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Reviews - Anthrax
:: Anthrax - Anthems - (Nuclear Blast - 2013)
Che gli Anthrax abbiano la passione degli EP credo lo sappiano anche i muri. Che gli EP siano stati creati per arricchire il concetto di hit single (originariamente in 7” o 45 giri che dir si voglia) con B-sides e soprattutto cover, è altrettanto risaputo. Ne consegue dunque che gli Anthrax hanno la passione delle cover; ma anche questo è un concetto non nuovo ai più. La carriera dei cinque eroi in bermuda è costellata di omaggi alle band più disparate, e tuttavia gli stessi hanno storicamente dato il meglio di sé negli arrangiamenti più lontani dal proprio genere.
Per meglio dire, nelle cover che asservivano l’originale al suono Anthrax piuttosto che adattare il suono Anthrax all’originale: era il caso di “I’m eighteen” e in particolare di “Got the time”, una vera genialata e soprattutto un raggio di sole sul plumbeo “Persistence of Time”. Le incursioni su territori “casalinghi”, come quelli di Black Sabbath e Kiss, hanno invece invariabilmente prodotto risultati appiattiti, un compitino ben fatto e una pedissequa esecuzione.
Che dire dunque di questo “Anthems”? Che la mia teoria viene confermata, in quanto le versioni di classiconi dell’hard rock come “T.N.T.” o “Jailbreak” non aggiungono (né tolgono) assolutamente nulla all’originale. E vogliamo parlare dell’organo di Fred Mandel ospite sulla versione di “Smokin” degli inossidabili Boston? Un’ospitata degna di una cover band consumata, direi… fortuna che a risollevare le sorti della scaletta ci pensa l’opener “Anthem”, una scoppiettante versione dell’originale firmato Rush che ha il merito di presentarci un Joey Belladonna in ottima forma (non è un caso che una ventina di anni fa circolassero voci insistenti su un suo probabile ingresso negli Iron Maiden), confermata anche dalle sue performances su “Keep on runnin’” dei Journey e su “Big eyes” dei Cheap Trick, mentre la band si limita a suonare la partitura, condendola con il suo suono grosso e familiare, immutato da “Stomp 442” a oggi. Direi dunque che l’obiettivo della sezione cover di “Anthems” è centrato in pieno solo da un brano, e non è proprio una gran cosa. L’unica osservazione introspettiva che mi sento di fare è che questa volta la band ha voluto giocare su un periodo della musica se non altro omogeneo dal punto di vista storico, assimilabile com’è alla seconda metà degli anni ’70: sono probabilmente i primi ascolti di Benante e soci, immediatamente prima di deviare verso il nascente movimento metal, e scrivere in prima persona il concetto di crossover con punk e rap. Per cui, lascio tranquillamente gli Anthrax ai loro ricordi di gioventù, e plaudo ancora una volta alle capacità tecniche del combo (mai eccessivamente sciorinate), e segnalo altresì la presenza di “Crawl”, singolo estratto (appunto) dal fortunato ultimo album “Worship Music”, qui presente anche in versione remix. A proposito di passato e presente, si tratta di un brano molto Seattle-style, le cui variazioni mi hanno ricordato anche i vari progetti di Mike Patton. Insomma, un tuffo negli anni ’90 che più non si può, con risultati discreti… ma anche questa non era una novità. Oh, certo che questa volta sembra proprio che sia Belladonna ad essersi ispirato a John Bush…
Voto: 7/10
Francesco Faniello

Contact:
www.anthrax.com
:: Anthrax - For All Kings - (Nuclear Blast - 2016)
Quando hai un nome altisonante come Anthrax, devi provare a creare dischi che possono definirsi degni di questo nome. A mio avviso, forse perché troppo di parte, in poche situazioni Ian e soci hanno deluso gli ascoltatori, di sicuro in alcuni frangenti, ma credo che qualche passo falso a una band di questo calibro lo si possa concedere. Eravamo rimasti all’ottimo full “Worship Music”, primo album con il ritorno alla voce di Belladonna, album facile all’ascolto, senza composizioni più di tanto complicate. Ma gli Anthrax ci hanno abituato negli anni all’alternanza tra momenti catchy e momenti più tecnici senza snaturare la loro natura, legata alla musica di impatto; è il caso di questo nuovo “For All Kings”, album dai grossi attributi, grazie ai bei ritornelli, accompagnati da una struttura più elaborata del suo predecessore; una linea vocale più definita per Belladonna (visto che il precedente addirittura era stato composto con Bush) per dare modo al singer di esprimersi al meglio. Bel thrash, ridisegnato per questa era, fatto di riffoni potenti e taglienti e potenti, intersecati in una sezione ritmica stratosferica del solito abominevole Benante. Un album che ricorda a tratti un grande disco come “State Of Euphoria”, disco sottovalutato ma a mio avviso di grande fattura, quasi a rimarcare e migliorare al meglio in chiave moderna quel discorso compositivo intrapreso, appunto, col lavoro summenzionato; 13 tracce che andranno dirette nel vostro stomaco e, faranno felici di sicuro chi da questa band aspetta sempre il meglio. Una band in grande forma, rinfrescata dai soli del nuovo Jonathan Donais, chitarrista funambolico e soprattutto di approccio moderno. Da menzionare la la title track ma soprattutto la devastante e roboante “Evil Twin”, l’elegante “Breathing Lightning” e la violenta “Suzeran”. Questi sono i presupposti per un disco con tutti i connotati per esserne uno di grande livello, come la gente si aspetta da una band dal nome Anthrax!
Voto: 8/10
Antonio Abate

Contact
www.anthrax.com
:: Anthrax - We’ve come for you all - (Nuclear Blast - 2002)
Altri tempi quelli in cui si indicava come vero e proprio pilastro del thrash metal mondiale, il temibile trio Metallica, Slayer e Anthrax; gruppi che più di tutti gli altri sono riusciti ad andare oltre i canoni più tradizionali di intendere la musica “estrema” (fino a quel momento monopolizzata solo dal punk, NWOBHM e basilari bands storiche), attuandone una lenta ma costante evoluzione ed estremizzandola più di quanto non avessero già fatto “gentaglia” come Hellhammer o Venom. Il dato più rilevante è comunque fornito dalla larga popolarità che codesti riuscirono a guadagnare rispetto a loro colleghi illustri (leggi Megadeth, Testament, Exodus o gli sfortunati Possessed) e a mantenerla più o meno inalterata nonostante le mode, i mezzi passi falsi o le incertezze creative.
La storia poi si sa, ha fatto il suo corso, con le ambizioni megalomani dei Metallica, i non proprio convincenti ultimi lavori degli Slayer (premiati solo dalla loro perenne attitudine oltranzista) e la continua ricerca di una propria identità (dopo la dipartita del singer Belladonna) degli Anthrax.
Per quel che riguarda “We’ve…”, non si può dire a priori che sia un bellissimo album, ma neanche necessario è accostarlo ai suoi più vicini predecessori Stomp 442 e Volume 8. E’ chiaro però il segnale di ripresa dei cinque (ex)moshers soprattutto in prospettiva futura, in considerazione del fatto che oggi è molto più difficile trovare spazio, per una band come gli Anthrax, al fianco di astri nascenti del calibro di System Of A Down o Soil.
Il suono, come era facilmente prevedibile, è moderno anche se conserva il tipico trademark del gruppo, attuando la formula già collaudata nel recente passato (ma questa volta con maggiore successo) di unire melodia e groove nei pezzi, in maniera giusta ed equilibrata. Il risultato è di un disco “tosto” e “quadrato”, come dimostrano i riff a mitraglia di “What Doesn’t Die” o “Black Dalia”, velocissimo brano ai confini con il death-core, ed in entrambi i casi capaci di competere con le ultime songs di casa Slayer. Strizzatine al passato ma con l’occhio di oggi per “Think About An End” e la vivace “Nobody Knows Anything” con un Charlie Benante in grande spolvero, mentre ritengo “Superhero” (interessante anche per i suoi forti ed intensi contenuti lirici) e “Taking The Music Back” i momenti di spicco dell’intero lavoro. Spazio anche per brani più melodic-oriented tra cui risalta “Refuse To Be Denied” costruita con la saggia alternanza di parti di chitarra acustica e riff potenti, per poi sfociare in un refrain suggestivo e melodico, dove trova conferma come screamer di razza John Bush (no George W. Bush relation).
Tutto sommato un buon ritorno (almeno dignitoso) con la consapevolezza che i fasti di Among The Living o State Of Euphoria non potranno più tornare.

R
:: Anthrax - Worship Music - (Nuclear Blast - 2011)
Sono passati ben otto anni dall’uscita dell’ultimo album degli Anthrax, dopo qualche raccolta live e tanti eventi. Se dovessimo raccontare tutte le vicissitudini che hanno caratterizzato la vita degli Anthrax in questi otto anni non basterebbe una soap opera!
La cosa importante è che questa straordinaria band sia tornata stabile e in forma, non che quando uscì “We’ve Come for You All” non lo fosse, anzi! Consiglio infatti vivamente di vedere il dvd di quel tour, “Music of Mass Destruction”… adrenalina pura!
Ora cosa è cambiato? Ormai da qualche anno Joey Belladonna, cantante storico, si è finalmente messo l’anima in pace e ha deciso di ritornare nella band (era ora!). Non voglio giudicare chi nel frattempo lo ha sostituito, perché credo che John Bush sia stato più che degno (essendo un suo grande ammiratore), ma purtroppo i defenders più accaniti amano vedere John Bush negli Armored Saint e Joey Belladonna negli Anthrax. Conclusione? Vissero tutti felice e contenti!
Ma arriviamo al dunque con questo tanto sospirato “Worship…”, il nuovo album. Certo il Big Four a Ian e soci ha giovato molto, in quanto li ha riportati ai fasti di un tempo, abbandonati per colpa di mode e varie altre stupidaggini che li hanno anche indotti a sperimentare nuovi orizzonti (non era colpa di Bush) per poi ritornare a fare quello che sanno fare meglio di ogni altra cosa: puro e sano Metal (anche se a noi fans già quel “We’ve Come…” ci aveva fatto sperare)!
Il ritorno di Belladonna lo ha sicuramente incentivato, ma questo disco era già in cantiere da anni, quindi Belladonna o no, gli Anthrax sarebbero comunque ritornati.
Cosa dire di questo nuovo album degli Anthrax… È bello, potente, veloce, cadenzato, melodico, un sonoro simile a un pugno nello stomaco diretto a chi li ha sempre giudicati definendoli finiti! Se questa si può definire fine, perché se così fosse spero allora che molta gente smetta di fare musica (Metallica e Iron Maiden in primis), perché oggi alla faccia di tutti gli Anthrax hanno sfornato un capolavoro, una perla di puro metal, una vera bibbia, che passa dallo speed dei primi anni al groove dell’ultimi, un vero connubio vincente che fa rivivere a chi ha amato questa band nei momenti incredibilmente belli!
Si passa dalla prima traccia, “Earth On Hell”, potente brano veloce che strizza l’occhio a quella “What Doesn’t Die” dell’album precedente, a “The Devil You Know”, vero capolavoro di puro Thrash metal stradaiolo con tanto di super ritornello bellico alla Anthrax made “Spreading the Disease”! E qui mi fermo, in quanto non vorrei rovinare la festa a chi si sta apprestando ad andare a comprare questo album e state sicuri che finalmente non comprerete un disco che servirà solo a continuare la collezione, ma soprattutto per ascoltarlo e consumarlo e non toglierlo più da lettore per almeno un anno! Ultima cosa, e qui mi scappa la lacrimuccia, la canzone “Judas Priest”, con la quale la band rende omaggio ai suoi idoli!
Promossi! Ben tornati Anthrax!
Voto: 9/10
Antonio Abate

Contact:
www.anthrax.com
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