Raw & Wild - WebMagazine - News - Video - Vinci un CD al mese - Compilation gratuite - Interviste - Recensioni - Date concerti
Raw & Wild on Facebook Raw & Wild on YouTube

Home Recensioni Seciali Live reports Download Contatti

   
   A - B - C - D - E - F - G - H - I - J - K - L - M - N - O - P - Q - R - S - T - U - V - W - X - Y - Z - 0 - 1 - 2 - 3 - 4 - 6 - 7 - . - Í - Æ - '





Reviews - Backjumper
:: Backjumper - Alter ego - (Autoprodotto)
BACKJUMPER - Alter Ego (Autoprodotto)
Dall\'incontro del tipico thrashcore americano e sonorità vicine ai Linea 77, nascono i Backjumper. Il gruppo si forma nel 2003 ed in poco tempo si fanno conoscere un pò ovunque per via di efficacissimi live-set. Il quartetto in \"Alter Ego\" si esibisce nei torridi sentieri dell\'hardcore americano riuscendo a vincere la scommessa... Infatti, suonano più americani
che gli americani stessi. Certo l\'unico aspetto da curare è la produzione che impedisce al gruppo di aver quel groove tipico per quelle sonorità che vogliono proporci. Per il resto si fanno ascoltare con piacere...

Emanuele Gentile

Contatti:
powerslam83@hotmail.com
:: Backjumper - Haze - (Southern Brigade Records - 2014)
Una delle tante occasioni piacevoli della vita da recensore consiste nel rincontrare sulla propria strada una band di cui ci si era già occupati in passato. Un’occasione ancora più piacevole e di sicuro più soddisfacente (anche dal semplice punto di vista dell’ascoltatore) è verificare che l’evoluzione sonora della band in questione l’ha portata verso una decisa maturazione: in altre parole, che il disco che si ha tra le mani è migliore del precedente. Molto migliore, nel caso dei Backjumper. Arcinota realtà della scena barese, dedita ad una commistione tra metal, rap e hardcore, la band aveva incrociato la mia strada già in occasione del precedente “White, Black And The Lies Between”: ne avevo ricavato l’impressione di un gruppo di indiscussa attitudine e professionalità, ma a cui mancava quel quid per poter essere convincente al 100%. Ecco, quel “quid” in questo caso non era qualcosa che mancava, ma qualcosa che era rappresentato in eccesso: l’eccessiva aderenza ai canoni del genere, l’eccessivo indulgere su sonorità “fighe” e a loro modo modaiole, l’eccesso di carne al fuoco che ti prende bene quando metti su un disco ma che al contempo ti impedisce di rimetterlo su con lo stesso entusiasmo. Bene, con “Haze” la musica cambia, nel vero senso della parola. Probabilmente gruppi come Negazione, Extrema e Rollins Band sono sempre stati tra gli ascolti del quartetto, o forse no, ma è in questa sede che i loro insegnamenti emergono e sembrano incastonarsi alla perfezione tra le rodate maglie dei Backjumper: chiamatemi folle, ma l’opener “Whoreship Statute” ha in sé tutta la disperazione di dischi come “Little Dreamer” dei Negazione, mentre “The Day I Died” e “Wolves At My Door” dispiegano quella formula matura che mescola le suggestioni Nu/Emo alla poesia espressa dalla storica band torinese. Chi invece ha amato alla follia “Tension At The Seams” e ha visto nello stesso un occasione di riscatto per l’italianità non faticherà a vederne i germogli in brani come “Two-Sided Dagger”, “The Blessing” e “When Breathing Doesn’t Mean Living”, con la lezione di Perotti e Massara che conferisce valore aggiunto al tipico groove stoner/southern dei baresi, e con l’approccio hardcore/scream del singer che richiama i RATM in maniera più ragionata che in passato (ascoltare la progressione di basso e le vocals di “No Coming Back” per credere). In sostanza, un vero e proprio salto di qualità: l’essenza di questo “Haze” è nella sua struttura più profonda, con riff genuini e un richiamo a sonorità meno laccate ma a loro modo più ricercate e accattivanti. È come se liberandosi dell’effetto a tutti i costi la band sia riuscita ad acquisire una credibilità compositiva che marchia a fuoco questo disco, ponendolo sul podio delle uscite di genere per questo 2014. Per concludere, sono i particolari a fare grande “Haze”, come l’ottimo finale di “Black Youth” e tanti altri momenti che invito gli ascoltatori a cercare in prima persona. Finalmente i Backjumper hanno fatto propria la lezione urbana dei bassifondi statunitensi senza per questo snaturarsi, ma anzi con il giusto tributo a certa tradizione e senza limitarsi a scimmiottare i modelli esteri che tanto vanno di moda. Da ascoltare in repeat.
Voto: 8,5/10
Francesco Faniello

Contact
www.facebook.com/BACKJUMPER
www.southernbrigade.com
:: Backjumper - Trust No1 - (Autoprodotto – 2006)
Un crossover con cantato rap, molto vicino a quello dei RATM. Capaci di non scopiazzare dal succitato gruppo ma, donando struttura propria ai brani; a tal proposito si ascolti la vena creativa di uno dei migliori brani del Ep “All The Remains” con un ritornello orecchiabile e una strofa possente. Incisivi grazie alla buona produzione, con basso e batteria a scandire le cadenzate partiture, anche dove si fanno più trasportanti i riff (“49%Human”). C’è spazio per l’inizio struggente di “Gravity” con accordi malinconici e minimali. Un buon Ep questo, che non si limita a copiare il sound di band blasonate ma riesce a creare atmosfere proprie personali. Sarebbe meglio chiamarlo album vista l’ottima riuscita dei brani.

Stefano De Vito

Contact
backjumper@hotmail.it
:: Backjumper - White, Black And The Lies Between - (Southern Brigade Records – 2011)
Altro combo barese che incide per la Southern Brigade, altra energia espressa nel lavoro in studio. I Backjumper sono aficionados di queste pagine virtuali sin dal primo EP uscito nel 2006, cui ha fatto seguito il full-length “Across the Deadline” nel 2008. È con cadenza regolare quindi che la band si presenta nuovamente all’appuntamento con questo “White, Black And The Lies Between”, undici tracce che tentano di ridisegnare le coordinate di quello che è il crossover tra hardcore e metal.
Dai tempi dei Suicidal Tendencies e degli S.O.D. ne è passata di acqua sotto i ponti del River of Steel di manowariana memoria, per cui l’evoluzione di quello che era il sound del genere una trentina di anni fa risulterebbe oggi pressoché irriconoscibile rispetto alla forma originaria. Tra la caduta di cortine di ferro e di torri gemelle, sono incidentalmente emersi fenomeni dal nome Rage Against the Machine, Korn e Soulfly, i metallari hanno iniziato a vestire in bandana e braghe larghe e i punks meno oltranzisti sono scesi in strada a professare che in fondo gli Slayer sono parte del loro background e che ogni tanto ascoltano “World Wide Live” degli Scorpions, così, per concedersi una lacrimuccia una volta ogni tanto. Sembra la compilazione dell’empireo di ispiratori dell’italiota Partito Democratico, ma è solo un aspetto del caleidoscopio dei nostri tempi.
I Backjumper sono appunto una band dei nostri tempi, con il tocco smaliziato di chi suona hardcore new school partendo da solide basi musicali e con una tecnica superiore agli standard del genere. La lezione dei Fordirelikesake è stata assimilata e riportata su coordinate sicuramente digeribili da un pubblico più ampio, ma che non mancano di una loro collocazione specifica.
Ne è esempio l’intricata “The Awakening”, densa di sfuriate di batteria, riff stoppati e vocals che passano con la massima naturalezza dall’abrasività che sfocia nel growl al piglio melodico che una volta era appannaggio del solo ritornello. Il tutto secondo un mood di disperazione e sofferenza che traspare dalla performance del singer Francesco Bellezza.
“White, Black And The Lies Between” ci regala inaspettate e inusuali soluzioni melodiche, sia nelle linee vocali che in quelle chitarristiche, in “Not Today” e “Prove it Wrong” – nella parte centrale della quale il singer fa il verso a Zack De La Rocha, riportandoci a quegli anelli di congiunzione che citavamo prima. A volte probabilmente si poteva osare di più, come nell’intermezzo strumentale “Trees”, per il quale sarebbero state azzeccate delle vocals in stile Karate; tuttavia, il combo riesce a tirar fuori dal cilindro una serie di scelte azzeccate, come l’arpeggio e la successiva reprise di “Sun Static”, che rendono interessante un brano altrimenti anonimo, e gli inserti chitarristici in stile Testament di “Road to the Hollow”. In generale, ho l’impressione di trovarmi dinanzi ad una band che dà il meglio di sé dal vivo, complice anche la lunga gavetta e i tanti concerti che può vantare all’attivo. Un punto debole del disco è sicuramente l’eccessiva lunghezza di alcuni brani in scaletta, che tendono a perdersi negli stilemi tipici del genere risultando ridondanti e a volte fin troppo infarciti di linee vocali. Con un prodotto più snello i Backjumper avrebbero guadagnato molto più in immediatezza, una qualità che nel loro genere è bene non sottovalutare.
Voto: 7/10
Francesco Faniello

Contact
www.myspace.com/backjumper1
www.southernbrigade.com
<<< indietro


   
Buffalo Grillz
"Martin Burger King"
Monnalisa
"In Principio"
Overkhaos
"Beware Of Truth"
Antonio Giorgio
"Golden Metal - The Quest For The Inner Glory"
Avatarium
"Hurricanes And Halos"
Ecnephias
"The Sad Wonder of the Sun"
Antipathic
"Autonomous Mechanical Extermination"
Aurelio Follieri
"Overnight"

Archivio resensioni >>>




Raw & Wild TV   

This text will be replaced

Archivio video>>>



Interviste
Speciali
Live reports




Raw & Wild on Facebook Raw & Wild on YouTube


RAW & WILD 2000 / 2016 - P. IVA 03312160710
Ogni riproduzione anche parziale è vietata - Info

Powered by RWdesignstudio.net

admin   
Home | Recensioni | Interviste | Speciali | Download | Live reports | Contatti

La tua pubblicità su R&W
Collabora con Raw & Wild