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Reviews - Artemisia
:: Artemisia - Stati Alterati di Coscienza - (Videoradio Edizioni Musicali - 2013)
Gli Artemisia sono una giovane band italiana, nata nel 2006 con l’esigenza di proporre sin da subito musica propria. Infatti, già nel 2007 pubblicano il loro primo album (omonimo) grazie all’incontro con la Videoradio; successivamente, nel 2009 esce “Gocce d’Assenzio” ed oggi la band giunge al terzo disco, “Stati Alterati di Coscienza” (con tematiche che affrontano miti, leggende, paure…). Vi informo che, dal mese scorso, la band è passata sotto ‘le mani’ della Mazzarella Press Office. Bene, andiamo avanti! Non vi nascondo che la copertina mi è piaciuta, da subito; ma ahimè, non bisogna mai fermarsi a giudicare un libro (disco) dalla copertina; quindi, come di consueto lo ascolto con cura e ripetutamente (consiglio che voglio proporre a più di qualche “collega”). Prima, però… voglio chiedere alla band se “l’equazione che coniuga ossessione, ritmiche stoner rock e svisate progressive” si riferisce a presunte ‘equazioni’ del recente passato o si tratta per loro del ‘sound definitivo’ targato Artemisia. Beh, onestamente le melodie chitarristiche e le ritmiche di un certo rock (quasi duro) le sento, anche se non eccezionali, ok… ma dove sono le svisate progressive? Boh!!! Il disco è composto da dieci tracce e il brano che introduce il disco è “La Strega di Port’Alba (Maria la rossa)”; introdotta da qualche rumore e delle voci soffuse, esplode in un roccioso rock, lontano dalle classifiche (loro lo chiamano: “alchimia di rock e melodia Made in Italy”)! I brani scorrono, a volte con qualche sbadiglio; si arriva (a fatica) alla sesta traccia “Mistica”, che inizia con ‘dolcezza’, per alternarsi con delle scariche elettriche… La successiva “Corpi di Pietra” parte in quinta, e forse per il suo ‘inizio’ si avvicina al mondo Stoner; ma poi i tempi variano e si cambia. “Vanità” è un’altra canzone, che inizia con delicatezza per chiudere con le esplosioni di chitarre e della sezione ritmica (praticamente l’alternarsi continuo di esplosioni chitarristiche e di sezione ritmica sono frequenti in quasi tutte le canzoni dell’album). A chiudere il disco abbiamo “Presenza”: anche questo brano inizia con un accenno vicino all’hard rock/stoner, per poi variare lungo i suoi sei minuti (e più). Insomma, per il sottoscritto è una band ancora acerba (naturalmente è una mia considerazione personale); senza girarci intorno, trovo che la voce della bella Anna Ballarin sia un po’ monotona e ripetitiva, portando in più occasioni a disperdere l’aggressività che la band sprigiona (anche qui, sono considerazioni personali, scaturite dopo accurati e ripetuti ascolti da parte del sottoscritto), ma va molto bene nelle parti più melodiche. Cosa aggiungere… beh, non mi resta che sperare di ascoltare in futuro un disco più maturo, augurandovi di crescere, anche suonando molto dal vivo.
Voto: 5,5/10
Giovanni Clemente

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