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Reviews - Autopsy
:: Autopsy - All Tomorrow’s Funerals - (Peaceville - 2012)
Torna quel cattivone di Chris Reifert con la sua sanguinolenta creatura Autopsy, antesignana di quel death metal oltranzista mischiato al doom più sulfureo che tanto ha infiammato i cuori dei più intransigenti ascoltatori degli anni ’90. Deve esserci un filo diretto tra me e la band: il tempo di perdere inesorabilmente la cassetta originale di “Mental Funeral” nel 1995, e la band si scioglie. Tornano insieme, ed eccomi ad attenderli, armato non più di radiolone a cassetta, ma di penna. In un periodo in cui la parola “tributo” martella le orecchie dei miei connazionali, eccomi qui a pagarne uno: un tributo al coraggio di chi torna a calcare le scene pur non avendo riscosso quel successo che sarebbe stato dovuto a un veterano della scena come il batterista/cantante Reifert, noto ai più per essere stato dietro le pelli dei Death di “Scream bloody gore”. Dai fasti di “Zombie Ritual” ad una band tanto fondamentale da essere citata da Kimberly Goss dei Sinergy come influenza primaria, ed essere assurta a rappresentare una delle punte più estreme di un genere che lo stesso leader ha contribuito a creare. Questo “All tomorrow’s funerals” comprende ben quattro tracce inedite, e si presenta allo stesso tempo come raccolta dei numerosi EP disseminati nella relativamente breve attività della band. Per quanto riguarda gli inediti, la title-track e la nuova versione di “Mauled to death” (già inclusa nel primo omonimo demo, registrato nel 1987!), vedono emergere ancora una volta l’efficace lavoro di Coralles e Cutler alle chitarre, una delle coppie più importanti (e sottovalutate) della Florida estrema di una ventina di anni fa, e a completare il quadro concorrono l’incalzante “Broken People” e la cadenzata “Maggot holes”. Dalla raccolta di EP emerge a tratti l’anima più “core” degli Autopsy, che si esprime nello stile Wehrmacht proprio di “Squeal like a pig”, e in “Fiend for blood”, sorta di compendio tra Napalm Death vecchi e nuovi. Vale sicuramente la pena di riascoltare “Funereality”, testimonianza di quel connubio tra death e doom prima citato, “Retribution for the dead”, le cui suggestioni sludge ricordano come il death sappia essere cadenzato e colpire anche quando non è sparato ad alta velocità, la semisuite “Destined to fester”, e la conclusiva “Sign of the corpse”, traccia con voci mandate al contrario, come da copione ampiamente inaugurato dagli Slayer di “Hell Awaits”. Per il resto, artwork di copertina e titolo ispirati proprio al seminale “Mental Funeral” del 1991 non possono essere che sinonimo di qualità.
Voto: 8/10
Francesco Faniello

Contact:
www.autopsydeathmetal.com
:: Autopsy - Macabre Eternal - (Peaceville Records – 2011)
All’appello mancano solo i Nocturnus, ora che sono tornati anche gli Autopsy. Che il nuovo album degli autori di Mental Funeral fosse ormai prossimo, lo si sapeva sin dal 2010, anno in cui fu pubblicato il buon Ep The Tomb Within. Gli Autopsy sono il tipico caso di band scioltasi per mancanza di fan! Come loro: Cynic, Nocturnus e Pestilence (l’elenco sarebbe ben più lungo). Cosa accumuna questi tre nomi? In primis la voglia di percorre una strada alternativa rispetto a quella canonica del death metal. Scelta pericolosa negli anni 90. Se il mercato in quel periodo regalava gli ultimi segnali di vita, queste band andando controcorrente, furono risucchiate nel maelström dell’indifferenza del pubblico: spendere i propri denari per una band poco convenzionale, evidentemente, non era una cosa ritenuta saggia. Allora perché oggi queste band ritornano? La risposta è una sola: i dischi non si vendono più. Si scaricano. All’insegna del “tanto è gratis” uno è disposto ad ascoltare di tutto, male che vada lo si cancella. Le stesse band senza l’assillo del raggiungimento di determinati budget, possono ripresentarsi sul mercato prive di particolari aspettative da parte delle etichette. Paradossalmente diminuite le vendite… la notorietà è aumentata. E notorietà significa più gente ai concerti. E siccome il disco te lo puoi scaricare gratis, ma il biglietto per il concerto lo devi pagare per forza… le band, probabilmente, vivono oggi un momento migliore (il prezzo dei cd dall’introduzione dell’euro è rimasto più meno immutato, il costo dei biglietti è quasi triplicato). Ecco perché oggi ci ritroviamo i Cynic, i Pestilence e gli Autopsy tra i piedi. Io li ho seguiti all’epoca (per ragioni anagrafiche) e continuo a seguirli oggi. Sono felice di questi ritorni, soprattutto se i risultati sono del livello di Macabre Eternal. A questo punto un giochino ci sta bene: “il cosa è rimasto uguale e cosa è cambiato”. Tracciando un’ideale linea divisoria sul foglio, nella colonna “cose immutate” inserirei: line up (Chris Reifert , Eric Cutler e Danny Coralles sono sempre là; il ruolo di bassista è occupato da Joe Allen), etichetta (la gloriosa Peaceville) e produzione (molto anni 90). “Cose cambiate”: copertina firmata Wes Benscoter, già a lavoro con Slayer, Mortician e Sinister (non mi piace, non ricalca lo stile storico dei primi tre album), sound (meno cervellotico). Facendo il total delle due colonne, pare indubbio che ME è un disco a metà tra passato e futuro. Fortunatamente, gli Autopsy, anche a metà del guado, si dimostrano grandiosi: “Hand of Darkness” evidenzia come la band sappia picchiare, “Dirty Gore Whore” ha un un gustosissimo sapore Venom. Poi ci sono i brani come “Always About To Die” e “Sewn Into One” che ripropongo sonorità doom, cioè il meglio del meglio quando ci sono questi americani di mezzo. Ho citato alcuni brani, ma pescandone uno qualsiasi dal mazzo, non si sbaglia. Il tavolo è di nuovo pronto… che l’autopsia inizi!
Voto: 7,5/10
g.f.cassatella

Contact
www.autopsydeathmetal.com
www.myspace.com/autopsyofficial
www.peaceville.com/
:: Autopsy - Severed Survival - (Peaceville - 1989)
Per gli amanti del death metal più classico e crudo, gli Autopsy sono certo una band la cui menzione è d’obbligo. Fautori di un death metal crudo, splatteroso e molto cadenzato, gli Autopsy si fondarono nel 1987 a San Francisco, per volere del batterista/cantante Chris Reifert, già batterista nella primissima formazione dei Death ai tempi dell’album epocale e pietra miliare del death metal, “Scream Bloody Gore”. E qui, da fan sfegatato dei Death mi sia concessa un piccolo excursus sulla band di Tampa. Nella line up di “Scream Bloody Gore” troverete un fanciullino biondo con la felpa dei Kreator di “Pleasure to kill”, rispondente al nome di John Hand. In realtà il biondino non registrò neanche una traccia di chitarra su quell’album. E il buon Chuck, da professionista, nonostante l’età, ovviò al problema facendosi carico anche delle parti di seconda chitarra oltre alle sue di parti e al basso.
Torniamo agli Autopsy; oltre a Chris Reifert, impegnato nella difficile arte di battere la pelle e stroncarsi le corde vocali, della partita facevano anche parte Danny Corrales (ch), Eric Cutler(ch) e Steve Cutler(bs). Dopo due anni dalla formazione, la band sforna il suo primo e controverso album intitolato “Severed Survival”con una copertina molto “hellraiseriana” che suscitò le ire dei benpensanti. Puro death, sporco, cattivo e vomitevole. Eppure contenente alcune anticipazioni del successivo album “Mental Funeral”.
E’ death metal questo si, ma riscontriamo una “riffologia” di pura matrice sabbatthiana per alcuni versi vicina al doom dei Trouble, doom metal band di Chicago, pericoloso incontro fra gli oscuri padri Black Sabbath e gli heavy più heavy Judas Priest. Per alcuni versi un death/doom oscuro e funereo quello degli Autopsy, che, come ho detto pocanzi, avranno modo di sviluppare le loro velleità funerarie nel successivo album “Mental Funeral”, preceduto dall’EP “Retribution for the dead” del 1990. Nel ’91 arriva “Mental Funeral” è l’opera sabbatthiana del death metal. Persiste in ogni caso l’amore per la putrefazione e il decadimento fisico, che, a detta dello stesso Reifert: “Sono il completamento più ovvio della nostra musica”. E questo è testimoniato in brani come “Robbing the grave”. Sempre nel ’91 esce il mini LP, prodotto da Steve di Giorgio bassista dei Sadus e di molti altri, intitolato “Friends for blood” e qui pare che il combo della città degli angeli sterzi verso il grind e lo notiamo in brani come “Squeal like a pig”, “Keeper of Decay”e “Ravenous Freaks”. Un anno dopo è la volta di “Acts of Unspekeable” che conferma ancora una volta la passione del quartetto per liriche molto “Carcassiane” al sapor di carne macinata e sangue. Velocità parossistiche e voce lacerante, il tutto mischiato ad una voglia di andare avanti seguendo anche strade diverse. “Pus/Rot” rimane un classico esempio di doom metal sepolcrale, ribadendo uno spiccato eclettismo della band purtroppo ora sciolta.
Analizzando nel dettaglio “Severed Survival” già notiamo quell’eclettismo a cavallo del death e doom molto caro agli Autospy, che è per altro una miscela che band come i Vomitory avevano già utilizzato. I brani si presentano spigliati in alcuni momenti e affetti dal Rigor mortis in altri. E lo dico da amante del metal veloce e brutale, le parti lente e mortifere degli Autopsy sono piene, straripanti di bassi che sembrano lacerarti lo stomaco, emulano quasi la camminata di uno zombi romeriano. In conclusione un album per i veri amanti del death vecchio stampo. Insieme ai Massacre ovviamente di “From Beyond”, altra band questa, che assommava in se ben cinque ex membri dei Death e cioè Rick Rozz(ch) Terry Butler(bs) e Bill Andrews(bt), ovvero la formazione di “Leprosy”, senza contare il vocalist Kam Lee, primissimo batterista e cantante dei Death all’epoca del moniker Mantas con il quale uscì “Death by metal” primo vagito dei Death.

MURNAU
:: Autopsy - Tourniquets, Hacksaws and Graves - (Peaceville - 2014)
Esordisco col comunicarvi esplicitamente di essere mea culpa un ignorante in campo Autopsy. È una band che non ho mai approfondito, nonostante la costante ripromessa di farlo nel corso degli anni. È quindi con fare totalmente a-storico che mi sono approcciato a “Tourniquets, Hacksaws and Graves”. Prima puntualizzazione, ho trovato una certa forma di disomogeneità tra le 12 tracce del disco, difatti mentre i primi 6 brani sembrano strizzare l’occhio a un certo modo di suonare metal più propriamente moderno, con rimandi in alcune sfaccettature alle ultime produzioni degli Slayer (come nella prima traccia “Savagery”), a partire dalla settima traccia, che nella mia versione digitale equivale all’inizio del lato B del vinile, i nostri diventano più propriamente death metal old school dando vita a brani dal timbro squisitamente cadenzato, come in “Deep crimson dreamin” e la penultima “Burial” (un brano quasi sludge). Il disco risulta prettamente ben fatto e composto, certo non vi ho ritrovato all’interno queste famose influenze punk che avrebbero permesso ai nostri in passato di iniziare il mondo al grind-core... non saprei... forse il grind-core in passato era veramente questo, oggi di sicuro non lo è più... non trovo neanche forti similarità con le prime produzioni di Napalm Death e Carcass. Possiamo affermare con certezza che gli Autopsy nel tempo sono divenuti meno grind e sempre più death metal vecchia scuola. Appare chiaro d’altronde che tra mille produzioni digitali e piatte fino al più preoccupante parossismo, ascoltare “Torniquets, Hacksaws and Graves” fa piacere, sicuramente non deludendo chi intende “obituaryanamente” parlando il death metal. Una discreta produzione. Certo non siamo al capolavoro.
Voto: 7/10
Simone Laviola

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www.facebook.com/Autopsy-Official
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