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Reviews - Aquefrigide
:: Aquefrigide - Dinosauri - (Subsoound Records - 2016)
Gli Aquefrigide sono uno dei progetti più destabilizzanti del rock (per me restano una rock band) del panorama italiano; non fa eccezione il nuovo Dinosauri, che riprende quella miscela acida e instabile dei suoi due predecessori. Ancora una volta la ricetta del rock indipendente italiano anni 90 (Afterhours, Marlene Kuntz e Ritmo Tribale) viene ripresa e filtrata dall’animo malato di Simona La Muta, ingiustamente dipinta come la risposta tricolore a Marilyn Manson. Il progetto è qualcosa di più di uno semplice scimmiottare, è malessere in musica che si propaga attraverso i suoni, trasferendosi dalla band all’ascoltatore. Undici stilettate di pazzia in bilico tra accusa, ironia e algida sensualità, testi mai banali, forse anche troppo criptici, che a seconda della sensibilità di chi ascolta possono essere intricati squarci cyberpunk oppure semplici canzoncine malate. In ogni caso quello che resta dopo l’ascolto è una sensazione di malessere, colpa e, soprattutto, sporcizia, perché Aquefrigide rovista nel pattume della coscienza per assemblare strambe sculture. “Inumana”, “Bowie”, “Cellulla” creeranno in voi sentimenti di autodistruzione, vi costringeranno all’estinzione, come è capitato ai Dinosauri citati del titolo. E dall’alto si godrà lo spettacolo Simona La Muta magari rincarando la dose punzecchiandovi con un rametto raccattato chissà dove. Perché diciamocela tutta, Dinosauri è puro fastidio!
Voto: 7,5/10
g.f.cassatella

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:: Aquefrigide - La Razza - (Subsound Records– 2009)
Avevamo già avuto modo di recensire su queste pagine il primo lavoro targato Aquefrigide, il sorprendente “Un Caso Isolato”, uscito ormai tre anni orsono, ed ecco che finalmente il progetto del capitolino Bre Beskyt Dyrene si riaffacci sulle scene con questo nuovo album. “La Razza” si distingue dal suo predecessore per una maturazione ed un’evoluzione compositive notevoli, con una progressiva strutturazione della schizofrenia sonora degli esordi all’interno di architetture musicale più organiche, ma non per questo meno disturbanti. La forma canzone degli Aquefrigide del 2009 rievoca i vortici di annichilazione psichica prodotti dai grandissimi Tool, ed è pertanto più che adatta a dipingere con tratti scuri e corposi le ordinarie storie di paranoia e alienazione narrate dalle inquietanti linee vocali del frontaman Bre Beskyt Dyrene, un Marylin Manson italico scevro di ogni intento commerciale, un bardo della cosmica solitudine che affligge l’animo dell’uomo. “La Razza” è un album sorprendente, un viaggio all’interno di una mente schizoide, ove cupi pensieri assillanti si inseguono l’uno con l’altro senza sosta, inframmezzati talvolta da irragionevoli fobie e soprattutto pervasi da un primigenio verso tutto ciò che non fa parte della sfera dell’ego. Un lavoro alienante, ma di altissimo valore, insomma, un’altra perla del varigato e prolifico panorama underground italiano.
Voto: 8/10
Marco Cramarossa

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:: Aquefrigide - Un caso isolato - (Subsound Records – 2005)
Aquefrigide è il solo project di BRE BESKYT DYRENE, storico musicista ed artista della scena underground romana. “Un Caso Isolato” è un disco che ci rende orgogliosi di essere italiani: un lavoro schizofrenico, da cui si riversano tutto il malessere e la paranoia che possono affollare l’animo umano, cantato nella nostra lingua madre. Un impossibile incontro tra lo stile dei Tre Allegri Ragazzi Morti, l’hard rock dei primi Timoria e la follia compositiva dei Faith No More di Mike Patton, ed in più chitarre sature e soffocanti, urla strazianti, dissonanze ed esplosioni di furia punk. Poesie allucinate, dense come catrame, quali “Soffio Veleno” e “Ago Primavera” raccontano storie di psicosi e odio, uscite direttamente dall’abisso dell’anima che è in ognuno di noi. Un disco da avere, e da apprezzare in ogni suo singolo istante, perché questa è la musica italiana di cui andare fieri, non il solito pop/rock che riempie gli stadi e svuota le menti degli ascoltatori!
Voto: 9/10
Marco Cramarossa

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