarno con variazioni oscure qua e là – arpeggi, atmosfere apocalittiche e quant’altro fanno parte del campionario, secondo il copione. Una capacità che ci riporta alla memoria persino i Brutal Truth nel rumorismo in coda a “Tarot”, e che guida l’incedere di “Disillusions” proprio come avveniva nei gloriosi anni della Earache. Ecco, “Barús” ha tutte le carte in regola per essere apprezzato dai vecchietti come me, che hanno visto nel grindcore una frontiera invalicabile, illudendosi miseramente; devo però frenare subito i fanatici della velocità, perché su questi quattro pezzi i momenti di furia iconoclasta sparata a mille si contano sulle dita di una mano, con la band che preferisce attestarsi su coordinate di velocità care al buon vecchio death/doom, senza comunque condividerne i toni epici. Sul versante “atmosferico” fa eccezione “Chalice”, pallido ricordo di un tempo che fu, alla LADLO: un coro gotico che non fa autunno, esattamente come una rondine non fa primavera. Chiude il lotto “Cherub”, la cui direzione non è del tutto definita ma si mostra apportatrice di interessanti suggestioni per il futuro dei Barús: arpeggi sbilenchi che si stagliano su una sezione ritmica finalmente dinamica e varia, dal tupatupa allo sludge. Insomma, dischetto interessante, nonostante sia un filino sotto gli standard storici di LADLO e soci: ciò non toglie che la band è attesa alla prova del full length affinché possiamo esprimere un giudizio definitivo.
Voto: 7/10
Francesco Faniello

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