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Reviews - Arhythmia
:: Arhythmia - Time no coming back - (Onestep - 2013)
Il vecchio adagio istituito da Sergio Leone ne “Il buono, il brutto e il cattivo” è sempre valido, a suo modo. “Quando si spara, si spara, non si parla”, diceva il buon Tuco alla sua malcapitata vittima in una scena del film. Lo stesso si può dire del mestiere del recensore: al primo approccio ad una band, prima si ascolta, poi ci si informa. Altrimenti si rischia di circondarsi di una serie di griglie interpretative (e pregiudiziali, nel bene o nel male) che fanno più male che bene. Mi riferisco al fatto che sul retro copertina di “Time no coming back” degli Arhythmia campeggia in bella vista il nome di Billy Graziadei alla produzione. Piccolo sforzo di memoria da parte mia, ed eccolo lì, il tatuatissimo newyorkese frontman dei Biohazard che giganteggia nei video di “Tales from the hard side”, “Judgement night”, “A lot to learn” e “After forever”, la cover dei Black Sabbath. Endorsement di lusso per una giovane band di NYHC di casa nostra? Anche, probabilmente, ma non solo. Se da un lato l’operato di Graziadei e dei suoi Firewater Studios è più che buono, conferendo alle cinque tracce presenti un suono maturo e un taglio sempre adeguato allo stile proposto, qualsiasi etichetta appare stretta agli Arhythmia, che si pongono in realtà a metà tra le innegabili suggestioni East Coast e un appeal molto vicino al metal moderno, quest’ultimo gestito con abile maestria e varietà di soluzioni. Ed ecco che, nel piazzare in apertura una title-track che più classica non si può, su “Long Slow Dance” la band passa poi a miscelare in parti uguali il gangsta-core a stelle e strisce con una furia assimilabile – tanto per rendere l’idea – ad alcuni episodi degli Slayer degli anni ’90. “Y.o.l.o.” vede la partecipazione di Jahred degli Hed PE (band che conoscevo solo per la loro versione di “Sabba Cadabra” su Nativity In Black II, e fanno due volte che cito i Black Sabbath nella una recensione… coincidenza?), e tuttavia la parte più interessante dell’ep è ancora dietro l’angolo, con le atmosfere darkeggianti che aprono “Crashing into the void”, bella track con intenti modernisti realizzati anche meglio di quanto abbiano mai fatto i nomi più blasonati del genere (Linkin Park e soci, per intenderci). La violenza sonora torna in tutto il suo splendore sulla conclusiva “Last days”, che beneficia di un’analoga apertura melodica nelle linee vocali. Un buon inizio per questa band, e se devo proprio trovare un neo punto l’indice (come non faccio quasi mai) sull’artwork di copertina (un teschio ornato di rose nel più puro stile sleazy/street), inadatto a mio parere a rappresentare l’essenza della proposta sonora degli Arhythmia. Come già detto, però, “quando si spara, si spara” e non si bada a simili orpelli…
Voto: 8/10
Francesco Faniello

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