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Reviews - Babes In Toyland
:: Babes In Toyland - Collector’s Item - (Digimode Entertainment Records - 2001)
Chi ama questa band ben sa quanto difficile sia procurarsi album e bootlegs attinenti e qui, per fortuna, questa esauriente raccolta ci viene in soccorso: 15 brani tratti da differenti live e studio sessions, più un singolo uscito per la storica Sub pop (“House”).
Le riot grrrls di Minneapolis, capitanate da Kat Bjelland, sono in assoluto la migliore band del genere a metà anni Novanta negli USA: un organico essenziale, con una voce capace di spaziare da tonalità rauche a livelli non alti, altissimi, dove il tributo maggiore è certamente pagato a band come Flipper, Redd Kross e Germs.
Si parte dalla strafamosa “Sweet 69”, proseguendo con “Bruise violet”, l’orientaleggiante “Big top”, “Flesh crawl”, per giungere ad una stravagante e strafatta versione cover di “We are family”, al festival di Reading del 1995.
S.F.W., l’inedito singolo già menzionato e i tre live footage visibili su pc (“Astroantiquity”, “Bruise violet”, “Memory”) sono poi l’ennesima dimostrazione che non basta saper suonare, è necessario urlare e sentirlo.
Il punk.
Sara Palladino

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www.myspace.com/babesintoylandmusic
:: Babes In Toyland - Painkillers - (Reprise Records - 1993)
Questo è l’ep della maturità per il gruppo di Minneapolis, non tanto nel senso della produzione (sempre e certamente lo-fi ma comunque un tantino più curata) ma piuttosto per la capacità compositiva che vede Kat Bjelland e co. alle prese con brani più graffianti e strutturati:
a parte una differente versione del classico He’s My Thing, contenuto nel debutto Spanking Machine, troviamo quattro nuove tracce (Laredo, Istigkeit, Ragweed, Angel Hair ) che vennero stranamente scartate dall’album Fontanelle.
Al termine, una performance live denominata Fontanellette, e registrata al CBGB nel 1992 con i brani Bruise Violet, Bluebell, Angel Hair, Pearl, Blood, Magick Flute, Won\'t Tell, Realeyes, Spun, Mother e Handsome & Gretel.
Sara Palladino

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:: Babes In Toyland - Spanking Machine - (Twin/Tone records - 1990)
Come dice Courtney Love, la musica delle donne può essere urlata al limite dello stonato, a loro è concesso. Non c’è nulla di più vero ma anche di più emozionale, nel caso del gruppo di Kat Bjelland.
Dopo le Hole, le Babes in Toyland reggono il testimone di vera riot band all’insegna del punk .
Questo primo lavoro è prodotto da Jack Endino e infarcito di psycho punk (Swamp pussy, He’s my thing, Lashes) chitarre distorte, voce urlata/cantilenata, brani strazianti (fra tutte Vomit heart e Fork down throat) e pura attitudine hardcore (Boto W rap).
Dust cake boy, già uscito nel 7’’ dell’anno precedente (con Spit to see the shine nel lato B) è forse uno dei brani più conosciuti del gruppo, dove la voce della Bjelland è forzata al massimo, in un rigurgito di follia e dolore. Fondamentale per la discografia riot grrl.
Sara Palladino

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