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Reviews - Armonite
:: Armonite - The Sun Is New Each Day - (Merry-Go-Sound - 2015)
Ebbene, capita spesso e me ne rammarico: passa quasi un anno dalla pubblicazione ma alla fine arriva tra le mani uno di quei dischetti per cui il discorso di recensione “a tempo” non ha alcun senso… non che ne abbia mai (sono sempre stato un convinto assertore del fatto che una recensione vada fatta con tempi personali, nei limiti del caso) ma in questo caso siamo dinanzi ad uno di quei progetti che rendono ancor più piacevole questa impertinente “deroga” alle regole non scritte dei tempi in cui viviamo. Difficile dunque negare la nostra attenzione agli Armonite, interessante progetto nato originariamente nel 1996 dalle menti del violinista Jacopo Bigi e del pianista Paolo Fosso e tenuto in stand by per molto tempo, sino all’arrivo del batterista olandese Jasper Barendregt e di Colin Edwin dei Porcupine Tree al basso, entrambi presenti su “The Sun Is New Each Day”, secondo capitolo della loro discografia. Sin dalla copertina un po’ surreale e ricca di dettagli è chiara la direzione squisitamente prog intrapresa dal duo/quartetto, che parte dalla formazione classica dei due mastermind per abbracciare suggestioni provenienti dalla world music, dalle sperimentazioni contemporanee, dalle colonne sonore e – perché no – anche da quanto proposto dalla nostrana PFM, seconda a nessuno in quanto ad inserti di archi nelle proprie composizioni… il tutto (per loro stessa ammissione) condito con un pizzico di nonsense e di sana follia! “The Sun Is New Each Day” è un vero e proprio viaggio attraverso dieci tracce in poco più di mezz’ora, tanto che le composizioni possono essere definite vere e proprie “pillole”: dalle dinamiche “Suitcase war” e “Bastian’s Happy Flight”, versione del celebre tema de “La Storia Infinita” (non a caso collocate rispettivamente in apertura e chiusura), a “Connect Four”, vagamente reminiscente dei Liquid Tension Experiment, alla festante “G in Gears” (forse il brano più “classico” nel senso canonico del termine) per giungere alla vasta gamma di sensazioni espresse (per citarne solo alcune) dall’orientaleggiante “Sandstorm” e dal dolce minimalismo di “Le temps qui fait ta rose”. Un album che mi sento di consigliare ad occhi chiusi a tutti gli amanti del prog e dei dischi strumentali, e in generale a chi è solito volgere la propria attenzione a tutte quelle forme “colte” e semiserie che sono un po’ il classicismo dei nostri giorni.
Voto: 8/10
Francesco Faniello

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