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Reviews - Astaroth
:: Astaroth - The End of Silence - (She Wolf Records - 2012)
Venticinque anni: tanto c’è voluto perché i guerrieri romani tornassero a dar fiato alle trombe dell’antica gloria. Signori miei, stiamo parlando del ritorno degli Astaroth e del loro “The End of Silence”, un disco che sin dal nome tradisce il suo legame a doppia mandata con l’unico predecessore, l’EP “The Long Loud Silence” uscito nel 1985 per la Rave On (etichetta olandese nota per aver pubblicato il seminale “Nuns have no fun” dei Mercyful Fate). In sostanza, “The End of Silence” è l’album composto e designato come successore del primo EP già in quegli anni, salvo non vedere la luce a causa del prematuro scioglimento della band. Da allora c’è stato un trasferimento negli States e, in tempi più recenti, il reclutamento del giovane Ace Alexander a sostituire dietro il microfono il cantante originario Bob Cattani. Diciamo subito che il timbro del nuovo arrivato riprende idealmente il discorso da dove era stato interrotto: uno stile vocale, quello di Alexander, che esattamente come il suo predecessore punta all’incisività più che allo sfoggio tecnico. Dunque, se anche voi avete amato le sonorità di “Die to be alive” e “She wolf”, non avrete dubbi sul contenuto dell’album in questione: non a caso, gli Astaroth erano tra le poche bands a ricordare i Mercyful Fate, e a seguirne il solco non certo in maniera pedissequa, ma interpretandone appieno il concetto di metal oscuro con un tocco di melodia che non prevaricasse mai la furia heavy/speed. Un peccato che la scena di quegli anni si sia persa questa piccola gemma, ma non tutto il male vien per nuocere: non sarebbe stata capita, in un Paese dominato (allora più che ora) dall’esterofilia. Come per i Wyvern e il loro pregevole ritorno, il miglior vino è quello che invecchia lentamente, e dunque diciamo subito che la coppia di attacco “My sleeping beauty” e “Dilemma” vale da sola l’acquisto. La prima, speed metal di ottima fattura condito dall’immancabile assolo in puro stile eighties; la seconda, un interessante brano cadenzato con convincenti linee vocali, e cori che nel bridge ricordano addirittura l’hardcore americano in stile Sick Of It All! La tracklist prosegue con la dinamica “Neros Fire”, per cui è stato realizzato un videoclip con immagini hollywoodiane d’epoca, e con “Apocalypse in the Livingroom”, ideale ponte tra passato e presente. Si giunge dunque ad uno dei brani più interessanti, “The Siren Song”, con un arpeggio introduttivo che ricorda i maestri Warlord (e perché no, anche i “cugini” Martiria!), ma dall’inatteso flavour settantiano molto vicino ai Pink Floyd nel break: probabilmente la vera sorpresa di un disco discreto che, seppur appesantito da inevitabili fillers, ha il merito di scrivere un fondamentale capitolo nella storia del metal italico. In attesa di sapere se si tratterà di un capitolo isolato o dovremo attenderci nuovi sviluppi, bentornati Astaroth!
Voto: 8/10
Francesco Faniello

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www.astarothrome.com
www.facebook.com/astarothrome
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