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Reviews - Antonella La Terra Inghilterra
:: Antonella La Terra Inghilterra - Sulle ali della mia voce - (Music Force - 2015)
Bene, facciamo un esperimento. Abbiamo tra le mani un cd di operatic pop, o crossover classico (o ancora “popera”, come dicono gli americani… ma converrete con che è una definizione orribile, che suona un po’ come Pippa alle orecchie dei parlanti italiani) a firma Antonella La Terra Inghilterra e prodotto dalla Music Force. Ovvio che il genere è quanto di più lontano da ciò che trattiamo su queste pagine, anche e soprattutto per gli intenti dello stesso, teso per natura ad “intrattenere” lanciando un ponte tra la lirica e il pop e cercando di abbracciare entrambe le tipologie di origine in modo da creare un prodotto accattivante e dall’appeal “colto”. Però la voce di Antonella appare davvero come una perla preziosa, fresca e gradevole come le reminiscenze sanremesi a spalline larghe degli anni ‘80, eppure dotata di quella maestosità solenne che è propria delle interpreti di David Lang, e vale dunque la pena di dare una chance a “Sulle ali della mia voce”, non solo da parte del recensore ma anche del lettore amante delle timbriche femminili inusuali e dalle sfaccettature un po’ “misteriose”. Una chiave di lettura per farlo? Non devo dirvi io quanto avete osannato Tarja Turunen e Anneke Van Giersbergen, magari con annesse le sue Sirens, tanto da essere tranquillamente in grado di immaginare la voce della nostra Antonella così com’è, pura e scevra da orchestrazioni easy-listening o magari accompagnata da un tappeto musicale a voi consono (di qui l’esperimento da me citato in apertura…). Per quanto mi riguarda, mi godrò il raffinato ensemble di musicisti che qui accompagna la bionda cantante nei sette pezzi che compongono il cd, di cui un inedito e sei tratti da un repertorio più o meno variegato e più o meno aderente al genere di riferimento. Uno schema già visto sui lidi della label in occasione della release dei Regina, solo che nel loro caso si trattava di una cover band “a tema”, mentre La Terra Inghilterra è sostanzialmente un’interprete lirica (oltre ad essere un’apprezzata insegnante di canto), benché in questo caso “prestata” al pop. Ecco, partiamo dall’inedito “In te andrò” e dall’effetto straniante che lo accompagna, poiché su un pezzo tipicamente riflessivo e prettamente “cantautoriale” (non so perché, mi vengono in mente pianisti come Sergio Cammariere) vengono inserite in primis variazioni dal sapore epico (che sì, lo confesso, non possono non richiamarmi i Rhapsody!) su cui si staglia la caratteristica timbrica della singer. Orbene, so perfettamente che il connubio tra elementi apparentemente distinti è l’ossatura del genere, ma concedetemi un minimo di stupore in quanto ascoltatore occasionale… per di più, non sono assolutamente in grado di esprimere un giudizio squisitamente tecnico sulla voce (a stento posso farlo per le chitarre…) e dunque mi baso semplicemente sulle mie sensazioni. Che sono sicuramente buone (avercela, una così, in un progetto alla Celtic Frost!) anche sulle cover presenti. Ne citerò tre, iniziando “Per te”, con le sue risoluzioni barocche che vi faranno rimpiangere di non avere sempre un Yngwie Malmsteen a portata di mano. Passerò poi a “Mi mancherai”, tratta dalla colonna sonora dell’indimenticato film “Il Postino”, a firma del buon Luis Bacalov – che i più filoprogressivi tra voi ricorderanno come il coautore di alcune delle pagine più belle del filone italiano come New Trolls, Il Rovescio della Medaglia e Osanna, mentre i cultori di Tarantino lo avranno sicuramente intercettato su Kill Bill 1 con la sua “The Grand Duel”. Una sorta di Morricone in salsa argentina, ma immagino che il suo nome non abbia bisogno di altre presentazioni… chiudo con la conclusiva “Adagio”, adattamento pop dell’originale di Albinoni/Giazotto (che per inciso vi riporterà sulle lande nordiche dello svedesino di cui sopra, chi non conosce “Icarus’ Dream Suite Opus 4” si documenti, e subito) qui riportato su coordinate più consone agli intenti del primo compositore. Ovviamente nessun giudizio, sia per la preponderanza di cover sia per la distanza stilistica da ciò che in genere trattiamo su Raw & Wild (dove il concetto di “solennità” è in genere riservato a Candlemass e soci); non mi resta che chiedermi se le mie parole avranno incuriosito il lettore, magari fornendogli una chiave di lettura inconsueta su un simile argomento.
Voto: SV
Francesco Faniello

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