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Reviews - Avenue X
:: Avenue X - Avenue X - (M.O.B./Goodfellas - 2012)
Dinanzi a un gruppo come gli Avenue X, la tentazione di gridare al fenomeno mediatico è tanta. Talmente tanta che il rischio è quello di subire l’influenza negativa del gran parlare che si è fatto di questa band senza badare a quanto in realtà conta in sede di ascolto, di recensione, e di tutto quanto giri attorno ad un prodotto di questo tipo: la musica, ovviamente. La storia la conoscono un po’ tutti, ormai: Marzio Dal Monte, paracadutista acrobatico con la passione del punk (e viceversa), incontra Dionna Cole a New York. La giovinetta, figlia d’arte con trascorsi da attrice enfant prodige, e consumata conoscitrice dello stardom, ha anche un talento non proprio comune a certi livelli: sa suonare la chitarra per davvero (ascoltare “Fourtwenty 24/7” per credere), e sa scrivere canzoni. Canzoni di successo, aggiungerebbe qualche papavero del giornalismo musicale. Per parte mia, devo dire che l’omonimo debutto sulla lunga distanza degli Avenue X ha più di una freccia al suo arco, e non è facile in un’epoca in cui molti, troppi gruppi sfornano dei dischi che sono in realtà un’unica traccia declinata in più titoli, trincerandosi dietro una coerenza di genere che perde di vista un principio fondamentale come l’incolumità dell’ascoltatore, e la conseguente capacità di un prodotto di essere “built to last”. Nelle dodici tracce presenti forse a volte si rasenta l’eterogeneità, ma questa è una di quelle opinioni da critico musicale che di certo non è condivisa da quanti hanno subito il fascino dell’enorme potenziale da “hit” presente nel lavoro del trio italo-americano. Eh sì, perché il combo è completato dal batterista vicentino Paolo Isetti, che ha sostituito un ospite di eccezione del calibro di Marky Ramone, batterista del primo fortunato ep della band.
Gli elementi per parlare di radici che affondano nelle origini più profonde del punk rock ci sono tutti, in effetti: l’opener “Tonight” è costruita su tre accordi tre, su cui Dionna gioca la carta della riot grrl modulando la sua timbrica in maniera simile a Courtney Love. Non aspettatevi una copia delle Hole, però: il testo è quanto di più oltraggioso ascoltato in un disco rock dai tempi di “Tie Your Mother Down”, e anche il divertente videoclip contribuisce a sottolineare l’ambiguità della situazione. Inoltre, già con la seconda track gli Avenue X rimescolano le carte presentandoci “The Devil’s Wall”, che vede dietro il microfono l’illustre Steve Sylvester intento a duettare con la singer. A giudicare dal successo che sembra che questo brano abbia riscosso presso le college radio statunitensi, sentiremo presto parlare dei Death SS oltreoceano? Ho i miei dubbi in merito, e tuttavia la presenza del buon Steve, gran maestro dell’horror e anche del punk, conferisce di sicuro maggiore credibilità al progetto. Il resto del disco si muove tra episodi diretti come “You gotta go… TS” e “Aliens”, il singolo “You mean everything to me”, dal sapore poco punk e molto vicino all’alternative da college radio, tra episodi cadenzati volti ad esaltare la vocalità della Cole come “Save Me” e “I’m Sorry”, e il flavour emocore anni ’90 di “Never trust a junky”. “Crazy” ricorda un po’ gli Aerosmith (non solo per il nome…), ma in generale le mie tracks preferite sono proprio quelle che vedono la partecipazione di Mr. Lucky Luciano (The Good Fellas) al contrabbasso, a partire dal blues zuccheroso guidato dal pianoforte di “Come home”, in cui la performance rotta dal pianto dell’ultima strofa è degna di un’attrice consumata, e la già citata traccia conclusiva, lo scatenato rockabilly “Fourtwenty 24/7”. Che dire… “Avenue X” è sicuramente un prodotto di qualità, che rappresenta una nuova occasione di portare un certo sound punkeggiante all’attenzione di un pubblico più vasto. Qualcuno discuterà dell’opportunità di un simile carrozzone mediatico accoppiato alla musica, qualcun altro metterà l’accento sull’eccesso di video promozionali presentati (almeno 3-4…), e a me personalmente persiste la sensazione, difficilmente descrivibile, di essere dinanzi ad un gruppo che onora la tradizione punk esattamente come fa con il tacchino del Thanksgiving Day (poi magari sono vegetariani, e la mia metafora non calza affatto). Insomma, che gli Avenue X siano indissolubilmente legati a quell’establishment di cui il punk dovrebbe rappresentare l’antitesi, e che non facciano nemmeno nulla per nasconderlo. Probabilmente è segno dei tempi, ma voglio lo stesso correre il rischio e dar fiducia alla band: in fondo, non è nato tutto da una “Great Rock’n’Roll Swindle”?
Voto: 7,5/10
Francesco Faniello

Contact:
www.avenue-x.net
www.facebook.com/pages/Avenue-X/263050057083520
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