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Reviews - Atomic Workers
:: Atomic Workers - Embryonic Suicide - (ACME\\Nasoni Rec. - 2006)
Quando si parla di fuga di cervelli dall’Italia, non si pensa di certo alla musica, ma a ben altri talenti. Un vero peccato, se è vero come è vero che ci sono realtà nostrane che riescono a trovare un posto al sole andando oltre i patri confini. Certo, per gli Atomic Workers le cose non sono andate male, se il proprio disco di debutto è uscito per l’ottima etichetta tedesca Nasoni. Originari di Bari (il bassista Michele Rossiello ha militato nei That’s All Folks), ma trapiantati a Berlino, gli AW hanno dato vita ad un album grandioso. Le radici sono ben salde negli anni sessanta. Suono ruvido, ma ammaliante. Si spazia da David Bowie agli Stooges, per arrivare ai Gratefull Dead. Il disco si apre con “Embryonic Suicide” una rock song dal retrogusto acido e sgraziato. “No Reaction” è un pezzo grage\\punk che ricorda alcune cose di Bowie. Ma è “White” il primo capolavoro di quest’album: atmosfere rarefatte e sognanti in bilico tra San Francisco e Canterbury. “Plastic Man” è un west coast song, che non avrebbe sfigurato in un disco dei Josefus. “Hurdy Gurdy” è l’omaggio al Donovan psichedelico, uno dei più grandi pezzi rock di sempre. “Down On The Earth” è space song dilatata all’inverosimile e fa da preludio alle ultime due gemme di questo disco. La prima si chiama “Far Away (Lacrimae)” che riprende le atmosfere da incubo intergalattico dei Van Der Graaf Generator per arricchirle con sfumature esotiche alla East Of Eden. La seconda si chiama “Breakfast On The Ocean (Part 1) ricca di suggestioni a la Hawkwind. (”, che Grandissimo esordio che non dovete farvi sfuggire per nessuna ragione al mondo.

Voto: 8/10

g.f.cassatella

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www.myspace.com/atomicworkers
:: Atomic Workers - Third Disaster - (Nasoni Rec. – 2009)
Ormai è amore conclamato quello che provo nei confronti degli Atomic Workers. Nel giro di tre album, il gruppo italo-anglo-tedesco mi ha definitivamente conquistato. Anche se dubito che la band nei miei confronti possa provare gli stessi sentimenti (è un mondo difficile il nostro), non posso che ordinarvi di acquistare questo album. Chiaramente siamo lontani dal metal che affolla le colonne di R&W, Third Desaster, come i suoi predecessori, è una passeggiata nella storia del rock. I suoni secchi e old fashioned che hanno caratterizzato i precedenti lavori ci sono ancora tutti. La ricetta non è cambiata, e se è cambiata,lo è di poco. La vena ’60 è ancora più accentuata, le sfumature psichedeliche e space rendono quest’album un trip acido quando una lettura di un’opera Aldous Leonard Huxley. Si sa, questi viaggi il più delle volte si trasformano in incubi, come per l’iniziale (quasi doom) “Secret Way To the Valley”. La title track sembra quasi la colonna sonora della sconfitta degli ideali della beat generation, mentre “You” fa il verso a Donovan. In “Chaos on The Breeze” pare di ascoltare i Doors con Iggy Pop alla voce intenti a jammare con i Jefferson Airplane. E l’album continua su queste coordinate sino alla conclusiva e lunga “Kap-E-Tone” brano su cui aleggia l’ombra dell’Hendrix più “spaziale”. Ancora una volta vi dico di abbandonare le promesse di latta dell’attuale scena musicale, consigliandovi un tuffo nell’argenteo fiume di polvere stellare e materiale atomico che è la musica degli Atomic Workers.
Voto: 8,5/10
g.f.cassatella

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:: Atomic Workers - Wall Of Water Behind Me - (Nasoni Rec. - 2007)
Scrivere il degno successore di un disco come Embryonic Suicide non è impresa facile, riuscire a superarne la qualità è cosa a dir poco impossibile… eppure, gli Atomic Workers ci sono riusciti! Torna la formazione italo-tedesca-inglese e lo fa apportando alcune novità, che ne vanno ad arricchire l’offerta: formazione allargata e comparsa del violino e del sitar. Il disco si apre con “Through The Channel” che riesce a fondere Black Sabbath, King Crimson, garage e post rock. “I Must Confess” è un incubo liquido. La differenza maggiore tra l’album d’esordio e Wall Of Water Behind Me è subito chiara: il gruppo ha optato per l’introduzione di atmosfere più oscure e angoscianti proprie del kraut rock. “Girl In The Tower” parte con suoni a la Fairport Conevention e Pentangle per sfociare nello space rock a la Hawkwind. “Scientist Mantra” è l’apice del disco! Una finestra sui paesaggi aridi del lato oscuro dell’anima. Dal forte gusto tedesco è la marcia “Upredictable”. “Waterfall” è una prog song, eterea e sognante, dallo spiccato gusto melodico. Mi ha ricordato i Camel. La finale “Six Afternoon” è un cerimoniale orgiastico a cui partecipano East Of Eden, King Crimson, Donovan e Moody Blues. Degno finale per un disco stupendo. Gli Atomic Workers nel giro di due dischi sono riusciti a portare avanti un discorso che altre band avevano interrotto una ventina-trentina di anni fa. Meriterebbero una maggiore visibilità, ma purtroppo in un mondo musicale in cui il termine psichedelia si associa al nome Tool, per band che fanno della sostanza e dell’onestà la propria bandiera è difficile emergere. Io da par mio continuerò a supportare questa band… chi è con me?
Voto: 8,5/10
g.f.cassatella

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