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Reviews - Annihilator
:: Annihilator - Annihilator - (Earache Records – 2010)
Tornano i canadesi Annihilator, dopo aver composto una lunga serie di album che hanno lasciato l’amaro in bocca, con un prodotto che segna la reincarnazione della band che quindici anni fa era tra le punte di diamante del thrash metal. Il prodotto del re-incoronamento prende lo stesso nome della band (per un motivo casuale ha dichiarato ai nostri microfoni Jeff Waters cosciente delle reali potenzialità di questo nuovo cd) e la musica che si riscontra durante l’ascolto si distacca dai loro precedenti. Jeff Waters sforna una serie di riff dal tocco tipicamente tecnico, che paiono dei veri e propri assoli che non sfigurerebbero affatto se venissero inseriti in una compilation fatta solo da guitar hero. I le melodie dei ritornelli strizzano l’occhio al metal più moderno (il brano “25 Seconds” è puro modern metal). Aggiungete a queste due principali caratteristiche dei tempi che partono in quarta e non rallentano mai e avrete la formula perfetta del nuovo prodotto degli Annihilator. Un album che vola alto sin dal primo momento e con scade mai in qualità. Questo disco è la piena conferma che stiamo vivendo il secondo periodo d’oro del thrash metal, questi ultimi anni non hanno nulla a che invidiare i passati anni ’80, peccato solo che ormai la mentalità della gente non sia più quella di una volta … Vabbé ma per il momento accontentiamoci di questa ottima musica prodotta!
Voto: 8/10
Pax (Antonluigi Pecchia)

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www.myspace.com/annihilatorofficial
:: Annihilator - Feast - (UDR/Audioglobe - 2013)
Nuovo album per gli inossidabili Annihilator, che giungono al quattordicesimo capitolo della loro carriera in studio con questo “Feast”. Cosa c’è di nuovo in casa dei canadesi? La formula che li ha resi un vero e proprio fenomeno di culto resta pressoché invariata: attenzione alle melodie, soluzioni compositive ardite – seppur non sempre azzeccatissime – e su tutto la sapiente mano di Jeff Waters, vero e proprio macinariffs con in più un invidiabile bagaglio tecnico/esecutivo. In due parole, quello che all’epoca si chiamava tecno-thrash, e che i maligni (come me) chiamavano “thrash noioso”, in contrapposizione con le origini sicuramente stradaiole e più immediate del genere. Scherzi a parte, sulle prime sembra proprio il mastermind della metal band nordamericana ci abbia regalato il capitolo definitivo della sua discografia, dopo il fortunato e omonimo album uscito nel 2010: sulla scia di brani schiacciasassi come “The Trend”, opener del disco precedente, Waters e soci schierano la triade iniziale “Deadlock”/”No Way Out”/”Smear Campaign”, con effetti sicuramente benefici per l’ascoltatore. Se la prima è un bignami del più classico thrash metal scritto e suonato con i controcazzi e legato a doppia mandata agli Slayer, specie per la performance di chiara emulazione da parte di Dave Padden dietro il microfono, nelle tracce successive sono le aperture melodiche a tenere banco, con interessanti break che ci regalano momenti “catchy” in cui la band si concentra sul muro di suono mettendo per un attimo da parte la tecnica dura e pura. Resta il fatto che all’attacco di “No Surrender” più di qualcuno si chiederà cosa stia succedendo, visto che la sezione ritmica si lancia in un incipit chiaramente reminiscente di Red Hot Chili Peppers e Living Colour, con un incedere che a tratti cede il passo a sfuriate di tipico appannaggio dei Fear Factory. Di male in peggio, “Wrapped” fa il verso al peggior sleazy di matrice losangelina, mentre la ballad “Perfect Angel Eyes” è così strappalacrimone che i casi sono due: o Waters e Padden hanno sviluppato un senso dell’umorismo simile agli Anthrax di “Dallabnikufesin”, oppure la situazione è grave. Lasciatemelo dire, “You’re beautiful inside… and outside too” non si può sentire… salvo sparuti casi, neanche gli adolescenti si esprimono più così! A riportare il disco verso la giusta direzione ci pensano l’anthemica “Fight The World” e la stranissima “One Falls, Two Rise”, con le sue suggestioni neogrunge nell’intro che lasciano spazio ad una sfuriata thrash che non lascia prigionieri. A margine, va aggiunto che all’edizione in digipack di “Feast” è allegato “Re-Kill”, cd di remake dei classici del gruppo ad opera della nuova formazione con Padden alla voce. Il promo in mio possesso ne era sprovvisto, e tuttavia non nego che mi avrebbe fatto piacere ascoltare brani come “King Of The Kill” in una veste più “seria” e moderna (e senza Waters dietro il microfono…). In definitiva, e come già detto, troverete qui la summa dell’opera compositiva degli Annihilator: accelerazioni, spazio alla melodia, rallentamenti pesanti come un macigno e tecnica a profusione ad opera di quello che è sicuramente uno dei chitarristi che meglio hanno interpretato il thrash metal negli anni a livello esecutivo; a livello generale, tuttavia, “Feast” ha il sapore di un’occasione persa, per via di una malcelata volontà di presentare agli ascoltatori un minestrone spesso eterogeneo, che va oltre il limite consentito del legittimo intento sperimentale. Ultima annotazione: ma questa passione per il grand guignol nelle copertine non tramonta mai, eh? Ragazzacci…
Voto: 7/10
Francesco Faniello

Contact:
www.annihilatormetal.com
www.facebook.com/pages/Annihilator/9614139730
:: Annihilator - Live At Master Of Rock 2008 - (DVD+CD - Spv – 2009)
Se c’è una costante nella carriera degli Annihilator è la mancanza di costanza. I primi due album sono entrati dritti dritti nella storia del metal (Alice in Hell - 1989 e Never, Neverland – 1990). Un terzo album, Set the World on Fire del 1993, che doveva rappresentare la consacrazione definitiva, affossò la band, tant’è che la Road Runner, pur di scaricare il gruppo, pubblicò una sorta di raccolta-paccotaglia, Bag of Tricks, adempiendo all’ultimo obbligo contrattuale. Da lì in poi tutta una serie di alti e bassi e un girovagare tra le etichette. Questo Live At Master Of Rock è la summa di questa carriera, girato nel 2008, riprende la band alle prese con il tour promozionale del terribile ultimo album Metal. Fortunatamente la scaletta è formata dai vecchi classici, ed è un bel sentire. La qualità delle immagini, 5 telecamere, non è il massimo, ma è voluto, per preservare la genuinità dell’evento. Jeff Waters si alterna alle vocals con Dave Padden e si dimena sul palco come un ossesso. L’apice del concerto, è inutile dirlo, risulta la mastodontica “Alice In Hell”. Ciò che meraviglia di questo prodotto è la mancanza di contenuti extra: sembra quasi di trovarsi innanzi a una VHS, ma con la qualità video d’un DVD. Questo ovviamente incide negativamente sul giudizio complessivo e deve esser preso in considerazione nel momento in cui se ne valuti l’eventuale acquisto (non so quanto possa costare questo Live, ma considerando i prezzi correnti…). Oltre alla versione video questo box contiene anche la riproposizione audio della stessa esibizione. Grasso che cola nella austerità del prodotto. Questo LAMOR non è un prodotto indispensabile, buon complemento per i vecchi fan, buon punto di partenza per i neofiti. Buono, appunto, e niente più.
Voto: 6,5/10
g.f.cassatella

DVD
01. Intro
02. King Of The Kill
03. Blackest Day
04. Operation Annihilation
05. Clown Parade
06. Set The World On Fire
07. I Am In Command
08. Never, Neverland
09. Fun Palace
10. Phantasmagoria
11. W.T.Y.D.
12. Wicked Mystic
13. Alison Hell
14. Shallow Grave
15. Credits

CD
01. Intro
02. King Of The Kill
03. Blackest Day
04. Operation Annihilation
05. Clown Parade
06. Set The World On Fire
07. I Am In Command
08. Never, Neverland
09. Fun Palace
10. Phantasmagoria
11. W.T.Y.D.
12. Wicked Mystic
13. Alison Hell
14. Shallow Grave

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www.annihilatormetal.com
www.spv.de
:: Annihilator - Set The World On Fire - (Metal Mind – 2009)
All’epoca della pubblicazione di Set The World On Fire, 1993, gli Annihilator erano lì per lì per conquistarsi un posto nel gotha del metal internazionale, abbandonando così lo status di cult band che si erano guadagnanti grazie ai primi due album, Alice In Hell (1989) e Never Neverland (1990). La stessa RoadRunner Records (all’epoca ancora un’etichetta metal…), pur non essendo l’odierna creatura tentacolare, riuscì a garantire alla band canadese le maggiori copertine della stampa “pesante”. Peccato, però, che quando le aprivi quelle copertine, ti ritrovavi a leggere recensioni non troppo lusinghiere. Set The World On Fire fu bocciato quasi unanimemente. Le ragioni di questo insuccesso furono almeno due. In primis la band di Jeff Waters aveva abbandonato il thrash metal. In quel periodo storico un po’ tutti fecero la stessa mossa, ma se ai Metallica e ai Megadeth le cose andarono bene con dischi di successo del calibro del Black Album e Countdown To Extinction, che ne ampliarono la base di fan, per altri come Exodus (con Force Of Habit) e Testament (The Ritual), le cose andarono peggio. Tra questi gruppi meno fortunati c’erano anche gli Annihilator che videro calare di colpo tutta la credibilità guadagnata sino a quel momento. Il secondo fattore dell’insuccesso di Set The World On Fire va ritrovato nelle mode imperanti all’epoca che favorivano i gruppi sfigati provenienti da Seattle. La RoadRunner ben pensò di concludere il proprio rapporto con Jeff (i doveri contrattuali, che prevedevano un quarto album per il chitarrista con l’etichetta olandese, furono assolti con la successiva pubblicazione di una raccolta). Ma era talmente tanto malvagio quel Set The World On Fire? A distanza di tempo la risposta è scuramente no. Però è indubbio che il divario tra i predecessori e STWOF è notevole. Pezzi degni di nota sono pochini: la titletrack, “No Zone” e “Brain Dance”. Il resto lascia il tempo che trova. Per dirla tutta non è questo l’album con cui iniziare la discografia degli Annihilator, ma se si è collezionisti del gruppo questo album deve esserci. Utile, ma non essenziale. Come molti degli album del gruppo canadese. Il voto, che vedete a fine recensione, è maggiorato di uno 0,5 in virtù del DVD (spezzoni live, video clip, foto e, soprattutto, intervista a Jeff Waters) contenuto in questa ristampa a tiratura limitata.
Voto 7/10
g.f.cassatella

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www.myspace.com/annihilatorofficial
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:: Annihilator - Suicide Society - (UDR - 2015)
Nello sconfinato parco giochi del metal c’è di certo un pargolo che sembra divertirsi più di tutti, e il fanciullo in questione risponde al nome di Jeff Waters. Proprio così: d’altronde, avete mai visto uno dei suoi video didattici? Impossibile conservare il tipico cipiglio burbero e da duri quando si è al suo cospetto, nonostante stiamo parlando comunque dell’autore di incubi da antologia dell’horror come quello di Alison Hell. Archiviata l’era Dave Padden, su questo “Suicide Society” qui il nostro Jeff suona praticamente tutto, coadiuvato dal solo Mike Harshaw dietro le pelli. Certo, la nuova formazione è stata presentata dopo le registrazioni, ma vuoi mettere registrare tutto il disco praticamente da solo, e soprattutto tornare dietro il microfono? Divertimento allo stato puro, secondo gli standard dell’eterno ragazzone canadese e della sua personalissima Neverland rappresentata dagli Annihilator. E divertimento anche per i suoi fans più sfegatati, che troveranno in questo disco l’ennesima dimostrazione dello stile poliedrico dell’axeman, che spazia – come fa ormai da anni – tra tutte le sfaccettature e le declinazioni del metal che più gli aggradano. Orbene, non posso di certo definirmi tra i fans di cui sopra (il Canada per me ha sempre rappresentato sostanzialmente la patria dei Triumph e dei Voivod) ma devo dire che il Waters di oltreoceano mi sta da sempre simpatico, e dunque riesco sempre a trovare qualcosa di buono nei suoi dischi, nonostante l’eccessivo sconfinamento tra i generi: thrash tecnico ma anche tante suggestioni alternative e un po’ di prog a coronare gli intenti di shredding che da sempre accompagnano la personale interpretazione del metal da parte degli Annihilator. Certo, gli amori non finiscono qui, come vedremo… si inizia con una title track che più novantiana non si può, con i suoi richiami al grunge e ai gruppi che spopolavano all’epoca, dai Faith No More, ai Pantera, ai Rage Against The Machine, passando (perché no) dal gusto melodico di certi Extreme. Giungiamo a “My Revenge” e alla nuova grande passione di Jeff Waters… andiamo, si sente lontano un miglio che la linea vocale è quella di “Damage, Inc.” dei Metallica, e i rimandi ai quattro di Frisco non finiscono qui! Nell’incipit di “Snap” sembra di sentire i Queen, per poi riapprodare sui lidi dei Metallica di una ventina di anni fa (riproposti con gusto, direi), con una punta di Alice In Chains nel suono di chitarra. Anche “Narcotic Avenue” procede nella sua stramba commistione tra waterismo, prog e grunge, mentre le cose si mettono decisamente meglio nella seconda parte, con “The One You Serve” e il suo mood cupo, impreziosito da una bella coda, con “Death Scent”, il cui break risolleva le sorti di un pezzo per il resto poco memorabile e un po’ soffocato dallo shredding estremo del leader, mentre su “Break, Enter” tornano i Metallica (con un refrain preso di sana pianta da “No Remorse”… i loro stessi slogan, ascoltare per credere!) che si fanno sentire anche sulla conclusiva “Every Minute”, discreto episodio. In sostanza, se vi piace il tipico pastone caleidoscopico messo su dalla band negli ultimi tempi (con in più un timbro preso a più pari dall’Hetfield degli anni ‘90), sarete le persone più felici al mondo. Almeno non annoia, direbbe qualcuno – i detrattori dell’ultimo Slayer di sicuro. Se vogliamo il problema è l’eterogeneità: come capita spesso, Jeff Waters ha voluto strafare, anche se almeno stavolta ci ha risparmiato ballad mielose, e non è poco! Dispiace il fatto che anche stavolta ci sia qualcosa che non va, che non ci permetta di gridare al capolavoro (nonostante una produzione davvero all’altezza, questo va riconosciuto), o forse bisogna farsene una ragione, partendo dall’assunto in apertura: al buon Jeff non interessa pare il disco definitivo, o bissare Alice In Hell: gli interessa divertirsi e, per quanto possibile, divertirci. In una qualche misura, ci è riuscito anche stavolta, così come il sottoscritto è riuscito a perdersi anche loro dal vivo, l’anno scorso. Recupererò mai?
Voto: 7,5/10
Francesco Faniello

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www.annihilatormetal.com
www.facebook.com/pages/Annihilator/9614139730
:: Annihilator - Waking the fury - (SPV - 2002)
Gli ANNIHILATOR, abbandonato in parte l´ipertecnicismo che da sempre contraddistingue il loro songwriting, sfornano un disco che ricorda molto da vicino l´ultima fatica del “metal god” Rob Halford; infatti, anche se siamo molto lontano dal parlare di plagio, “Walking Fury” pesca comunque a piene mani da quel “Crucible” che ha riconsegnato il “borchiato trono” all´ex Priest. Ma veniamo ai particolari: come sempre il guitar work è ricco ed elaborato ma comunque mai fastidioso con degli sdoppiati di chitarra di ottimo gusto, le vocals purtroppo non sono originalissime (l´influenza di Halford, pur senza i caratteristici acuti, è molto forte), la parte ritmica è molto precisa e il drumming è veramente buono (ascoltatevi l´inconsueto drum solo in “Striker” per credere). In definitiva i pezzi scorrono via in maniera piacevole limitando i cali di tono ad un unico episodio quale “Nothing to me”, con il suo incedere hard-rockeggiante. Non sarà il loro disco fondamentale ma comunque merita un ascolto magari con il vostro vecchio “chiodo” indosso.

RR
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