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Reviews - Avvoltoi
:: Avvoltoi - Amagama - (Go Down Records - 2014)
Anche se a singhiozzo, gli Avvoltoi non hanno mai smesso di volare. Lo hanno fatto imperterriti sulla tintura per capelli cosparsa sulle carcasse dei resti della gloriosa scena beat italiana. Pur se nati solo nel 1988, la band dei due Spirogi ha regalato un ottimo esempio di beat italico con l’esordio, Il Nostro È Solo Un Mondo Beat (Contempo Records - 1988), bissato un paio d’anni dopo con Quando Verrà Il Giorno (Contempo Records - 1990). Nel 1994 il canto del cigno (gli avvoltoi cantano?) Ora Sai Perché. Poi una lunga pausa, durata un ventennio, interrotta solo da sporadiche produzioni in 45 giri, 7” e da ristampe o partecipazioni a compilation. Ci ha pensato la Go Down Records a buttar un po’ di carne sul fuoco, e gli Avvoltoi ci si sono fiondati, prima l’album dal vivo Live at Sidro, ed ora ecco qui Amagama con brani inediti. Il sound negli anni è in parte mutato da quella formula sixty che ne aveva caratterizzato gli esordi, ma con il nuovo lavoro possiamo affermare che la band è tornata sui propri passi. Amagama (tributo ai Pink Floyd?) è un disco che sarebbe potuto uscire una cinquantina d’anni fa senza problemi, sia dal punta di vista musicale che da quello lirico. Perso uno Spirogi per strada, Claudio, acanto al cantante Moreno troviamo Nicola Bagnoli, Dome la Muerte, Michele Rizzoli e Marco Gualandra, tutti tipi capaci di armonizzare quella che è la ricetta ingenua e retrò degli Avvoltoi con le peculiarità richieste a una band nel 2014. La macchina del tempo di Moreno e compagni vi porterà in un Italia che non c’è o che forse è solamente sepolta sotto le ceneri del tram tram della vita moderna, vi sembrerà di riconoscere quel pezzo là, quello famoso che arriva da lontano e che fa Eh eh ah ah. Oppure penserete che “Storia Di una Notte” e “Solo un Nome” giravano su un giradischi quando i vostri genitori facevano cose che nessun genitore ammetterebbe mai di aver fatto. Un disco leggero e spensierato, come gli anni che furono.
Voto: 7/10
g.f.cassatella

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:: Avvoltoi - Confessioni Di Un Povero Imbecille - (Go Down Records - 2016)
I “defenders” della tradizione beat nostrana tornano alla carica con un album che in parte si distacca dalla precedente produzione; perché Confessioni Di Un Povero Imbecille, il nuovo disco degli Avvoltoi, è un lavoro più complesso e meno diretto. Chi ha amato la band di Moreno Spirogi per quanto prodotto sino a oggi ci metterà un po’ a metabolizzare questa pubblicazione. Io, per esempio, ho dovuto riascoltarlo più volte per farmelo piacere. La prima sostanziale differenza, che poi è quella che condiziona il tutto, è rappresentata dal fatto che CDUPI è un concept album ispirato a “Despero”, libro scritto da Gianluca Morozzi. Le vicende – in sospeso tra amore e rock – vengono narrate in due atti, con i brani che giocoforza devono adeguarsi all’evolversi delle vicende, tanto che pare che la band vada avanti col freno a mano. Però è solo l’impressione, perché i brani piano piano ti conquistano e ti portano in una dimensione poco consona ai nostri, ma comunque convincente. La storia del beat nostrano è ricca di band che prima o poi si sono cimentate con i concept (da molti descritti come gli album della maturità), alcuni dei quali sono diventati dei punti fermi della discografia italiana. Non so se questo potrà essere il caso di CDUPI, sarà il tempo a stabilirlo, però certamente è un lavoro ambizioso, non sempre perfetto, che potrebbe rappresentare uno spartiacque nella carriera dei nostri o solo un caso isolato. Accaparratevi la vostra copia, mettetevi comodi sulla vostra poltrona e assaporate senza fretta questo cd. Se poi preferite soluzioni più dirette, c’è sempre il precedente Amagama.
Voto: 6,5/10
g.f.cassatella

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www.facebook.com/gliavvoltoi
www.godownrecords.com
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